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NORMATIVA

Sconto alternativo all’ecobonus, il PD propone di abrogarlo

di Paola Mammarella
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Il M5S mira ad ‘aggiustare il tiro’ sull’articolo 10 del Decreto Crescita. Forza Italia: 'le nostre imprese non sono banche'

Vedi Aggiornamento del 02/08/2019
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30/07/2019 – Abrogare l’articolo 10 del Decreto Crescita per non mettere in pericolo le piccole imprese. È l’obiettivo di un disegno di legge presentato dalle senatrici Pd Teresa Bellanova e Tatjana Rojc. Punta invece a migliorare i contenuti, adattandoli alla realtà delle piccole imprese, il ddl depositato dal Movimento 5 Stelle. Un terzo ddl per la modifica dell'articolo 10 è stato presentato da Forza Italia.
 

Sconto alternativo all’ecobonus, Pd: ‘utile solo per monopolisti’

Le esponenti del Pd hanno depositato un ddl per l’abrogazione dell’articolo 10 del Decreto “Crescita” (Legge 58/2019).
 
Come dichiarato dalla senatrice Bellanova sulla sua pagina Facebook, la misura è “una minaccia per l’intera filiera della riqualificazione energetica. Un danno per le imprese, quasi sempre di piccole dimensioni, e gli artigiani, per cui gli interventi di riqualificazione energetica invece di garantire lavoro rischiano di tradursi in costi insostenibili”.

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“Morale – continua – l’articolo 10 va abrogato”. Secondo la senatrice Bellanova, “l’articolo mette a gravissimo rischio estinzione una filiera che anche in questi anni di crisi è riuscita a contribuire alla creazione di ricchezza e occupazione nel Paese. Prevedendo infatti la possibilità per chi effettua gli interventi di efficienza energetica di ricevere, invece delle detrazioni previste negli anni scorsi, uno sconto sul costo della prestazione da parte di chi effettua l’intervento, schiaccia le imprese tra ditte fornitrici e clienti, scaricando direttamente sull’impresa esecutrice, quasi sempre di piccole dimensioni, gran parte dell’onere finanziario derivante dal costo dell’intervento stesso con effetti che potrebbero rivelarsi devastanti. Allucinante! Si inaugura per legge una guerra tra piccole aziende”. 
 
Bellanova ha sottolineato come questo vulnus sia già stato rilevato dall’Autorità Garante della Concorrenza “ma Governo e maggioranza, come loro solito, hanno tirato dritto non intendendo ragioni”.

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“La verità – si legge nel post della senatrice - è che questa norma rischia di agevolare unicamente esclusivamente la grande distribuzione, le grandi catene, le multiutilities e gli ex monopolisti dell’energia che hanno le capacità economiche ed organizzative per sostenere le modifiche apportate alla disciplina degli incentivi. Grandi fornitori che rifiutano, in sede di preventivo, la cessione dei crediti fiscali, pur essendo espressamente prevista la possibilità per le imprese esecutrici di cedere il credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi, scaricando di conseguenza i rischi dell’operazione esclusivamente su artigiani e piccole imprese. Se volevano mettere a rischio scomparsa un segmento economico e una filiera imprenditoriale ci sono riusciti perfettamente. Quell’articolo è la dimostrazione del bluff del Decreto Crescita”.

“Va abrogato subito – conclude - prima che sia troppo tardi, come peraltro attesta il procedimento amministrativo avviato da oltre 60 imprese del settore impianti davanti alla Commissione Europea ed all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato per violazione del diritto comunitario e/o nazionale della concorrenza”.
 

Sconto alternativo all’ecobonus, M5S: ‘aggiustare il tiro per aiutare artigiani’

"Come M5S – ha annunciato dalla sua pagina Facebook il senatore M5S Gianni Girotto - abbiamo deciso di depositare un nuovo disegno di legge, a prima firma del presidente Patuanelli, per aggiustare il tiro in merito all'articolo 10 del Decreto Crescita che ha introdotto la possibilità, per il soggetto che sostiene le spese per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici o di riduzione del rischio sismico, o di installazione di impianti fotovoltaici, di ricevere un contributo anticipato sotto forma di sconto, a partire dal 1° luglio, dal fornitore che ha effettuato l’intervento al posto della consueta detrazione fiscale".

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"Si tratta di una misura - prosegue - da tutti fermamente voluta, al fine di dare impulso alla domanda e di aumentare questo tipo di interventi sugli edifici. Così però il fornitore del servizio può recuperare quanto scontato solo come credito d'imposta. Un meccanismo che giocoforza rischia di avvantaggiare le imprese più strutturate e con più liquidità, a scapito di quelle artigiane”.
 
“Con il Ddl da noi depositato – spiega Girotto - il credito di imposta acquisito sarà utilizzabile a decorrere dal secondo mese successivo a quello della concessione dello sconto, e non l’anno successivo. In più, il fornitore che ha effettuato gli interventi e che ha acquistato il credito derivante dalla detrazione, se non riesce o non vuole cedere a sua volta tale credito, può richiederne all’Agenzia delle entrate il rimborso, da effettuarsi entro tre mesi, per una somma pari all’ammontare complessivo del credito d’imposta non utilizzato in compensazione nell’anno. Un ddl quindi che vuole dare un concretissimo sostegno a quelle piccole attività che si sono sentite penalizzate da una misura volta ad incrementare questo tipo di lavori. L'obbiettivo è esaminarlo nei tempi più rapidi e poi portarlo in Aula per poter colmare la lacuna".
 

Sconto al posto dell’ecobonus, Forza Italia: ‘le imprese non sono banche’

Anche Forza Italia ha presentato il disegno di legge per modificare l’articolo 10.  Come spiegato in conferenza stampa al Senato e su Facebook dalla senatrice Roberta Toffanin, prima firmataria del ddl, “con questa norma sarà possibile chiedere in un’unica soluzione le detrazioni fiscali all’impresa che segue i lavori che, a sua volta, li potrà riavere solo in 5 anni dallo Stato, dovendo però pagare spese, stipendi, fornitori, bollette, tutto subito! Difendiamo le imprese da fallimenti certi con la perdita di tanti posti di lavoro, le nostre imprese non sono banche”.
 
“Il ministro Di Maio – si legge in un altro post della senatrice – fin dall’inizio della legislatura si era professato a favore delle piccole e medie imprese e contro i colossi e le grandi lobby. Questo provvedimento penalizza invece tutte le Pmi italiane”.

 
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