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NORMATIVA

Permesso di costruire, quando se ne può prorogare l'efficacia?

di Paola Mammarella
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Tar Basilicata: bisogna verificare le circostanze che hanno impedito l’edificazione; sulle istanze di proroga non si forma il silenzio assenso

Vedi Aggiornamento del 21/05/2019
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15/05/2019 – L’efficacia del permesso di costruire può essere prorogata a discrezione dell’Amministrazione che ha rilasciato il titolo abilitativo. Con la sentenza 328/2019, il Tar Basilicata ha spiegato che, prima di decidere, bisogna valutare le cause che hanno impedito l’edificazione. Ma non solo, perché sulle istanze di proroga non può formarsi il silenzio assenso.
 

Permesso di costruire, proroga dell’efficacia

I giudici hanno ricordato che, in base all’articolo 15, comma 2, del Testo Unico dell’edilizia (Dpr 380/2001) il termine per l'inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno dal rilascio del titolo e quello di ultimazione non può superare tre anni dall'inizio dei lavori. Decorsi tali termini il permesso decade a meno che, prima della scadenza, non venga richiesta una proroga.
 
La proroga, si legge nel Testo Unico, può essere accordata, con provvedimento motivato, per fatti sopravvenuti, estranei alla volontà del titolare del permesso, oppure in considerazione della mole dell'opera da realizzare, delle sue particolari caratteristiche tecnico-costruttive, o di difficoltà tecnico-esecutive emerse successivamente all'inizio dei lavori, ovvero quando si tratti di opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in più esercizi finanziari.
 
La norma, ha affermato il Tar, rappresenta una “deroga alla disciplina generale dettata al fine di evitare che una edificazione autorizzata nel vigore di un determinato regime urbanistico venga realizzata quando il mutato regime non lo consente più”. Per questo va interpretata in senso restrittivo in modo da limitare le proroghe a casi che oggettivamente non dipendono dalla volontà del titolare del permesso di costruire.
 

Proroga del permesso di costruire, il caso

Nel caso esaminato, il Comune aveva rilasciato un permesso di costruire per la demolizione e ricostruzione di un fabbricato.
 
Al momento del rilascio del permesso, il PRG vigente prevedeva per quella zona l'altezza massima di 17,50 metri, cioè la costruzione di 5 piani fuori terra, che poteva essere aumentata fino a 20,50 metri. Dopo l’inizio dei lavori, il PRG era stato modificato, prevedendo una altezza massima di 14 metri. Ma non solo, perché a causa di alcuni crolli verificatisi nella zona, il Comune aveva imposto la realizzazione di opere di messa in sicurezza e la costruzione di pareti di cemento armato di contenimento dello scavo di fondazione lungo le vie pubbliche.
 
A fronte di questi nuovi interventi, il Comune aveva prorogato il permesso di due anni, ma il proprietario aveva chiesto l’ulteriore proroga di altri due anni. La domanda non è stata presa in considerazione dal Comune e il permesso, che si è trovato ad essere in contrasto con il nuovo PRG, è decaduto.
 
Il Tar ha considerato corretto il procedimento, respingendo le richieste del proprietario.
 
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