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Equo compenso, il Lazio approva la legge

di Rossella Calabrese
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Eleonora Mattia: ‘la legge frenerà il calo dei redditi’. I compensi professionali saranno calcolati in base al DM Parametri. Fondazione Inarcassa: ‘serve legge nazionale’

Vedi Aggiornamento del 10/05/2019
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04/04/2019 - Il consiglio Regionale del Lazio ha approvato ieri pomeriggio all’unanimità la legge 69 in materia di equo compenso e di tutela delle prestazioni professionali.
  

Equo compenso, cosa prevede la legge laziale

Si tratta - spiega la nota della Regione - di un provvedimento che mira alla promozione e valorizzazione delle attività professionali, attraverso il riconoscimento del diritto all’equo compenso per i professionisti, compresi quelli non ordinistici, e che norme contribuirà a contrastare l’evasione fiscale.

La legge contiene anche norme di particolare rilevanza soprattutto con riferimento a incarichi o appalti affidati dalle pubbliche amministrazioni. Le prestazioni dei professionisti, infatti, verranno tutelate sulla base di istanze autorizzative presentate per conto di privati cittadini o di imprese alla pubblica amministrazione o rese su incarico affidato dalla stessa.

La norma prevede, infatti, che l’istanza di autorizzazione sia corredata dalla lettera di affidamento dell’incarico sottoscritta dal committente e che l’Amministrazione, prima di concedere il permesso, acquisisca l’autocertificazione attestante il pagamento delle spettanze da parte del committente.
 

Eleonora Mattia: ‘vogliamo frenare il calo dei redditi’

“Nei limiti delle competenze legislative regionali - ha precisato Eleonora Mattia (Pd), presidente della Commissione Lavoro e prima firmataria della legge, con il collega Salvatore La Penna -, con questa legge introduciamo strumenti per garantire che la Regione, le società controllate e gli enti strumentali riconoscano compensi equi ai professionisti dei quali si avvalgono”.
 
“Allo stesso tempo assicuriamo al professionista di ricevere il pagamento delle spettanze dal privato, pena la sospensione del procedimento amministrativo in cui figura la prestazione del professionista. Vengono inoltre negate le autorizzazioni a chi non paga il progettista e fornito uno strumento utile a contrastare l’evasione fiscale”.

“La legge sull’equo compenso - ha dichiarato Eleonora Mattia - è la risposta della Regione Lazio ad un governo centrale il cui il concetto ‘uno vale uno’ si trasforma nello svilimento delle professionalità e della formazione universitaria, con migliaia di laureati che ogni anno lasciano il Paese”.
 
“La crisi economica - ha proseguito - non ha risparmiato i liberi professionisti, vittime di interventi di riforma che, anno dopo anno, hanno generato una concorrenza al ribasso, con conseguente impoverimento dell’opera professionale prestata. Nel Lazio le disposizioni sull’equo compenso interessano circa 175 mila professionisti, motivo per cui questa legge ha trovato la convergenza di tutte le altre forze politiche che l’hanno condivisa e votata all’unanimità”.
 
“Tra gli obiettivi che ci siamo fissati - conclude Mattia - quello di frenare l’incessante calo dei redditi dei professionisti italiani che, tra il 2005 e il 2017, si è attestato al 19%. Il dato che preoccupa di più è quello legato all’età e al genere, visto che il reddito medio di un professionista sotto i 40 anni arriva al 50% di quello di un over 45 mentre il reddito delle donne non va oltre il 56% di quello degli uomini”.
 

Equo compenso Lazio, i prossimi step

Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale adotterà atti di indirizzo nei confronti delle strutture competenti regionali, degli enti strumentali e delle società controllate, prevedendo in particolare che:

a) negli atti relativi alle procedure di affidamento, i compensi professionali siano determinati sulla base dei parametri stabiliti dai decreti ministeriali adottati per le specifiche professionalità e che gli stessi siano utilizzati quale criterio di riferimento per determinare l’importo a base di gara;

b) nel caso in cui i compensi professionali non siano individuabili da specifici parametri ovvero se le professioni non siano organizzate in albi o ordini, tali importi devono essere proporzionati alla quantità, alla qualità e al contenuto delle caratteristiche delle prestazioni, tenendo conto, ove possibile, di omologhe attività svolte da altre categorie professionali;

c) divieto assoluto di inserimento di clausole vessatorie nella predisposizione dei contratti di incarico professionale.

Infine, entro un anno dall’entrata in vigore della legge e successivamente con cadenza annuale, la Giunta regionale riferirà alle commissioni consiliari competenti in materia di lavoro e di sviluppo economico sullo stato di attuazione e sugli effetti delle disposizioni approvate.
 

Fondazione Inarcassa: ‘le Regioni non bastano, serve legge nazionale’

La Fondazione architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti ad Inarcassa - esprime tutta la sua soddisfazione nell’apprendere che, dopo Toscana, Puglia, Calabria e Sicilia, anche il Lazio si sia dotato di un provvedimento così importante per la tutela del lavoro dei liberi professionisti.
 
“L’adozione della legge sull’equo compenso anche nel Lazio è un importante passo in avanti a tutela del lavoro e della dignità delle libere professioni” ha commentato Egidio Comodo, Presidente di Fondazione Inarcassa, che ha poi aggiunto: “Adesso ci aspettiamo che questo tema abbia la stessa attenzione da parte del governo anche a livello nazionale. L’affermazione del principio dell’equo compenso non è solo uno strumento a difesa dei liberi professionisti ma anche una garanzia di qualità delle opere e dei servizi erogati ai cittadini”.
 
La necessità di avere una legge in tema di equo compenso a carattere nazionale era già stata sollecitata da Fondazione Inarcassa in occasione dell’incontro tenutosi lo scorso mese a Roma e promosso dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome.
 
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