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Catasto, la riforma non sfonda neanche quest’anno

di Paola Mammarella
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Viceministro Misiani: ‘non ci sarà nessun ddl di revisione’. Il piano per l’aggiornamento delle rendite esce dalla Nadef

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02/10/2019 - La riforma del Catasto non sarà riproposta. Lo ha annunciato alla trasmissione “Porta a Porta” il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Antonio Misiani.
 
Nonostante la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef) abbia inserito tra le misure legislative che completeranno la manovra 2020 un ddl per la revisione delle rendite catastali, le tasse sulla casa non saranno riviste neanche quest’anno.
 

Aggiornamento Catasto, raccomandazioni Ue e problemi pratici

A chiedere all’Italia di procedere con la riforma del Catasto è stata l’Unione Europea nell’ambito di una raccomandazione per spostare la tassazione dal lavoro alla rendita. L’aggiornamento dei valori catastali consentirebbe un allineamento con il valore di mercato degli immobili e una quantificazione più equa delle tasse da pagare.
 
Si tratta di una raccomandazione che l’UE ha già formulato lo scorso anno, ma che non ha avuto esito nella normativa italiana. Il motivo è la capacità di garantire l’invarianza di gettito. La rivalutazione delle rendite implicherebbe il pagamento di tasse più alte a carico dei proprietari che, per le variazioni urbanistiche o gli interventi effettuati sugli edifici, hanno visto crescere il valore di mercato dei loro immobili.
 
Contro questa eventualità si è da sempre scagliata Confedilizia. Il presidente, Giorgio Spaziani Testa, di fronte all’eventualità di riforma contenuta nella Nadef, ha affermato che prima sarebbe stato opportuno portare a zero le rendite di alcuni immobili non commerciabili, ma comunque gravati da Imu e Tasi. La Confederazione italiana della proprietà edilizia ha quindi accolto il dietrofront del Governo con soddisfazione.

Anche Giorgia Meloni (FdI) ha manifestato contrarietà alla riforma del Catasto, che con un tweet l'ha definita "stangata sul bene più sacro: la casa".
 

Riforma del Catasto, i tentativi falliti

Senza un sistema in grado di garantire l’invarianza di gettito, gli aumenti delle rendite potrebbero in certi casi diventare insostenibili. L’aggiornamento del Catasto, quindi, non può essere realizzato in modo isolato, ma necessita di una riforma fiscale complessiva.
 
L’idea di una riforma fiscale complessiva era quella perseguita, nel 2014, dalla legge delega Fiscale. Sulla base di questa norma avrebbe dovuto essere adottato un decreto legislativo per la revisione delle rendite catastali e l’allineamento del valore catastale e di mercato degli immobili.
 
La riforma, che come cavallo di battaglia prevedeva un sistema di stima basato sui metri quadri anziché sui vani, si risolse con un nulla di fatto. La delega venne lasciata scadere senza che fossero adottati i decreti attuativi.
 
Nel 2017 è stato riproposto un altro disegno di legge. Anche questa norma non ha avuto fortuna ed è rimasta lettera morta.
 
L’anno scorso, nonostante la raccomandazione dell’Ue, il Governo ha deliberatamente deciso di non attuare la riforma del Catasto. La scelta è stata motivata con i numerosi cambiamenti legislativi degli ultimi anni sulla casa, cui non si riteneva opportuno sommare la revisione delle rendite.
 
Il mondo delle professioni tecniche si è reso disponibile a collaborare ad una riforma del Catasto dal basso, stimando in 3 anni il tempo necessario per realizzarla.
 
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