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NORMATIVA

Sblocca Cantieri, il decreto verso la Gazzetta Ufficiale

di Paola Mammarella
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Deroga alle distanze minime, ritorno temporaneo all’appalto integrato e procedure snelle in zona sismica: il Governo annuncia l’arrivo delle nuove misure

Vedi Aggiornamento del 18/04/2019
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12/04/2019 – Impulso alla rigenerazione urbana alleggerendo i vincoli sulle distanze e le altezze. È una delle novità che sarà introdotta dal Decreto Sblocca Cantieri. La norma, che dopo l’approvazione, salvo intese, in Consiglio dei Ministri, ha continuato a subire qualche limatura per l’evolversi del dialogo interno al Governo, introdurrà anche una serie di modifiche al Codice Appalti e agli interventi in zona sismica.
 
Questa sembra però la volta buona. Come annunciato dal Ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, è imminente la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale.
 

Deroga alle distanze minime per la rigenerazione urbana 

Per ridurre il consumo di suolo e favorire il rinnovamento del patrimonio edilizio, la norma prevede una serie di azioni volte ad alleggerire i vincoli esistenti in materia di distanze minime e altezze massime. I limiti previsti dal DM 1444/1968, tra cui la distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate, saranno applicati solo nelle zone omogenee C, cioè quelle di espansione edilizia.
 
Negli interventi di demolizione e ricostruzione, si legge nella norma, bisognerà rispettare le distanze preesistenti, il volume originario e la coincidenza dell’area di sedime. Questo significa che probabilmente si potrà ricostruire con una sagoma diversa e un’altezza maggiore.
 
Sembra che la ratio della norma sia quella di sbloccare una serie di interventi di riqualificazione, evitando però lo stravolgimento dei centri urbani che potrebbe derivare da interventi di sostituzione edilizia troppo invasivi.
 
Le Regioni dovranno inoltre adottare regolamenti e disposizioni derogatorie al DM 1444/1968 e norme sugli spazi da destinare a insediamenti residenziali, produttivi, attività collettive, verde e parcheggi. Fino ad ora, invece, le Regioni hanno avuto la possibilità (non l’obbligo) di introdurre deroghe del genere.
 
Rispetto alle versioni iniziali, è stato eliminato il silenzio assenso delle Soprintendenze per la realizzazione di interventi di edilizia privata sugli edifici tutelati.
 

Codice Appalti, tornano l’appalto integrato e l’incentivo 2%

L’appalto integrato sarà consentito per due anni. I progetti definitivi dovranno essere approvati entro il 31 dicembre 2020 e i bandi pubblicati nei 12 mesi successivi. Il soggetto incaricato della predisposizione del progetto esecutivo non potrà assumere le funzioni di direttore dei lavori nel medesimo appalto.
 
In caso di appalto integrato sarà previsto il pagamento diretto dei progettisti. Previsto anche il pagamento diretto ai subappaltatori su richiesta dell’impresa senza che la Stazione Appaltante abbia la discrezionalità di decidere se la natura del contratto lo consente.
 
Prevista la reintroduzione dell’incentivo del 2% per la progettazione interna alla Pubblica Amministrazione. Il Codice del 2016 aveva limitato l’incentivo alle attività di programmazione e controllo.

Il tetto al subappalto si alzerà dal 30% al 50%. La Stazione Appaltante, nella predisposizione del bando di gara, deciderà volta per volta se consentire il subappalto e la quota massima subappaltabile. Sarà poi eliminato l’obbligo di indicare la terna di subappaltatori, già presente nelle bozze precedenti.
 
I lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria che non prevedono il rinnovo o la sostituzione di parti strutturali potranno essere affidati sulla base del progetto definitivo.
 
L’anticipazione del 20% del prezzo non varrà solo per i lavori, ma per tutti gli appalti, quindi anche in caso di gare di progettazione.
 
L’affidamento diretto previa consultazione, ove esistenti, di almeno tre operatori economici sarà consentito nei lavori fino a 200mila euro. Nei lavori di importo superiore a 200mila euro bisognerà ricorrere alle gare, ma fino alla soglia europea di 5,5 milioni di euro si potrà utilizzare il criterio del massimo ribasso.
 
Confermata infine l’intenzione di eliminare le linee guida Anac e i decreti ministeriali per tornare al regolamento attuativo unico.
 

Interventi in zone sismiche, procedure più snelle

Saranno snellite le procedure di presentazione e deposito delle pratiche edilizie e il contenuto minimo dei progetti previste dal Testo Unico dell'edilizia (Dpr 380/2001).
 
Definiti inoltre gli interventi rilevanti per la pubblica incolumità, di minore rilevanza o privi di rilevanza. Secondo la bozza, sono rilevanti gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico svolti nelle zone classificate a rischio sismico 1 e 2, le nuove costruzioni che si discostino dalle usuali tipologie o che per la loro particolare complessità strutturale richiedano più articolate calcolazioni e verifiche, gli edifici e le infrastrutture di interesse strategico.
 
Appartengono agli interventi di minore rilevanza gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico in zona 3, le riparazioni e gli interventi locali sulle costruzioni esistenti e le nuove costruzioni non complesse.
 
Saranno considerati privi di rilevanza gli interventi che, per loro caratteristiche intrinseche e per destinazione d'uso, non costituiscono pericolo per la pubblica incolumità.
 
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