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Ricostruzione Centro Italia, ai tecnici mancati pagamenti per quasi 100 milioni di euro

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Ingegneri marchigiani: ‘Regioni e Stato dicono di voler ricostruire ma pongono regole assurde e divulgano informazioni fuorvianti’

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26/06/2019 - I tecnici impegnati nelle pratiche di edilizia privata per la ricostruzione post sisma 2016 vantano ad oggi crediti per circa 100 milioni di euro per lavori già presentati all’Ufficio Speciale Ricostruzione. È quanto emerge dalle dichiarazioni del Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, rilasciate in occasione di una recente intervista ad una emittente televisiva locale.
 
Sono circa mille i professionisti marchigiani impegnati nella ricostruzione privata e molti di loro non hanno ancora ricevuto compensi, facendo loro malgrado da “banca” a causa delle normative attualmente in vigore che prevedono il pagamento alla ultimazione dell’iter della pratica. Un cortocircuito normativo che potrebbe essere sanato, superando quanto previsto dalla tanto discussa Legge 189/2016 e applicando il Decreto Genova (DL 109/2018 convertito nella Legge 130/2018).
 
L’art. 37 comma 7-bis del Decreto Genova prevede, infatti che “Ai tecnici e professionisti incaricati delle prestazioni tecniche relative agli interventi di edilizia privata di ricostruzione dei territori colpiti dagli eventi sismici verificatisi a decorrere dal 24 agosto 2016, sia per danni lievi che per danni gravi, spetta, alla presentazione dei relativi progetti, secondo quanto previsto dal presente decreto, un’anticipazione del 50% del compenso relativo alle attività professionali poste in essere dagli studi tecnici o dal singolo professionista, e del 50% del compenso relativo alla redazione della relazione geologica e alle indagini specialistiche resesi necessarie per la presentazione del progetto di riparazione con rafforzamento locale o ripristino con miglioramento sismico o demolizione e ricostruzione.
 
L’importo residuo, fino al raggiungimento del 100% dell’intera parcella del professionista o studio tecnico professionale, comprese la relazione geologica e le indagini specialistiche, è corrisposto ai professionisti in concomitanza con gli stati di avanzamento dei lavori. Con ordinanza commissariale sono definite le modalità di pagamento delle prestazioni di cui al precedente periodo”.
 
Come evidenziato dalle parole dello stesso Governatore delle Marche, con l’anticipazione del 50% delle prestazioni previsto nella norma suddetta, ai tecnici sarebbero restituiti ben 48 milioni di euro. Una cifra imponente che darebbe respiro a molti professionisti locali, spesso provenienti proprio dalle aree del cratere, che hanno presentato il 90% delle circa 5000 pratiche già istruite.
 
L’auspicabile attuazione di questi anticipi in tempi brevi assume maggior rilievo data l’imminenza del termine del 30 giugno 2019 per la presentazione delle istanze dei danni lievi. Scadenza, che pure probabilmente sarà prorogata*, ma che rischia di aggiungere ulteriori e insostenibili aggravi sui crediti vantati attualmente dai professionisti marchigiani.
 
Bisogna considerare, altresì, l’attività post sisma svolta per le Fast, AeDES, a seguito dell’enormità dei danni da rilevare che hanno portato al tracollo del sistema ‘protezione civile’, eseguite da tecnici locali e non ancora remunerate (e forse mai). Così come le attività di messa in Allegato sicurezza di emergenza, in sostituzione dei VVF sempre per l’entità e il numero dei danni elevato, svolte da tecnici locali ad onorari del 5-8% molto inferiori all’effettiva mole di lavoro richiesto dagli enti preposti, per la presentazione e la Direzione Lavori (sicurezza cantieri PSC, verifiche dei sistemi degli interventi, contabilità dei lavori di dettaglio, Fascicolo manutenzioni, etc.).
 
A fronte di tutto ciò, la Federazione Ordini Ingegneri Marche chiede notizie certe in merito ai tempi di definizione dell’attuazione della norma per gli anticipi del 50%, ritenendo impensabile di chiedere ancora ai professionisti di rispettare scadenze irrealistiche, per di più in assenza dei compensi dei lavori pregressi. La previsione è di almeno altri 3000 progetti dei soli danni lievi da presentare in tempi brevi, con ulteriori spese che graveranno sugli studi professionali e un mancato reddito che può essere stimato in altri 30 milioni di euro, sulla base proporzionale dei dati della Regione Marche.
 
A tutela dei tecnici impegnati sul territorio, delle loro famiglie e di tutta la cittadinanza colpita dal sisma, Feding Marche, concordemente ai singoli Ordini Provinciali, stigmatizza il comportamento delle Regioni e dello Stato che, pur ribadendo ad ogni passo l’assoluta volontà di ricostruire nei territori, nel contempo pongono regole assurde e divulgano informazioni fuorvianti (come, ad esempio, la copertura assoluta della riparazione del danno post sisma con il contributo concesso ai sensi del DL 189/2016).
 
Fonte: ufficio stampa Federazione Ordini Ingegneri Marche
 

* La Regione Umbria chiede la proroga per i progetti con danni leggeri

Il presidente della Regione Umbria, Fabio Paparelli, nella sua veste di vice-commissario per la ricostruzione, ha inviato una lettera al commissario straordinario del Governo per la ricostruzione, Piero Farabollini, in cui si chiede di valutare l’opportunità di concessione di una proroga, auspicando un allineamento temporale con la scadenza, attualmente prevista al 31 dicembre 2019,  dei termini per la “ricostruzione pesante”. 

“In questo momento - ha affermato Paparelli - le pratiche degli interventi di immediata esecuzione (danni lievi) presentate presso l’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Umbria risultano pari a circa un quarto della potenziale platea stimabile in relazione ai dati ufficiali del censimento danni.

Nel frattempo però si è persa una grande occasione per adeguare le norme e le regole della ricostruzione. Gli annunci roboanti della maggioranza giallo-verde in occasione della conversione in legge del cosiddetto Decreto Sblocca Cantieri si sono rivelati una vera e propria beffa per i terremotati del Centro Italia. Nonostante la Conferenza delle Regioni abbia approvato all'unanimità gli emendamenti al decreto, e che il Presidente Giuseppe Conte a Norcia il 20 maggio abbia assunto l’impegno di fare tutto il possibile per migliorare il processo di ricostruzione, la maggioranza che sostiene il Governo in carica, in sede di conversione li ha per la gran parte bocciati. 

Avevamo anche svolto, lo scorso 10 giugno, un incontro per sensibilizzare i parlamentari umbri, di maggioranza e di opposizione - ha proseguito il presidente -. I parlamentari della Lega non si sono presentati e quelli del Movimento Cinque Stelle che hanno partecipato e si erano assunti l’onere di far approvare un ordine del giorno vincolante per il Governo non hanno mantenuto l’impegno che doveva portare ad uno specifico provvedimento di legge che contenesse le richieste di adeguamento che provengono dai territori interessati per snellire, semplificare e dunque velocizzare il processo di ricostruzione. 

Senza un rafforzamento consistente del personale USR, senza semplificazioni e unicità dei procedimenti amministrativi e senza possibilità di utilizzare i 15.000 professionisti in ottica di sussidiarietà, sappiano gli umbri - ha concluso Paparelli -, non c’è possibilità di accelerare la ricostruzione”.

Fonte: ufficio stampa Regione Umbria
 
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