Carrello 0
LAVORI PUBBLICI

Sblocca cantieri, Governo: entro 40 giorni la modifica urgente del Codice Appalti

di Paola Mammarella
Commenti 3196

Viceministro Rixi in dubbio sull’efficacia della centrale per la progettazione. Intanto professionisti e imprenditori edili divisi su appalto integrato

Vedi Aggiornamento del 20/03/2019
Commenti 3196
28/02/2019 – Le modifiche urgenti al Codice Appalti ci stanno mettendo più tempo del previsto per essere approvate, ma questa potrebbe essere la volta buona. Il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, ha affermato, a margine del convegno “Verso il festival del lavoro 2019”, organizzato al Palazzo Ducale di Genova dal Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro, che “il Governo si è impegnato a fare entro una quarantina di giorni un decreto “sblocca cantieri”.
 
L’obiettivo comune della riforma del Codice Appalti è la semplificazione normativa e la velocizzazione delle procedure, ma come emerge dai risultati delle consultazioni svolte in Senato, gli operatori del settore sono divisi su una serie di punti cruciali, come appalto integrato, centralità del ruolo ricoperto dal progettista e subappalto.
 
Se lo “Sblocca cantieri” toccherà solo superficialmente il Codice, ben più problematica potrebbe risultare la messa a punto della riforma complessiva.
 

Sblocca cantieri entro 40 giorni

Il decreto urgente, come illustrato da Rixi, mira a combattere il massimo ribasso e a consentire rapide riassegnazioni in caso di blocco dell’appalto.
 
“A mio avviso - ha affermato - sarebbe utile come in Francia anche pagare direttamente sia i subappaltatori sia i fornitori. Questo consentirebbe di sbloccare molte opere che oggi sono bloccate e quindi rimettere in moto quel meccanismo virtuoso che sono appalti pubblici uguale e posti di lavoro”.
 
Sulla Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici ha dichiarato “Io non credo che una centrale unica a livello governativo possa risolvere tutti i problemi ma dobbiamo dirci che bisogna ripensare a come consentire ai livelli territoriali di avere centrali che funzionano. Il tema vero è che molte province depauperate non sono in grado di fare opere, ci sono regioni che sono autonome e altre no e abbiamo un’Italia a 2 velocità”.
 
Nei giorni scorsi, però, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato l’arrivo a breve del decreto che regolerà il funzionamento della centrale per la progettazione. Una struttura che, lavorando con Investitalia e Strategia Italia, Conte considera centrale per la crescita del Paese.
 

Riforma del Codice Appalti, richieste contrastanti

Se anche all’interno del Governo non sembra esserci una posizione univoca sulla riforma del settore della progettazione e degli appalti, la situazione sembra peggiorare notevolmente confrontando le richieste, avanzate durante la consultazione svolta in Senato, dai diversi attori del mondo dei lavori pubblici, cioè progettisti e imprenditori edili.
 
Il più vasto terreno di scontro è costituito dall’appalto integrato e dal ruolo attribuito alla progettazione. Secondo la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) e l’Oice, un ritorno all’appalto integrato è impensabile, perché la separazione dei ruoli tra progettista e costruttore è considerata un elemento di garanzia di trasparenza. Il progettista, secondo l’Oice, lavora per e nell’interesse della stazione appaltante. L’effetto ottenuto dall’appalto integrato sarebbe quello di costringere a far lavorare il progettista sotto l’egida dell’impresa con minor prezzo e a discapito della qualità.
 
RPT ritiene inoltre che l’appalto integrato releghi il progetto ad un ruolo defilato. I lavori, sostengono i professionisti, vanno affidati solo sulla base di progetti esecutivi e la centralità del progetto può essere perseguita anche con strumenti moderni come i concorsi di progettazione, che danno l’opportunità alla stazione appaltante di scegliere il progetto in base al raggiungimento dei propri obiettivi.
 
Per l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), invece, tornare all’appalto integrato sul progetto definitivo consentirebbe alle imprese di proporre qualcosa di innovativo. Utilizzandolo in modo più snello, le Stazioni Appaltanti potrebbero gestire meglio le situazioni in cui bisogna valutare delle migliorie ad un’opera.

Un punto di accordo tra professionisti e costruttori è lo scetticismo sulla centrale unica per la progettazione. Secondo l’Ance potrebbe comportare una frammentazione di competenze nella fase decisionale e fornirebbe un aiuto solamente con misure precise e con una certa programmazione e a patto che vi sia un’adeguata strutturazione. RPT ritine che potrebbe invece avere un ruolo all’interno della programmazione e ricorda che in passato organi simili non hanno raggiunto risultati straordinari. 

Sul subappalto, infine, gli imprenditori edili sono favorevoli alla liberalizzazione e semplificazione, mentre i rappresentanti delle imprese specialistiche sono favorevoli al mantenimento dei vincoli. Secondo Finco, il subappalto è l’anello debole della catena perché soggetto a infiltrazioni criminali. Può capitare che vi siano una serie di lavori accessori che non sono nella capacità tecnica dell’impresa e quest’ultima, dunque, la delega ad altri soggetti, ma di base i lavori si devono svolgere in proprio.
 
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui

x Sondaggi Edilportale
Come cambia l’edilizia italiana: le tecnologie Leggi i risultati