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LAVORI PUBBLICI

Riforma Codice Appalti, Toninelli annuncia il Decreto ‘Sblocca Cantieri’

di Paola Mammarella
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Intanto durante le audizioni in Senato operatori divisi su appalto integrato e subappalto

Vedi Aggiornamento del 15/03/2019
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15/02/2019 – Una norma 'Sblocca cantieri' urgente per anticipare alcuni punti della riforma del Codice Appalti. L'ha annunciata il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. 

In Senato, intanto, procede il ciclo di audizioni con le proposte di modifica al Codice. Reintrodurre l’appalto integrato, estendere la progettazione semplificata alle manutenzioni straordinarie, eliminare i limiti al subappalto, mantenere l’obbligo d mandare in gara il progetto esecutivo, ridurre le stazioni appaltanti e sbloccare le assunzioni affinchè funzionino in modo efficiente sono alcune delle richieste, in certi casi in contrasto tra loro. 
 

Toninelli annuncia il Decreto ‘Sblocca Cantieri’

"È evidente che il Codice dei contratti pubblici va cambiato in modo organico e non affrettato. Al tempo stesso, però, ci sono delle modifiche che possono essere anticipate in un decreto legge sblocca-cantieri ormai assolutamente necessario e improrogabile per dare presa concreta agli investimenti su cui il governo sta facendo un grande sforzo e per accelerare il rilancio del settore delle costruzioni". Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, a margine di un incontro con l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance).
 
"Ho registrato un clima collaborativo e una piena condivisione di intenti rispetto alla necessità di lanciare un grande piano di manutenzione per il Paese, la prima grande opera che serve all'Italia - sottolinea Toninelli - in modo da garantire una maggiore sicurezza del territorio, delle nostre infrastrutture e un vero rilancio economico nel segno della competitività del sistema e della qualità della vita dei cittadini".

L'Ance in un tweet si è detta soddisfatta dall'importante apertura del Ministro, "mentre ora attendiamo passi concreti".


Intanto, durante il ciclo di audizioni in Senato, gli operatori intervenuti mostrano ancora posizioni discordanti nonostante il comune obiettivo della semplificazione.
 

Regioni: appalto integrato e progettazione semplificata

Come si legge nel documento depositato dalla Conferenza delle Regioni, “l’appalto integrato potrebbe contribuire a ridurre i tempi di realizzazione delle opere pubbliche, ma è necessario temperare l’utilizzo dello strumento per salvaguardare la qualità del lavoro ed evitare fenomeni distorsivi e aumento della spesa pubblica”.Secondo la Conferenza delle Regioni, i bandi e i contratti dovrebbero vietare ad esempio all’operatore economico la presentazione di riserve sul progetto esecutivo redatto dallo stesso.

La Conferenza delle Regioni ritiene necessario che siano snellite le procedure di affidamento della progettazione a professionalità esterne in modo da ridurre i tempi di selezione e preparazione delle offerte.

La Conferenza ha inoltre proposto l’estensione della progettazione semplificata alle manutenzioni straordinarie.

Durante l’audizione, il coordinatore Bonavitacola ha segnalato un uso distorto del subappalto nei lavori pubblici, per cui si aggira l’istituto mediante l’utilizzo di pratiche quali il distacco della manodopera. “Ci vuole – si legge nel documento - una maggiore trasparenza e controllo della fase esecutiva dell’appalto, che sia utile a riformulare e rideterminare la nozione di subappalto e distinguerla nettamente da quella del subcontratto, che deve essere limitata”.
 
Proposta infine un’inversione del procedimento di gara per gli appalti aggiudicati con criteri del solo prezzo che consenta la verifica della documentazione amministrativa solo dopo l’apertura delle offerte economiche, restringendo l’elenco dei soggetti da sottoporre a verifica.
 

Cgil Cisl Uil: mantenere l’obbligo del progetto esecutivo

I rappresentanti del mondo sindacale hanno affermato che “l’aspetto della progettazione è un elemento centrale”. I sindacati hanno quindi chiesto di tenere fermo il punto della progettazione esecutiva per mandare a gara un’opera. Per migliorare il sistema è stata proposta la riduzione delle stazioni appaltanti e il rafforzamento del ruolo dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).
 

Province: sbloccare le assunzioni

L’Unione delle Province d’Italia (UPI) ha affermato che occorre ridurre il numero delle stazioni appaltati, perché le attuali 32.000 non permettono di raggiungere l’obiettivo del contenimento della spesa. D’altro canto “abbiamo bisogno che siano riviste le norme per le assunzioni nelle Province per consentire a tutti gli enti, dopo anni di blocco completo delle assunzioni e di trasferimenti di personale, di ricreare strutture tecniche e finanziarie ad alta qualificazione adeguate allo svolgimento delle funzioni previste dalle leggi”.
 
Chiesto anche “lo sblocco immediato della possibilità di utilizzo delle 120 unità di personale che dovrà assumere la Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici per supportare tutte le Province con figure tecniche altamente specializzate da impegnare nelle strutture che svolgono le funzioni di stazione appaltante e di supporto ai Comuni del loro territorio”.
 

Legacoop: provvedimento veloce

Marco Mingrone di Legacoop Produzione e Servizi, in rappresentanza dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, ha affermato che è necessario "procedere con un provvedimento veloce e prendere il tempo necessario per fare le altre dovute modifiche per risolvere i problemi".

Mingrone ha anche affermato che "la terna dei subappaltatori in gara è una complicazione inutile di cui si potrebbe fare a meno. Il subappalto è uno strumento di integrazione delle piccole e medie imprese sul mercato e quindi le limitazioni esistenti non sono condivisibili".
 

Codice Appalti, i tempi della riforma

I tempi della riforma non saranno brevi. A pesare sulla riscrittura del Codice sono le richieste degli operatori del settore, talvolta diametralmente opposte. Per i rappresentanti del mondo delle libere professioni, ad esempio, il ritorno all’appalto integrato sarebbe inconcepibile, mentre le imprese specialistiche tendono a difendere i limiti al subappalto contestati dall’Unione Europea.
 
Ad ogni modo, quello del giro di consultazioni e dell’adozione di uno o più decreti sulla base della delega conferita al Governo sembra essere l’unica strada realmente praticabile per la riforma.
 
Per il resto ci sono stati solo una serie di annunci caduti nel vuoto. Prima la consultazione voluta dal Ministro Toninelli per cogliere gli umori degli operatori del settore, poi l'annuncio di una riforma data per ultimata a novembre dal vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini.  
 
Il Governo ha tentato poi di inserire una serie di modifiche sostanziali e urgenti al Codice Appalti all’interno del DL “Semplificazioni”. In fase di approvazione, il decreto ha perso quasi tutti i pezzi e i tentativi di riforma veloce si sono tradotti in un nulla di fatto

Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato un altro provvedimento per il veloce sblocco dei cantieri. L'intenzione sembra confermata dall'annuncio del Ministro Toninelli, anche se non è chiaro lo strumento legislativo che il Governo intende utilizzare. Il presidente Conte ha parlato di un decreto legislativo, il Ministro Toninelli di un decreto legge.
 
Bisogna ora capire se il provvedimento riuscirà davvero a vedere la luce e quali saranno i tempi per l’inizio della discussione del ddl delega.
 
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