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PROFESSIONE

La flat tax piace al 77% degli ingegneri

di Alessandra Marra
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Centro Studi CNI: attira l’aliquota bassa al 15% e la semplificazione delle incombenze ma spaventa la distorsione della concorrenza

Vedi Aggiornamento del 17/07/2019
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19/06/2019 – Gli Ingegneri apprezzano la flat tax, il regime agevolato al 15% per partite Iva, per i vantaggi sul piano fiscale e per la semplificazione degli adempimenti ma sottolineano anche la necessità di attuare delle modifiche per correggerne gli effetti potenzialmente distorsivi.
 
È quanto emerge da un’indagine condotta dal Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI) nel mese di maggio su un campione di quasi 10.000 ingegneri iscritti all’Albo professionale.
 

Flat tax: cosa apprezzano gli Ingegneri

Il 77% degli intervistati considera il regime della flat tax per le partite Iva particolarmente favorevole ma più dell’85%, seppure con diverse sfumature, è convinto che esso necessiti di correttivi.
 
La Flat Tax è percepita come particolarmente vantaggiosa non solo per l’aliquota contenuta (15%), ma anche per la semplificazione delle incombenze legate alla titolarità della partita Iva.
 
Che essa goda di un ampio consenso emerge dal fatto che la metà degli ingegneri iscritti all’Albo professionale vi ha optato nel 2019, con una prevalenza per le classi più giovani e per quelle più anziane, in cui prevalgono redditi più contenuti.
 

Flat tax partite Iva: i dubbi dei professionisti

Non ci sono solo considerazioni positive attorno alla flat tax; secondo alcuni ingegneri il nuovo regime fiscale rischia di vincolare e ridimensionare la crescita futura. Se il lavoro professionale deve essere più competitivo, oltre che capace di contribuire maggiormente alla crescita del Paese, occorre favorire l’aggregazione tra professionisti, mentre la flat tax va nella direzione esattamente opposta.
 
Il rischio implicito generato dal nuovo regime fiscale è evidente: la propensione a godere dei benefici fiscali potrebbe essere sovrastante rispetto alla propensione ad organizzare il lavoro sotto forma di studio associato o di STP. Ciò è dimostrato dal fatto che ben più di un terzo di chi già oggi opera in studi più articolati, sta pensando di ritornare allo studio individuale.
 
Inoltre, questo nuovo regime potrebbe creare effetti distorsivi sulla concorrenza: chi opta per la flat tax non deve applicare l’Iva sulla propria prestazione al contrario di chi resta nel regime ordinario, con l’effetto di una sorta di sconto di prezzo al committente finale nel primo caso rispetto al secondo.
 
Il 44% degli ingegneri ritiene, dunque, che la flat tax distorca fortemente la concorrenza, a cui si aggiunge il 43% di chi ritiene che questa distorsione sia limitata. Solo il 13% ritiene che non ci siano pericoli di questo tipo.
 

Flat tax: il commento del CNI

 “Il quadro è piuttosto articolato – afferma Armando Zambrano, Presidente del CNI –. Verrebbe da dire che siamo di fronte ad una norma miope, cioè una norma che nell’immediato crea dei vantaggi fiscali apprezzati dai contribuenti, ma che vincola e ridimensiona la crescita nell’immediato futuro. Il regime fiscale della flat tax andrebbe ridefinito in alcuni suoi aspetti, ad esempio, rendendolo applicabile anche ai professionisti che partecipano a società ed associazioni attraverso cui si esercita l’attività principale. C’è poi una questione particolarmente delicata. Il provvedimento, infatti, rischia di avere un impatto molto negativo sulla propensione dei liberi professionisti ad aggregarsi”.
 
 “Se vogliamo che il lavoro professionale sia competitivo – afferma Giuseppe Margiotta, Presidente del Centro Studi CNI - occorre favorire l’aggregazione tra professionisti, mentre la flat tax va nella direzione esattamente opposta. Il rischio è evidente: la propensione a godere dei benefici fiscali potrebbe essere sovrastante rispetto alla propensione ad organizzare il lavoro sotto forma di studio associato o di STP. Ben più di un terzo di chi opera in studi più articolati (e sono già una minoranza) sta pensando di ritornare allo studio individuale e questo per noi è un segnale poco incoraggiante che il legislatore ha fortemente sottovalutato e che dovrebbe essere in grado di leggere con più attenzione”.
 
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