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Partite Iva, dal 2020 regime forfetario a ostacoli

di Paola Mammarella

Resta l’aliquota al 15%, ma spunta il tetto di 20mila euro per beni strumentali e personale. Di Maio: ‘Le Partite Iva sono la classe operaia dei giorni d’oggi’

Vedi Aggiornamento del 13/11/2019
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25/10/2019 – Nessun terremoto normativo stravolgerà il funzionamento delle Partite Iva in regime forfetario. Almeno così sembra dalle indiscrezioni sullo schema delle principali misure della manovra economica 2020, con cui il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha risposto alle richieste di chiarimento dell’Unione Europea.

“Le partite Iva sono la classe operaia dei giorni d’oggi, soprattutto quelle sotto i 65mila euro è una categoria debole che va protetta, aiutata e incentivata” ha affermato Luigi Di Maio, lasciando intendere che non ci saranno cambiamenti peggiorativi.
 

Partite Iva e regime forfetario al 15%

I professionisti con redditi fino a 65mila euro continueranno ad usufruire del regime forfetario, che prevede una tassazione al 15%.
 
Dal punto di vista delle aliquote, tutto resterà com’è. Come già annunciato dal Governo, non sarà completata la flat tax delineata lo scorso anno dall’Esecutivo giallo-verde. Non ci sarà quindi il forfetario, con aliquota al 20%, per i redditi fino a 100mila euro.
 

Regime forfetario, gli esclusi

Qualche modifica arriverà sul fronte dell’accesso al regime forfetario. Rispetto alla disciplina attuale, che individua il reddito come unico parametro e non prevede altri limiti, subentreranno una serie di paletti.
 
Dal 2020 saranno introdotti un limite di 20mila euro per le spese per il personale e un tetto di 20mila euro del valore dei beni strumentali che il professionista potrà possedere.
 
Come ipotizzato dopo il vertice di maggioranza dei giorni scorsi, dovrebbe essere escluso dal regime forfetario anche chi, parallelamente all’attività come libero professionista, percepisce un reddito da lavoro dipendente superiore a 30mila euro.
 

Regime forfetario, sfumato il calcolo analitico

Non ci sarà il passaggio al regime analitico, che nei giorni scorsi ha preoccupato i professionisti.
 
Con il calcolo analitico, infatti, i professionisti, anche con redditi bassi, sarebbero stati costretti a conservare i documenti contabili e avrebbero avuto l’obbligo di rendicontazione. Oneri contrari agli obiettivi di semplificazione a sostegno della libera professione.
 
Ad ogni modo, per avere certezza sulle misure che regoleranno la libera professione bisognerà attendere la bozza del disegno di legge di bilancio.
 

Proroga degli ISA al 16 marzo 2020

Lo schema sulla manovra economica prevede la proroga degli ISA. Un’ipotesi che sembrava ormai sfumata. Nel documento, datato 23 ottobre, si legge che “per le partite Iva (sia in regime forfettario che standard) vengono prorogate al 16 marzo 2020 le rate fiscali previste al 18 novembre 2019, con l’effetto di aggiungere 3 miliardi alle entrate previste nel 2020. La proroga si rivolge ai 4 milioni di imprese e professionisti che avevano deciso di rateizzare le tasse quest’anno.
 
L’idea della proroga, proposta dal Ministro Gualtieri per recuperare 3 miliardi di euro, è stata smentita nei giorni scorsi per una serie di criticità sia sul fronte europeo che su quello interno. Lo schema della manovra sembra tornare al punto di partenza.
 

Stretta sui crediti fiscali in compensazione

Sempre in tema di Partite Iva, lo schema prevede che “Viene introdotta una stretta sui crediti Irpef, Ires e Irap da utilizzare in compensazione dei propri debiti fiscali se superano i 5mila euro fino a 10 giorni dopo la trasmissione della dichiarazione dei redditi”.
 

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