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NORMATIVA

Appalti, bocciata la legge della Sardegna

di Paola Mammarella
Commenti 1936

Consulta: illegittime le norme su Albo locale dei commissari di gara, linee guida regionali e qualificazione delle Stazioni Appaltanti

Commenti 1936
11/07/2019 – La Corte Costituzionale bacchetta la Sardegna. Con la sentenza 166/2019 sono stati giudicati illegittimi alcuni commi degli articoli 37, 39 e 45 della Legge Regionale 8/2019, con cui è stata riscritta la normativa sui contratti pubblici.
 
Le norme illegittime riguardano la creazione di un Albo regionale dei commissari di gara, l’approvazione di linee guida regionali e la qualificazione delle stazioni appaltanti.
 
Impugnato dal Governo, ma giudicato conforme, l’articolo 34 sulla nomina e i requisiti del responsabile del procedimento per le fasi della programmazione, della progettazione, dell'affidamento e dell'esecuzione del contratto.
 

Albo regionale dei commissari di gara

Il Governo ritiene che la previsione di un Albo regionale dei Commissari di gara si trovi in conflitto con il Codice Appalti nazionale, che istituisce presso l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), l’Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni aggiudicatrici nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici. La Corte Costituzionale ha dato ragione all’Esecutivo spiegando che la nomina dei commissari a livello centrale persegue finalità di trasparenza, imparzialità, tutela della concorrenza e prevenzione di reati. In questo modo, infatti, si evita che i commissari siano radicati nella medesima area geografica interessata dall’appalto.
 

Linee guida regionali

Il Governo ha impugnato la norma che prevede la redazione di linee guida e codice regionale di buone pratiche perché, a suo avviso, invade una competenza attribuita dal Codice Appalti all’ANAC. La Consulta ha escluso la competenza a legiferare delle autonomie speciali, poiché il “rapporto tra le funzioni dell’Autorità di vigilanza nell’approvazione dei bandi-tipo e l’obbligo di adeguamento delle stazioni appaltanti risponde ad esigenze unitarie, che non tollerano alcun margine di discrezionalità intermedio”.
 

Qualificazione delle Stazioni Appaltanti

Contestato dal Governo l’articolo che demanda ad una emananda delibera la definizione dei criteri per la qualificazione delle stazioni appaltanti. Competenza riservata invece all’ANAC. Anche in questo caso, i giudici hanno dato ragione al Governo, spiegando che il legislatore ha optato per una scelta decisa a favore della riduzione del numero delle stazioni appaltanti nonché della loro professionalizzazione. “Il sistema della qualificazione - si legge nella sentenza - anche se incide sull’organizzazione, va inquadrato in un ambito materiale caratterizzato dal concorso delle competenze statali esclusive della tutela della concorrenza, dell’ordine pubblico, e di quella concorrente del coordinamento della finanza pubblica”. Per questi motivi la Corte Costituzionale ha bocciato la creazione di un sistema di qualificazione parallelo a quello nazionale.
 

Responsabile del procedimento

Secondo il Governo, avere dei responsabili per fasi determina una stratificazione delle responsabilità, che farebbe venir meno il concetto stesso di responsabile unico del procedimento. Non la pensano così i giudici, secondo i quali la norma si limita a stabilire che è possibile individuare sub-procedimenti, senza che ciò incida sulla unicità del centro di responsabilità. La Corte Costituzionale ha affermato che l’unicità del centro di responsabilità procedimentale è garantita dal “responsabile di progetto”, il quale “coordina l’azione dei responsabili per fasi, se nominati”.
 
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