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LAVORI PUBBLICI

Anac, Cantone lascia: ‘esperienza entusiasmante ma ormai conclusa’

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Decisione dovuta anche al diverso approccio culturale verso l’Anac e il suo ruolo. Cnappc: ‘amarezza per le dimissioni’

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24/07/2019 - Con una lettera pubblicata ieri sul sito istituzionale, Raffaele Cantone lascia la presidenza dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac).
 

Anac, la lettera di Raffaele Cantone

“Sono entrato in magistratura nel 1991 quando avevo ventotto anni, tanti quanti ne sono passati da allora a oggi. In pratica ho trascorso metà della vita indossando la toga, divenuta nel tempo una seconda pelle. Ho sempre considerato la magistratura la mia casa, che mi ha consentito di vivere esperienze straordinarie dal punto di vista umano e professionale, a cominciare dal periodo alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
 
Per queste ragioni ho ritenuto fin dall’inizio il mandato di Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione una parentesi, per quanto prestigiosa ed entusiasmante. Adesso, dopo oltre cinque anni, sento che un ciclo si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo.
 
È una convinzione che ho maturato progressivamente e che nei mesi scorsi mi ha spinto a presentare al Consiglio superiore della magistratura la candidatura per un incarico direttivo presso tre uffici giudiziari. Nelle ultime settimane le dolorose vicende da cui il Csm è stato investito hanno tuttavia comportato una dilazione dei tempi tale da rendere non più procrastinabile una decisione.
 
Nella mattina di oggi, con alcuni mesi di anticipo, ho dunque avanzato formale richiesta di rientrare nei ruoli organici della magistratura: un atto che implica la conclusione del mio mandato di Presidente dell’Anac, che diverrà effettiva non appena l’istanza sarà ratificata dal plenum del Csm. Tornerò pertanto all’Ufficio del massimario presso la Corte di Cassazione, dove prestavo servizio prima di essere designato all’unanimità dal Parlamento a questo importante incarico.
 
Dopo aver comunicato nei giorni scorsi le mie intenzioni al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei ministri e a vari esponenti del Governo, reputo opportuno annunciare pubblicamente e in assoluta trasparenza la determinazione che ho assunto.
 
La mia è una decisione meditata e sofferta. Sono grato dell’eccezionale occasione che mi è stata concessa ma credo sia giusto rientrare in ruolo in un momento così difficile per la vita della magistratura. Assistere a quanto sta accadendo senza poter partecipare concretamente al dibattito interno mi appare una insopportabile limitazione, simile a quella di un giocatore costretto ad assistere dagli spalti a un incontro decisivo: la mia indole mi impedisce di restare uno spettatore passivo, ancorché partecipe.
 
Lascio la presidenza dell’Anac con la consapevolezza che dal 2014 il nostro Paese ha compiuto grandi passi avanti nel campo della prevenzione della corruzione, tanto da essere divenuta un modello di riferimento all’estero. La stessa Autorità nazionale anticorruzione, istituita sull’onda di scandali ed emergenze, rappresenta oggi un patrimonio del Paese. Sono circostanze che dovrebbero rappresentare motivo di orgoglio per l’Italia, invece sono spesso poco riconosciute come meriterebbero.
 
Naturalmente la corruzione è tutt’altro che debellata ma sarebbe ingeneroso non prendere atto dei progressi, evidenziati anche dagli innumerevoli e nient’affatto scontati riconoscimenti ricevuti in questi anni dalle organizzazioni internazionali (Commissione europea, Consiglio d’Europa, Ocse, Osce, Fondo monetario) e dal significativo miglioramento nelle classifiche di settore.
 
So di lasciare l’Autorità in buone mani, mi auguro in ogni caso che nei tempi tecnici necessari a formalizzare il rientro in magistratura sarà possibile procedere alla nomina del mio successore. Ringrazio quanti in questi anni, con sacrificio e spirito di abnegazione, hanno consentito di ottenere i risultati raggiunti. Sono certo che grazie al loro impegno sarà possibile assicurare la debita continuità col lavoro svolto finora”.
 
A stretto giro è arrivata la dichiarazione dei Consiglieri e del Segretario Generale.
 

I consiglieri e il segretario generale: ‘auspichiamo continuità’

“I consiglieri e il segretario generale dell’Autorità nazionale anticorruzione prendono atto con vivo rammarico e con grande preoccupazione della decisione del Presidente Raffaele Cantone di rientrare in Magistratura. Al tempo stesso desiderano testimoniare la coesione e l’armonia che il Presidente è riuscito a creare guidando i lavori del Consiglio con rigore e decisione, sia nell’ordinaria gestione sia tutte le volte in cui sono state assunte decisioni forti e coraggiose. 

Con la sua guida, in questi anni, l’Autorità è diventata una realtà viva ed operativa che ha suscitato un generale apprezzamento a livello internazionale. I consiglieri e il segretario generale auspicano che sia garantita continuità all’indirizzo impresso dal Presidente nella prosecuzione del percorso di legalità intrapreso. Al Presidente e amico Raffaele Cantone va il grande affetto maturato da così lunga e intensa consuetudine”.
 

Consiglio Nazionale Architetti: ‘amarezza per le sue dimissioni’

“Ringraziamo Raffaele Cantone innanzitutto per l’importante lavoro svolto nella prevenzione e nella lotta alla corruzione e, nello specifico, per l’emanazione di una serie di Linee guida che, promuovendo la concorrenza negli appalti pubblici, hanno valorizzato la trasparenza e la centralità del progetto nell’esecuzione delle opere pubbliche”.
 
Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori che esprime la propria amarezza per le dimissioni di Cantone dall’ANAC.
 
“Negli ultimi cinque anni - sottolinea il Presidente Giuseppe Cappochin - ci siamo trovati spesso in linea con gli orientamenti dell’ANAC, fondati sugli stessi principi a cui si ispira la riforma voluta dagli architetti italiani. Siamo ben consapevoli dell’opportunità di riportare le Linee guida emanate dall’ANAC ad un unico regolamento al fine di evitare sovrapposizioni che finiscono per alimentare dubbi tra gli operatori del settore ma, al tempo stesso, auspichiamo che il nuovo regolamento attuativo del Codice non cancelli i principi fondamentali di quelle Linee guida”.
 
“Gli architetti italiani - conclude - puntano ad una riforma del Codice dei contratti che superi le attuali criticità del testo vigente, recuperandone comunque gli elementi positivi per promuovere la centralità del progetto nei processi di trasformazione del territorio, aprire il mercato dei lavori pubblici alle strutture professionali medio piccole, garantire lo snellimento delle procedure a la più ampia trasparenza negli appalti”.
 
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