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NORMATIVA

Cantieri, Finco: ‘nessun obbligo di applicare il contratto edile’

di Paola Mammarella
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Il commento alla circolare dell’Ispettorato del Lavoro: ‘l’applicazione del CCNL è definita dall’attività prevalente, basta con queste forzature’

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26/09/2019 – Nei cantieri non è obbligatoria l’applicazione del contratto edile. La Federazione prodotti impianti servizi ed opere specialistiche per le costruzioni (Finco) commenta così l’interpretazione data dall’Ispettorato nazionale del Lavoro con la circolare 9/2019.
 

Contratti nei cantieri edili, la posizione di Finco

“Riteniamo opportuno ribadire –afferma Carla Tomasi, Presidente Finco, in una nota –che nella sostanza non cambia nulla in merito al contratto applicabile in cantiere”.
 
La circolare non definisce nessun obbligo di applicare un determinato contratto, ma afferma solo che se si vuole accedere ad alcuni benefici, come ad esempio alcune deroghe in materia di tempi di lavoro, i contenuti dei CCNL siglati dalle OOSS individuate come maggiormente rappresentative, devono essere rispettati.
 
Secondo Finco, l’applicazione del CCNL è, e rimane, sempre definita dall’attività prevalente svolta dall’azienda o dall’impresa, così come stabilito dall’articolo 2070 del Codice Civile.
 
“Sarà ora di smettere con queste forzature - prosegue Carla Tomasi – che sembrano più volte a consolidare (salvare) rendite di posizione che alla reale tutela della manodopera.”
 
 “Nulla di nuovo - scrive quindi Finco - rispetto a quanto già noto in precedenza: il CCNL dell’Edilizia (e connessi istituti, come le Casse Edili) si applica ad imprese che svolgono attività edile!” Ed è qui che, sostiene Finco, nascono gli equivoci maggiori: non tutte le attività che vengono svolte in cantiere sono e/o devono essere inquadrate nel settore dell’edilizia, dal momento che questa è solo una parte del più vasto settore delle costruzioni che di anime professionali e, per conseguenza, di contratti ne possiede vari. Nel settore costruzioni Finco cita ad esempio attività rientranti nel settore metalmeccanico, del restauro e della prefabbricazione.
 
“Su questo - scrive Finco - il Ministero del Lavoro dovrebbe finalmente dire una parola chiara che metta definitivamente la parola fine a quest’annosa vicenda e dia ad ogni settore il giusto riconoscimento”.
 
Finco ritiene superati anche i “privilegi” riconosciuti alle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Un criterio difficilmente verificabile. “È certamente più efficace avere un CCNL che risponda realmente ai bisogni dei diversi settori (anche a livello di contrattazione decentrata) piuttosto che supportare contenitori omnicomprensivi lontani dalle realtà aziendali” afferma Finco. “Questo non vuol dire supportare meccanismi di dumping sociale – chiarisce la Tomasi - ma prendere atto del fatto che la realtà del mondo del lavoro è cambiata e che sempre più spesso si deve andare verso la specializzazione”.
 
“Non è un caso - conclude la nota Finco - che l’articolo 30, comma 4 del Codice Appalti riconosca esplicitamente la specificità delle contrattazioni, prevedendo che al personale sia applicato il contratto collettivo nazionale e territoriale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e quelli il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto o della concessione svolta dall’impresa anche in maniera prevalente”.
 
Si tratta, spiega Finco, di una previsione nata per individuare e tutelare la maggiore qualità e professionalità delle imprese specialistiche e superspecialistiche, di cui l’ispettorato dovrebbe prendere atto.
 

Cantieri edili, i dubbi sui contratti e sui benefici per i datori di lavoro

Tutto nasce con una circolare dello scorso maggio con cui l’Ispettorato si è pronunciato sui benefici normativi e contributivi cui possono accedere i datori di lavoro in possesso del Documento unico di regolarità contributiva (Durc), che rispettano gli accordi e i contratti collettivi nazionali o regionali, territoriali o aziendali. Per spiegare cosa si intendesse per “accordi e contratti collettivi”, l’Ispettorato a maggio ha affermato che il personale ispettivo avrebbe verificato il trattamento economico/normativo effettivamente garantito ai lavoratori e non avrebbe condotto solo un accertamento legato ad una formale applicazione del contratto sottoscritto dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.
 
Dopo le proteste dei sindacati del settore edile, convinti che la circolare volesse liberalizzare i contratti nei cantieri, all’inizio di settembre l’Ispettorato ha chiarito che con la circolare di maggio intendeva solo regolare la fruizione dei benefici normativi e contributivi da parte dei datori di lavoro, ma non eliminare l’obbligo di applicare il contratto collettivo dell’edilizia alle imprese del settore.
 
Queste affermazioni, secondo Finco, non significano che nei cantieri edili sia ammesso solo il contratto collettivo dell’edilizia perché, come affermato nella nota, bisogna tutelare anche le imprese che, pur operando nei cantieri, fanno capo ad altri settori.
 
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