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PROFESSIONE

L’equo compenso fallisce ancora, il Tar sdogana i bandi gratis

di Alessandra Marra
Commenti 6481

I professionisti possono sempre prestare la propria consulenza senza pretendere ed ottenere alcun corrispettivo in denaro

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04/10/2019 – La disciplina dell’equo compenso non mette al riparo i professionisti dal pericolo dei bandi gratis da parte della Pubblica Amministrazione (PA); secondo il Tar, infatti, la norma va intesa “nel senso che, laddove il compenso in denaro sia stabilito, esso non possa che essere equo”. In pratica se non è previsto compenso non si applica la norma che ne garantisce l’equità.
 
Questa la conclusione contorta e sconcertante a cui i giudici del Tar del Lazio giungono nella Sentenza 11411/2019 che ha dichiarato legittimo l'avviso pubblico del Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef) del 27 febbraio scorso, nel quale si chiedeva la manifestazione di interesse per incarichi professionali di consulenza a titolo gratuito.
 

Incarichi professionali senza compenso: il bando del Mef  

Ricostruiamo la vicenda: nel febbraio 2019 il Mef ha pubblicato un avviso finalizzato “a cercare un supporto tecnico ad elevato contenuto specialistico di professionalità altamente qualificate per svolgere consulenze a titolo gratuito, sul diritto nazionale ed europeo societario, bancario e dei mercati e intermediari finanziari”. Pur richiedendo la consulenza di un professionista del ramo economico-giuridico, la vicenda ha risvolti importanti per tutti i professionisti autonomi appartenenti ad Ordini o collegi professionali.  
 
L'avviso, pur prevedendo una consulenza a titolo gratuito, richiedeva come requisito di ammissione una consolidata esperienza di almeno cinque anni nel rispettivo settore e prevedeva una durata biennale del rapporto, senza possibilità di rinnovo e con possibilità per il professionista, di recedere (con preavviso di trenta giorni), fermo restando l'obbligo, per lo stesso, di portare a termine un eventuale studio che avesse iniziato.
 
Ravvisando una violazione delle norme sull’equo compenso un avvocato con esperienza ultratrentennale nelle materie in questione, ha fatto ricorso al Tar sostenendo la violazione delle norme sull’equo compenso.
 
Ricordiamo, infatti, che la Legge 172/2017, di conversione del DL 148/2017 ha introdotto il principio dell’equo (determinato in maniera proporzionale alla quantità e alla qualità del lavoro svolto) per tutti i lavoratori autonomi e al contempo ne ha previsto l’applicazione anche nei confronti delle prestazioni a favore della Pubblica Amministrazione. La Legge di Bilancio 2018 ha allargato ulteriormente questa disciplina
 
Il Tar, però, ha rigettato il ricorso dichiarando legittimo il bando del Mef.
 

Equo compenso: ok a incarichi gratis per i professionisti  

I giudici hanno ritenuto che “in ragione del carattere eventuale ed occasionale della consulenza, seppure nell’arco temporale ordinariamente di due anni, non può questa qualificarsi come contratto di lavoro autonomo (…)” vista la “possibilità, per il professionista, di porre comunque fine unilateralmente all’incarico in qualunque momento”. Ci sarebbe da chiedere ai giudici se per altri rapporti di lavoro autonomo i professionisti siano sempre vincolati.  
 
Ed il preavviso di 30 giorni previsto da bando prima di porre fino all’incarico? I giudici rispondono: “Non militano in senso contrario né il prescritto preavviso di 30 giorni per esercitare tale diritto né la previsione dell’obbligo, per il professionista, di concludere la propria attività su eventuali questioni in corso”. Perché? “Per quanto concerne il preavviso, esso obbedisce ad una mera esigenza organizzativa: in altre parole, l’Amministrazione ha necessità di conoscere ex ante sull’apporto di quali professionalità nell’esame di questioni rilevanti può contare in un determinato periodo”.
 
“L’obbligo di concludere l’incarico è funzionale ad un’azione della Pubblica Amministrazione efficace, che persegue il buon andamento: un’interruzione potrebbe, infatti, determinare perdite di tempo e degli apporti qualificati già conferiti dai professionisti che non intendano più portare avanti la consulenza”. Ci sarebbe da chiedere ai giudici: E chi si occupa delle ‘perdite di tempo’ dei professionisti nel lavorare gratis?
 
Il Tar, infine, conclude che non ha ritenuto che la disciplina dell’equo compenso si applicasse al caso proprio perché il bando è senza un corrispettivo, introducendo l’interpretazione che “laddove il compenso in denaro sia stabilito, esso non possa che essere equo”, diversamente (cioè senza compenso) tutto è consentito.
 

Incarichi gratis: i professionisti possono sempre accettarli

I giudici aggiungono che “nulla impedisce al professionista, senza incorrere in alcuna violazione, neppure del Codice deontologico, di prestare la propria consulenza, in questo caso richiesta solo in modo del tutto eventuale nei due anni stabiliti, senza pretendere ed ottenere alcun corrispettivo in denaro”.
 
In più, avvalorano la loro tesi evidenziando i vantaggi in termini di prestigio dei professionisti che possono “trarre vantaggi di natura diversa, in termini di arricchimento professionale legato alla partecipazione ad eventuali tavoli, allo studio di particolari problematiche ed altro, nonché quale possibilità di far valere tutto ciò all’interno del proprio curriculum vitae”.
 
A questo punto il Tar aggiunge particolari sulle categorie che potrebbero trarre vantaggio dalla prestazione: “potrebbe trattarsi di professionisti ancora giovani che, sebbene qualificati, trovino ancora molti stimoli professionali nell’attività descritta nell’avviso e ravvisino altresì nella stessa un’opportunità per arricchire il proprio curriculum”. D’altronde anche professionisti con un bagaglio professionale consistente potrebbero avere interesse, in quanto stimolante, a contribuire, con la propria professionalità, all’elaborazione di norme per l’adeguamento dell’ordinamento interno alle direttive/regolamenti comunitari”.
 

Equo compenso, Confprofessioni: il Tar legittima il lavoro gratis

Confprofessioni si solleva contro la decisione del Tar, evidenziando la gravità della sentenza che legittima, di fatti, il lavoro gratis. Gaetano Stella, Presidente della Confederazione, ha dichiarato: “Proprio quando il Governo si appresta a tracciare qualsiasi operazione finanziaria per stanare l’evasione fiscale, si avallano comportamenti poco trasparenti, che rischiano di alimentare un mercato sotto banco tra la pubblica amministrazione e i professionisti, nel silenzio assordante della politica”.
 
“L'equo compenso assomiglia sempre più alla tela di Penelope: quello che fa la politica, la giurisprudenza disfa. Rimaniamo sorpresi davanti alla decisione dei giudici amministrativi laziali che legittima la previsione secondo cui l'attività professionale può essere svolta a titolo gratuito”.
 
Confprofessioni conclude: “Una sentenza che umilia i professionisti, ma soprattutto esautora il Governo, il Parlamento e le Regioni su principio di civiltà che, ingenuamente, pensavamo acquisito. Dopo le rassicurazioni di massimi esponenti del Governo e del Parlamento, dopo aver letto nero su bianco l'impegno del nuovo esecutivo di “individuare il giusto compenso per i lavoratori non dipendenti”, dopo gli sforzi delle Regioni per promuovere norme che tutelino l'equo compenso, la sentenza del Tar Lazio decreta l'insussistenza della politica. Un colpo di spugna sul diritto dei professionisti a veder riconosciuto il valore economico della propria prestazione”.
 
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