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AZIENDE

Un edificio non “respira” e non può quindi “soffocare” a causa del cappotto termico

di CORTEXA

Cortexa sfata questa pericolosa leggenda

L’aria si pulisce ricambiandola, non facendola migrare attraverso le strutture
05/08/2019 - Da oltre dieci anni Cortexa, progetto associativo che riunisce le più importanti aziende del settore dell’Isolamento a Cappotto in Italia, si impegna a diffondere la cultura dell’Isolamento a Cappotto di Qualità, assistendo ciclicamente alla nascita di falsi miti che si impegna a sfatare per informare e tutelare tutta la filiera, inclusi i committenti finali delle opere edili. Il tema della “casa che respira” o della “casa che soffoca” è uno di questi “falsi miti”. Un’affermazione senza alcun tipo di fondamento, che circola molto nel web e, purtroppo, talvolta anche tra progettisti e produttori di materiali da costruzione.
 
La giusta domanda da porsi in questo caso, indipendentemente dalla presenza o meno di un Sistema di Isolamento a Cappotto, in realtà è: in quale modo viene fatta “respirare” una casa?
 
Per dare una risposta concreta alla questione, il mondo professionale elabora calcoli molto sofisticati per conoscere la quantità di vapore acqueo che attraversa le strutture di un edificio. Alla base di questi calcoli sta il fatto che durante la stagione invernale il vapore acqueo presente nell’aria all’interno degli ambienti migra verso l’esterno attraverso le superfici e i materiali porosi, ovvero i materiali che hanno al loro interno aria e altri fluidi.
 
Grazie a metodi di calcolo e informazioni molto avanzate sulle caratteristiche dei materiali è possibile conoscere quanti grammi di vapore acqueo mediamente passano dalle strutture (ciò che normalmente chiamiamo involucro: pareti, pavimenti e coperture) e quanti se ne smaltiscono invece aprendo una finestra e facendo circolare l’aria. Il confronto numerico tra queste due quantità (1:40) permette di escludere che le strutture di un edificio possano contribuire alla “pulizia” e al “far respirare” l’abitazione.
 
La qualità dell’aria interna e quindi la quantità di umidità presente nell’ambiente (così come di CO2 e altre forme di inquinanti interni) è unicamente legata al corretto ricambio dell’aria interna con quella esterna.
 
Non esistono quindi case o pareti che respirano o che possano smettere di respirare!
 
All’interno di ogni abitazione vengono emesse grandi quantità di umidità dovute a normali attività quali la respirazione, la preparazione di cibo, l’utilizzo di acqua calda. La causa della formazione di muffa – legata alla presenza di umidità – risiede però nella cattiva aerazione dei locali e certamente non nei materiali impiegati per realizzare le pareti, i pavimenti o le coperture. Quindi, l’unica soluzione possibile per eliminare l’umidità e prevenire la formazione di muffa è un corretto ricambio d’aria, non certo il far migrare l’umidità attraverso le strutture dell’edificio.
 
Facciamo un semplice esempio:
  1. in una stanza si producono mediamente 100 grammi di vapore acqueo ogni ora;
  2. dalle pareti riescono a passare 4.0 grammi di vapore acqueo ogni ora attraverso i 20 metri quadrati di parete in mattoni forati;
  3. aprendo una finestra si riescono a smaltire 180 grammi di vapore acqueo ogni ora;
  4. risulta evidente che i 4.0 grammi di vapore acqueo non abbiano alcun peso sul contenuto interno di umidità finale.
 
In conclusione, se prima dell’intervento di isolamento termico non sono presenti problematiche legate all’umidità, esse non potranno presentarsi dopo l’intervento, se l’utente non altererà le proprie abitudini di gestione dell’abitazione legate al riscaldamento e all’areazione dell’abitazione.
 
Le case moderne, efficienti e sostenibili, inoltre, dispongono di un involucro ben isolato e senza “buchi” inutili, oltre che di un impianto di ventilazione meccanica: chi pensa che si possa tornare a vivere nelle vecchie case di una volta, non isolate e piene di spifferi, di muffa e di patologie di varia natura, dovrebbe dotarsi anche degli anticorpi e delle aspettative di vita che avevano i nostri nonni!
 
Come i progettisti pongono attenzione al vapore che passa attraverso le strutture?
Il mondo professionale progetta ed è molto attento al fatto che il vapore attraversi le strutture dall’interno verso l’esterno in inverno. Questo avviene perché la successione di materiali che costituiscono una struttura deve essere tale da non generare problematiche di condensazione interstiziale, cioè interna alla struttura. Da questo punto di vista la soluzione dell’Isolamento Termico a Cappotto è ideale per evitare queste problematiche in quanto i punti più freddi della struttura, dove si concentra il rischio di condensazione, sono all’esterno.

Vero è che il vapore migra attraverso la struttura e che non deve incontrare sulla superficie esterna del sistema a cappotto uno strato impermeabile al vapore. Per questo motivo i Sistemi a Cappotto certificati sono permeabili al vapore, ma allo stesso tempo impermeabili all’acqua piovana, proprio come gli indumenti tecnici che permettono di sudare e, al contempo, di proteggersi dall’acqua. È quindi fondamentale selezionare sempre Sistemi di Isolamento a Cappotto certificati secondo normativa ETA e dotati di marcatura CE di sistema. La certificazione del cappotto con ETA attesta infatti l’idoneità del sistema, anche in termini di traspirabilità e tenuta all’acqua.
 
CORTEXA - Consorzio per la Cultura del Sistema a Cappotto su Edilportale.com
 

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