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NORMATIVA

Ristrutturazioni nei centri storici, potrebbero essere a rischio

di Paola Mammarella
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A Firenze gli ambientalisti bloccano la variante al regolamento urbanistico che liberalizza i cambi di destinazione d'uso. Gli Architetti: ‘la città che non si rinnova muore’

Vedi Aggiornamento del 11/06/2019
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30/05/2019 – Fiato sospeso per gli interventi di ristrutturazione nei centri storici, dove potrebbero risultare difficoltosi i cambi di destinazione d’uso degli immobili. Sarebbe il possibile effetto a cascata generato da quanto sta già accadendo a Firenze, dove le liberalizzazioni previste da una modifica al Regolamento Urbanistico, che sembravano ormai certe, potrebbero essere messe in discussione.
 
A pronunciarsi sulla possibilità di effettuare ristrutturazioni nel centro storico sarà il Tar. Fino ad allora tutte le iniziative per le quali non è stato ancora ottenuto il titolo abilitativo restano bloccate. L’idea di liberalizzare, con le dovute cautele, le ristrutturazioni, piace all’Ordine degli Architetti di Firenze, che crede nella rivitalizzazione dei centri storici. Contraria invece Italia Nostra, Associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione.
 

Firenze e le modifiche al Regolamento Urbanistico

La diatriba tra sostenitori dei cambi di destinazioni d’uso nei centro storici e contrari alle ristrutturazioni sugli immobili antichi è diventata popolare nel 2017, quando la Cassazione ha condannato una serie di interventi svolti su Palazzo Tornabuoni Corsi nel centro storico di Firenze. All’epoca i giudici spiegarono che il cambio di destinazione d’uso deve essere considerato come ristrutturazione pesante, intervento per cui è necessario il permesso di costruire, ma che risulta vietato nel centro storico.
 
La Regione ha quindi avviato una mozione per la revisione delle norme urbanistiche per consentire la realizzazione di lavori nei centri storici tutelando il pregio architettonico degli edifici.
 
A livello nazionale è intervenuta la “Manovrina 2017” (Legge 96/2017) che ha modificato la definizione di “restauro e risanamento conservativo” ammettendo in questa tipologia di interventi anche quelli implicanti il mutamento della destinazione d’uso “purché compatibile con gli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo edilizio e con le previsioni dello strumento urbanistico generale e dei relativi piani attuativi”. Un intervento normativo molto atteso e applicato proprio dal Tar Toscana nella risoluzione di una controversia tra un Comune e un’impresa per il cambio di destinazione d’uso di un immobile vincolato nel centro storico.
 
Il Comune di Firenze ha quindi disposto la modifica dell’articolo 13 del Regolamento urbanistico. La nuova versione della norma, consentendo le ristrutturazioni edilizie nei centri storici, accanto agli interventi di manutenzione, restauro e risanamento conservativo, apre di fatto la strada ai cambi di destinazione d’uso.
 

Ristrutturazioni e cambi di destinazione d’uso, posizioni discordanti

Tutto sembrava essersi chiarito, invece l’associazione Italia Nostra ha presentato un’istanza cautelare al Consiglio di Stato. L’istanza è stata accolta e il ricorso dovrà essere gestito dal Tar.
 
Fino alla risoluzione della questione, è sospesa l’applicazione della variante. Questo significa che saranno possibili solo gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo. Saranno invece vietate le ristrutturazioni, in cui rientrano anche interventi di lieve entità, come i mutamenti della distribuzione interna delle unità immobiliari, dei prospetti, nonché i cambi d’uso nei centri storici.
 
Secondo Italia Nostra, dietro le opportunità di rigenerazione urbana si nasconde il rischio della speculazione immobiliare al servizio del turismo di massa che non persegue finalità culturali.
 
Di parere diametralmente opposto l’Ordine degli Architetti di Firenze che, in una nota, ha spiegato come “rispettare e preservare Firenze non vuol dire cristallizzarla, la città che non si rinnova muore”. Secondo gli Architetti, che hanno chiesto al Tar di pronunciarsi al più presto, si bloccherà gran parte dell'attività edilizia, con gravi ripercussioni addirittura sui cantieri in corso.
 
“Mentre si propugnano il rilancio economico e la ripresa degli investimenti - ha scritto l’ordine in una nota - si fa precipitare il settore dell’edilizia in una insostenibile incertezza di diritto. Ci aspettiamo - ha affermato - che il Tar confermi il proprio orientamento e ribadisca la legittimità delle norme in discussione".
 
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