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PROGETTAZIONE

Sismabonus per acquisto di case antisismiche, sarà esteso alle zone 2 e 3

di Paola Mammarella
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Gli Ingegneri chiedono al Governo di incentivare la classificazione del rischio sismico degli immobili a prescindere dagli interventi

Vedi Aggiornamento del 10/04/2019
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29/03/2019 – Sismabonus come volano per far ripartire l’edilizia, mettere in sicurezza il costruito e avviare un processo di rigenerazione urbana. Uno strumento che si scontra con la burocrazia, la mancanza di risorse finanziarie e la scarsa consapevolezza dei privati.
 
Se ne è parlato a Bari, durante il convegno “Sismabonus”, organizzato dalla Scuola di Ingegneria e Architettura (SI&A) per sensibilizzare tecnici e istituzioni.
 

Bonus per l’acquisto di case antisismiche

Per evitare che un altro terremoto di intensità media causi perdite di vite umane e danni economici considerevoli, è fondamentale agire sulla prevenzione.
 
Dopo essere stato sollecitato dall’Ing. Roberto Lorusso, vicepresidente di SI&A e  membro esperto del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Michele Dell’Orco, ha confermato che gli incentivi per l’acquisto di case antisismiche, ora in vigore solo per le zone a rischio sismico 1, saranno estesi alle zone 2 e 3.
 
Questo vuol dire che passerà la misura contenuta nella bozza di DL Crescita. Lo strumento prevede che chi comprerà unità immobiliari all'interno di edifici demoliti e ricostruiti, situati in una zona a rischio 1, 2 o 3, potrà ottenere una detrazione pari al 75% del prezzo se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio a una classe di rischio inferiore, o dell’85% se si ottiene invece il passaggio a due classi di rischio inferiore.
 
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L’incentivo dovrebbe da un lato favorire la sostituzione dell’edilizia di scarsa qualità, dall’altra la ripresa delle compravendite.
 

Sismabonus, fondamentali conoscenza e prevenzione

Perché il Sismabonus decolli è necessaria la collaborazione di più fattori. Lo scorso anno il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha affermato che i numeri degli interventi sono bassi perché i tecnici non conoscono bene l’incentivo e i lavori necessari per la messa in sicurezza sono in genere invasivi.
 
A Bari, il presidente del CNI, Armando Zambrano, ha ribadito che manca un piano complessivo di messa in sicurezza, ma soprattutto la “conoscenza dello stato di salute dei fabbricati”, motivo per cui da anni viene chiesta l’introduzione del fascicolo del fabbricato. Diversamente dall’Ecobonus, che ha dei riscontri immediati in bolletta, secondo Zambrano la maggior parte dei cittadini non ritiene urgenti gli interventi di miglioramento e adeguamento antisismico.
 
Un problema di conoscenza e consapevolezza, per cui Edoardo Cosenza, ordinario all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, ha illustrato in primo luogo la normativa ai tecnici presenti, sottolineando che per la prima volta alle norme sono stati associati i costi, in termini di danni e vite umane, che possono derivare dalle azioni di un evento sismico su un edificio progettato e costruito in modo inadeguato.
 
In secondo luogo, per aumentare la consapevolezza tra i privati, Cosenza ha proposto di finanziare, attraverso gli incentivi, la sola classificazione del rischio sismico degli edifici, anche se non seguita subito da interventi di adeguamento o miglioramento. “Sarebbe – ha affermato – un passo di civiltà enorme”.
 
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