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PROFESSIONE

Redditi ingegneri, negli ultimi 10 anni sono crollati del 20%

di Alessandra Marra
Commenti 5060

CNI: il reddito annuo è passato da 40 mila a 32 mila euro. La metà dei professionisti nel 2019 ha optato per la flat tax

Vedi Aggiornamento del 10/10/2019
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19/09/2019 - Dal 2007 al 2018 la flessione del reddito degli ingegneri italiani è stata del 20%: il reddito medio annuo degli ingegneri liberi professionisti è passato da poco più di 40.000 euro agli attuali 32.000 euro.
 
Sono alcuni dei dati sulla professione esposti da Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri (CNI) nella relazione di apertura del Congresso nazionale della categoria a Santa Teresa di Gallura in Sardegna.
 

Redditi ingegneri: in calo perché legati alle costruzioni

Secondo i dati del CNI, nel 2009 e nel 2010 i redditi professionali medi erano più elevati del 13% rispetto alla situazione attuale e si sono mantenuti sui quei livelli (mediamente 37.000 euro) per un periodo di tempo relativamente prolungato (5 anni), per poi contrarsi.
 
Dal 2007 al 2018 la flessione del reddito è stata del 20%. Secondo il CNI, solo negli ultimi anni si è assistito ad un lieve recupero che, tuttavia pone il reddito medio ben lontano non solo da quanto si registrava a metà dello scorso decennio.
 
Ciò è dovuto al fatto che la maggior parte degli ingegneri che operano nella libera professione sono legati a “doppio filo” al settore delle costruzioni, ormai in crisi da anni.  Il settore dei servizi di ingegneria (progettazione, direzione lavori, misurazioni, test, certificazioni in ambito tecnico connesse all’Ingegneria civile-ambientale, all’Ingegneria industriale e dell’informazione) risente del quadro economico generale e, in particolare, dell’andamento critico degli investimenti.
 

Ingegneri: i dati sul volume d’affari

Tuttavia, il Centro Studi CNI evidenzia una lieve ripresa dopo una lunga fase di accelerazioni e decelerazioni: le attività di ingegneria svolte dai liberi professionisti e dalle società di Ingegneria (in questo caso operanti sia nell’ambito della progettazione che dell’esecuzione dei lavori), generano un fatturato che nel 2018 ha raggiunto i 27,7 miliardi di euro.
 
Migliora lentamente l’andamento del volume d’affari dei liberi professionisti che operano in ambito ingegneristico. L’inversione di tendenza si è manifestata a partire dal 2016, in modo più evidente per gli ingegneri, il cui monte fatturato si attesta a 3,2 miliardi di euro e in modo meno marcato per l’altra parte dei professionisti dell’area tecnica che svolgono funzioni riconducibili all’alveo dell’Ingegneria ed importanti per tale settore.
 
Prese singolarmente, le categorie degli architetti operanti nella libera professione, dei geometri, dei geologi e dei periti industriali (compresi nella voce altri professionisti dell’area tecnica) non generano attualmente un volume d’affari pari a quello degli ingegneri. Nel complesso, tuttavia si stima che gli ingegneri e gli altri professionisti abbiano generato, nel 2018, un fatturato pari a 7,9 miliardi di euro, vicino, ma ancora al di sotto di quanto si registrava nel 2013.
 
Più dinamico risulta essere il volume d’affari delle società di Ingegneria operanti in Italia. Per il 2018 il fatturato potrebbe essersi avvicinato a 18 miliardi di euro, superando una fase di ridimensionamento piuttosto marcata iniziata nel 2015.


Redditi professionali e flat tax

Con il calo dei redditi professionali, molti ingegneri l’anno scorso hanno optato per il nuovo regime forfettario; secondo i dati raccolti dal CNI, emerge che la metà degli ingegneri iscritti ha optato nel 2019 per la flat tax al 15% prevista dalla Legge di Bilancio 2019 per le partite Iva, con una prevalenza per le classi più giovani e per quelle più anziane (in cui prevalgono redditi più contenuti).
 
Nonostante il 77% degli iscritti all’Albo ne abbia dato un giudizio largamente positivo, il CNI torna a ribadire come il nuovo regime forfetario manifesti effetti distorsivi della concorrenza e generi una ulteriore frammentazione del settore dei servizi professionali.
 
Infatti, anche l’87% degli iscritti all’albo professionale ravvisa un effetto distorsivo della concorrenza tra professionisti, dovuto al diverso trattamento Iva, mentre appena il 13% ritiene che tale aspetto non rappresenti un problema.
 
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