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RISPARMIO ENERGETICO

Rinnovabili, CNA: bene il decreto FER1, ma serve piano organico

di Paola Mammarella
Commenti 2210

Critiche sull’esclusione dagli incentivi dei piccoli impianti fotovoltaici sotto i 20KW, ‘norma in contrasto col sostegno all’autoproduzione’

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11/07/2019 – Il decreto FER1 per l’incentivo alle fonti rinnovabili, da poco firmato dal Governo, contiene molte novità positive, ma anche tanti aspetti da rivedere. Questo il giudizio della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA).
 

FER1, gli aspetti positivi

Il Decreto, si legge in una nota diffusa da CNA, presenta diversi spunti positivi, ma anche qualche criticità per le Pmi. Sono individuati, infatti, regimi differenziati di sostegno sulla base della maturità di ciascuna tecnologia ammessa e dei costi fissi a essa connessi, cui sarà possibile accedere tramite procedure di iscrizione a registro (tutti i tipi di impianti di potenza inferiore o uguale a 1MW) o di partecipazione ad asta (tutti i tipi di impianto di potenza superiore a 1MW).
 
Il Decreto, scrive CNA, intende valorizzare gli interventi per la ricostruzione degli impianti esistenti, in una condivisibile ottica di limitazione del consumo del suolo e, in generale, degli impatti sulla collettività. Novità di rilievo rappresenta l’impegno preliminare delle diverse amministrazioni coinvolte per l’individuazione delle aree sulle quali realizzare gli impianti – individuazione propedeutica anche alla determinazione dei contingenti di potenza – al fine di ridurre i possibili impatti negativi per la collettività e, potenzialmente, facilitare i procedimenti autorizzativi.
 

FER1, CNA: no all’esclusione dei piccoli impianti

Nonostante si valuti positivamente il reinserimento nel Decreto del fotovoltaico, inizialmente escluso, secondo CNA permane una forte criticità per le Pmi, poiché rimangono esclusi dagli incentivi per questa tecnologia gli impianti di potenza inferiore ai 20KW, che rappresentano la tipologia più diffusa, realizzata dalle piccole imprese e dalle famiglie.
 
Tale disposizione per CNA è in forte contraddizione con l’obiettivo di incrementare l’autoproduzione (anche sfruttando i sistemi di accumulo) dichiarato dal Governo all’interno del Piano nazionale integrato per l’energia ed il clima 2030, per il quale l’intenzione è quella di sfruttare l’installazione di moduli fotovoltaici sui tetti, superando in parte la logica dei grandi parchi a terra.

I piccoli impianti fotovoltaici, si legge nella nota, rispondono in maniera più efficace agli obiettivi di sostenibilità economica: proprio questi impianti hanno consentito negli anni lo sviluppo di un mercato per le numerose piccole imprese specializzate nel settore. Per questi impianti, che più di tutti hanno subito il drastico stop agli incentivi degli ultimi anni, occorrerebbe invece prevedere misure adeguate a rendere economicamente sostenibile l’intervento, ottimizzando il rapporto costi/benefici.

Proprio tali impianti, ricorda CNA, in passato hanno consentito il maggior numero di interventi di rimozione dell’amianto – che viene positivamente riproposto nel Decreto Fer – innescando un circolo virtuoso di sostenibilità non solo ambientale ma anche della salute e della sicurezza dei cittadini.

Se è vero, scrive CNA, che per tali impianti rimane valida, al momento, la possibilità di ricorrere alle detrazioni fiscali del 50%, è anche vero che tali misure possono essere utilizzate solo da privati e non dalle imprese che vogliono investire in autoproduzione. Sarebbe più coerente, conclude, ipotizzare una revisione complessiva e omogenea del sistema incentivante destinato alle Fer in grado di dare stabilità e organicità alla programmazione degli investimenti nelle varie tecnologie, valorizzando il possibile apporto delle Pmi.
 
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