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NORMATIVA

Nuova Imu, Ance: ‘usare leva fiscale per premiare l’efficienza energetica’

di Alessandra Marra
Commenti 3677

I costruttori suggeriscono di introdurre un coefficiente che abbassi il valore catastale degli immobili efficienti

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10/07/2019 – Serve una sostanziale riforma delle tasse sulla casa che vada oltre la mera unificazione di due imposte immobiliari (Imu e Tasi) e che sia accompagnata da una riforma del catasto che premi fiscalmente gli immobili energeticamente più efficienti.
 
Questo il parere espresso dall’Associazione Nazionale Costruttori Italiani (Ance) nel corso dell’audizione informale presso la Commissione Finanze della Camera dei Deputati sui contenuti della proposta di legge 1429 recante “Istituzione dell’imposta municipale sugli immobili (nuova IMU).
 

Tasse sulla casa, verso una riforma del catasto che premi l’efficienza

Come i professionisti, anche l’Ance chiede di accompagnare la revisione delle tasse alla riforma del catasto. Secondo l’associazione senza un’adeguata riforma del catasto non si può garantire invarianza di gettito per i contribuenti; anzi, il rischio è proprio che il prelievo sugli immobili possa subire pesanti incrementi.
 
In particolare, la necessità è quella di adeguare il catasto alle mutate esigenze ambientali di efficienza energetica e di sicurezza sismica, così da avvantaggiare gli immobili più in linea con i moderni standard energetici e antisismici.
 
Su questo punto, la proposta ideata da ANCE è di premiare “catastalmente”, e quindi anche fiscalmente, la produzione, l’acquisto e il possesso di immobili ad alta efficienza energetica. Ciò si tradurrebbe nell’introduzione di un coefficiente che, tenendo conto della prestazione energetica dell’immobile, agisca in senso inversamente proporzionale sulla rendita e sul valore catastale imponibile, proprio alla luce del minor impatto ambientale (e sociale) del fabbricato.
 
In tal modo, anche la fiscalità locale potrebbe rappresentare una leva efficace per incentivare i “mercati emergenti”, connessi al perseguimento dell’interesse pubblico della tutela ambientale e della riqualificazione urbana in chiave energetica ed antisismica, con ricadute positive sull’intera collettività, sul benessere sociale e sulle stesse entrate sia erariali che degli Enti locali.
 
Infatti, da uno studio ANCE sull’incidenza fiscale su alcuni progetti effettivi di trasformazione e riqualificazione immobiliare, è risultato che, dall’implementazione dei piani di rigenerazione urbana, lo Stato e gli Enti locali “guadagnano” complessivamente (in termini di IRES, IRPEF, IVA, IRAP, IMU/TASI) quasi il 60% dell’utile ritraibile dall’investimento (a fronte del 40% lasciato all’impresa che realizza il programma).
 

Fiscalità immobiliare e aree edificabili   

Inoltre l’Ance, pur condividendo la l'obiettivo di semplificare le imposte, ha sottolineato la necessità di rivedere alcune definizione come il quella di “area edificabile”, tutt’oggi ancorata alla disposizione del DL 223/2006 che considera tale il terreno già con la sola adozione dello strumento urbanistico generale, senza che sia necessario anche il piano attuativo.
 
In tal modo, le aree vengono tassate con imposta massima (in quanto calcolata sul valore commerciale delle stesse) anche se, di fatto, ancora non concretamente utilizzabili a scopo edificatorio, in mancanza dei piani urbanistici attuativi dello strumento generale.
 
Per questo, occorre intervenire per eliminare questa distorsione, qualificando l’area come “fabbricabile” solo quando effettivamente, su di essa, si può procedere all’edificazione prevista dalla pianificazione urbanistica attuativa.
 

Imposte sugli immobili: le altre misure proposte

L’Ance ha chiesto anche di riconoscere espressamente l’esclusione da ogni forma di patrimoniale per tutti gli immobili merce facenti parte del “magazzino” delle imprese edili, ossia dei fabbricati di nuova costruzione o incisivamente ristrutturati per la successiva vendita e le aree edificabili.
 
Secondo l’associazione, occorrerebbe fare uno sforzo ulteriore anche per favorire il mercato residenziale delle seconde case e confermare, in futuro, quanto oggi previsto ai fini IMU e TASI, riguardo le esenzioni previste per gli immobili utilizzati dagli Enti non commerciali e destinati esclusivamente allo svolgimento di determinate attività, tra cui quelle assistenziali, previdenziali, sanitarie e didattiche.
 
Infine, per l’Ance è opportuno prevedere l’integrale deducibilità anche della “nuova IMU” applicata sugli immobili strumentali delle imprese.
 
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