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AMBIENTE

Le opere pubbliche incompiute potrebbero ‘cambiare destino’

di Alessandra Marra
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Accordo Mit e Mibac: il recupero potrà riguardare anche usi diversi da quelli originariamente previsti

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04/03/2019 – Puntare al recupero di alcune opere pubbliche incompiute, anche destinandole ad usi diversi da quelli originariamente previsti, purché compatibili e conformi alle normative vigenti.
 
Questo l’obiettivo dell’accordo siglato tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac) per la valorizzazione delle opere pubbliche presenti nell’anagrafe delle opere incompiute che si trovano nelle città metropolitane e nei comuni capoluogo di provincia.
 

Opere pubbliche incompiute: collaborazione Mit e Mibac

L’accordo, attraverso la sinergia tra Mibac e Mit, mira a ‘rimettere’ in gioco una parte delle 647 opere incompiute, anche attraverso la realizzazione di interventi di riqualificazione urbanistica dei quartieri periferici in cui si trovano queste opere.
 
Proprio per questo, l’accordo prevede di attingere dal fondo istituito nello stato di previsione del Mef per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, includendo tra i vari investimenti anche quelli relativi alla riqualificazione urbana e per la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia.
 
Il Mit, in particolare, metterà a disposizione i dati e le informazioni presenti nella banca dati del Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute (SIMOI) e fornirà il supporto al Mibac, tramite le competenti Strutture ministeriali, qualora si rendessero necessari ulteriori approfondimenti.
 

Opere incompiute in Italia

Ricordiamo che nel 2017, secondo l’aggiornamento dell’Anagrafe tenuta dal Mit, sono state contate 647 incompiute, 105 in meno rispetto al 2016, registrando un calo del 14%.

La riduzione delle incompiute riguarda sia le opere di rilevanza nazionale sia quelle regionali. Le uniche eccezioni sono la Sicilia, la Campania, la Provincia Autonoma di Bolzano, il Friuli e le Marche, in cui il numero delle opere bloccate è aumentato. Numeri che però non hanno influito sul trend complessivo.
 
C’è poi il caso dell’Umbria, che non ha fatto nessun passo avanti rispetto allo scorso anno. È interessante notare che, anche se le incompiute sono sempre 15, le risorse necessarie per completarle sono aumentate del 4,4%.
 
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