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NORMATIVA

Sblocca Cantieri, Comuni: ‘ripristinare la procedura negoziata fino a 1 milione’

di Rossella Calabrese
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Le Province invece chiedono il rafforzamento delle proprie strutture tecniche per progettare, aggiudicare e realizzare gli appalti

Vedi Aggiornamento del 16/05/2019
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08/05/2019 - Apprezzamento per le correzioni al Codice degli Appalti e spirito collaborativo nel proporre numerose modifiche. Così i Comuni e le Province hanno partecipato all’audizione presso le Commissioni Lavori Pubblici e Ambiente del Senato nell’ambito della conversione in legge del decreto Sblocca Cantieri (DL 32/2019).
 

Comuni: ‘ripristinare procedura negoziata tra 200mila e 1 milione di euro’

Tra le misure che incassano la soddisfazione dell’Associazione dei Comuni Italiani (Anci), c’è il ritorno al Regolamento Unico per la disciplina della fase di esecuzione degli acquisti di lavori, beni e servizi; e la possibilità di scelta delle modalità di acquisto di lavori, beni e servizi oltre le soglie già previste, per i comuni non capoluogo con una deroga all’obbligo di aggregazione prima previsto. Così come l’abrogazione dei termini ristretti per gli adempimenti di pubblicità legale che per i piccoli comuni erano un pesante onere amministrativo.
 
Ma, secondo i Comuni, restano questioni da definire, tra cui: la riscrittura di alcune norme che, rendendo obbligatoria la procedura ordinaria di gara per tutti gli appalti di lavori da 200.000 euro fino alla soglia comunitaria, fanno venire meno la procedura negoziata che permetteva un notevole risparmio di risorse e tempo.
 
Chiediamo il ripristino di questa procedura che riguarda gli appalti tra 200 mila e 1 milione di euro, quanto meno per i settori urgenti come l’edilizia scolastica”, ha spiegato il rappresentante di Anci e sindaco di Norcia, Nicola Alemanno. Che ha ricordato come “il 70% degli appalti, specie manutenzioni, interessa i piccoli comuni, che sarebbero così molto penalizzati in contraddizione con la semplificazione delle procedure cui mira il decreto”.
 
Ancora l’Associazione, pur apprezzando l’apertura sull’allungamento dei termini della fase transitoria per poter ricorrere all’appalto integrato, auspica una modifica che consenta il suo utilizzo “a regime” e non solo in deroga e per un periodo transitorio.
 

Province: ‘rafforzare le nostre strutture tecniche’

“Le procedure complesse per la realizzazione delle opere previste dal Codice degli Appalti; la mancata qualificazione e valorizzazione delle Stazioni Uniche Appaltanti; la necessità di rafforzare e reintegrare le professionalità tecniche specializzate; la tempistica lunga per il finanziamento delle opere. Sono queste le maggiori criticità che bloccano gli investimenti degli Enti locali, e su cui ci auguriamo di ricevere risposte sia in questo decreto, che nel Decreto Crescita”. Così il Presidente della Provincia di Latina, Carlo Medici, in rappresentanza delle Province.
 
Apprezzamento è stato espresso per l’eliminazione dei limiti all’applicazione dello strumento dell’appalto integrato; il superamento dei limiti e vincoli in materia di subappalto; la semplificazione delle procedure di progettazione per i contratti di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria che non prevedono il rinnovo o la sostituzione di parti strutturali.
 
“Purtroppo - ha aggiunto - il provvedimento non supera del tutto alcuni appesantimenti, non semplifica in modo complessivo le procedure dei contratti e non promuove né valorizza il partenariato pubblico-privato. Infatti, nel DL non è stata presa alcuna vera decisione sulla qualificazione delle stazioni appaltanti e degli operatori economici che dovrebbe essere la via maestra per migliorare il sistema di gestione degli appalti e delle concessioni in Italia.
 
Secondo le Province, occorre invece un’indicazione chiara del legislatore attraverso la qualificazione delle stazioni appaltanti delle Province e delle Città metropolitane. Così come è indispensabile procedere speditamente al rafforzamento delle strutture tecniche delle Province, necessarie per progettare, aggiudicare, realizzare gli appalti e monitorare i tempi di attuazione degli investimenti.
 
Infine, le proposte di modifica: l’inserimento delle Stazioni Uniche Appaltanti provinciali e metropolitane nell’elenco di diritto delle stazioni appaltanti qualificate; l’accelerazione delle procedure di assunzione delle 120 unità di personale tecnico qualificato, assegnato alle province dalla legge di bilancio 2019; l’abolizione dell’Albo ANAC dei Commissari gara per consentire alle stazioni appaltanti di procedere alla nomina di commissari secondo regole di competenza e trasparenza preventivamente individuate; il ripristino della possibilità di ricorrere alla procedura negoziata semplificata con consultazione di almeno 15 operatori economici per i lavori di importo pari o superiore a 200.000,00 euro e inferiore a 1.000.000.
 
E ancora, si propone di: limitare l’applicazione del sistema di aggiudicazione al massimo ribasso agli appalti inferiori alla soglia di 40.000 euro, in coerenza con la direttiva europea; semplificare le procedure di affidamento di interventi di edilizia scolastica, per accelerare la messa in sicurezza delle scuole consentendo il ricorso alla procedura negoziata anche per affidamenti di lavori di importo superiore a 200.000 di euro e fino alla soglia comunitaria, limitatamente al triennio 2019-2021; consentire a Province e Città metropolitane di utilizzare le economie di gara che derivano dai ribassi d’asta degli interventi sulla viabilità provinciale previsti nel DM 49/2018; ampliare la possibilità di ricorso al soccorso istruttorio anche relativamente all’offerta tecnica ed economica quando le carenze siano formali e non sostanziali.
 
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