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Regime forfettario, addio al forfait?

di Alessandra Marra

Sarà introdotto un regime analitico per il calcolo del reddito. Nessun obbligo di conto corrente dedicato all'attività professionale

Vedi Aggiornamento del 31/10/2019
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18/10/2019 – Il regime forfettario cambierà nel 2020 con lo scopo di ‘limitare gli abusi’: introduzione di un regime analitico per la determinazione del reddito, abrogazione "flat tax" al 20% per redditi tra 65.000 euro e 100.000 euro e revisione dei parametri per accedere al forfettario.

Nessun obbligo, però, di conto corrente dedicato ai flussi finanziari dell’attività professionale svolta. La misura, infatti, inserita inizialmente nel Decreto fiscale, è stata eliminata. 
 

Regime forfettario: in arrivo il regime analitico

Tra le azioni antiabuso previste dalla Manovra 2020, che potrebbe urtare con le ‘semplificazioni’ insite nei regimi di vantaggio, c’è l’introduzione di un regime analitico per la determinazione del reddito dei professionisti.
 
Questo cambiamento, di fatto, stravolge il ‘regime forfettario’ eliminando proprio il ‘forfait’. Oggi, infatti, le partite Iva che aderiscono al forfettario non sono tenute a conservare i documenti delle spese in quanto i costi vengono loro imputati sulla base di una percentuale prestabilita in maniera forfettaria in base all'attività svolta.
 
Con le modifiche allo studio del Governo, invece, i contribuenti avranno l’obbligo di rendicontazione e dovranno conservare tutti i documenti per la determinazione del reddito. Questo, quindi, andrà a rendere il forfettario più simile al vecchio regime dei “minimi”.
 

Forfettari: nessun obbligo di conto corrente dedicato

La bozza del 14 ottobre del decreto fiscale collegato al Ddl di Bilancio introduceva l’obbligo, per i professionisti che aderivano al forfettario, di dotarsi di un conto corrente dedicato ai flussi finanziari dell’attività professionale svolta.
 
Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, in un’intervista a “Il Sole 24 Ore”, ha assicurato che la misura non ci sarà "per evitare in questa fase oneri ulteriori". Nella bozza del 16 ottobre, infatti, tale disposizione è stata eliminata. 

 

Flat tax al 20%: addio all’agevolazione per redditi fino al 100 mila euro

La Manovra 2020 interviene, abrogandola, sulla flat tax al 20% per le persone fisiche esercenti attività` d’impresa o di lavoro autonomo con redditi compresi tra 65.000 euro e 100.000 euro.
 
La misura, prevista dalla Legge di Bilancio 2019, sarebbe dovuta debuttare il 1° gennaio 2020, a completamento della riforma prevista per i lavoratori autonomi che nel 2019 è iniziata con l’estensione del forfettario ai redditi fino a 65mila euro.
 

Regime forfettario: in arrivo nuovi paletti  

Per limitare gli abusi riscontrati sul fronte del forfettario, il Governo studia nuovi paletti che possano ‘riequilibrare il regime di tassazione’. Di conseguenza, per rimanere nel regime agevolato non basterà rispettare la soglia dei ricavi (inferiore a 65 mila euro) ma entreranno in gioco altri fattori. 
 
Ad esempio, il Governo potrebbe reintrodurre i limiti di spese personale 20.000 euro e i limiti per beni strumentali 20.000 euro. Ricordiamo che la scorsa Legge di Bilancio si era mossa nel verso opposto e aveva eliminato: il limite di 5mila euro per le spese per il personale, il tetto di 20 mila euro per i beni strumentali e il limite di 30 mila euro per il reddito di lavoro dipendente.
 
Un'altra incognita per i professionisti riguarda la fatturazione elettronica; allo studio del Governo, come si legge in una nota, un “regime premiale di fatturazione elettronica, con esclusione per i redditi superiori a 30.000 euro”. Per capire nel dettaglio cosa prevede la misura bisognerà aspettare il testo della Manovra.
 
Negli scorsi giorni, infatti, si era ipotizzato che il Governo volesse introdurre soglie intermedie nell’ambito della flat tax: i redditi più bassi esentati dall’obbligo di fatturazione elettronica mentre quelli intermedi, ad esempio dai 30mila ai 65mila euro, assoggettati alla fatturazione elettronica.
 

Professionisti: multe per chi non accetta le carte

Infine, tutti i professionisti dovranno fare i conti con le sanzioni per la mancata accettazione dei pagamenti con carte di credito o bancomat.

Il decreto fiscale prevede una sanzione pari a 30 euro aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento con carte.

 

Tassazione partite Iva: possibili correzioni?

Su partite Iva e pagamenti elettronici, però, non c’è unità di vedute nella coalizione di Governo; nel Movimento 5 Stelle, infatti, molti non gradiscono rimettere in discussione i benefici pensati per le partite Iva meno di un anno fa. Ad esempio, il viceministro M5S Laura Castelli sostiene che la questione sia ancora aperta e che le modifiche indicate nel Documento programmatico “non sono scolpite nella pietra”.
 
Ma anche nel Partito Democratico c’è chi auspica correzioni; ad esempio il senatore Tommaso Nannicini ha twittato: “Sulle #partiteIVA in attesa del testo: 1) Molto bene che si mantenga regime a 65k 2) Bene anche limite di cumulo con reddito lavoro dipendente o pensione 3) Molto male se si abolisce regime forfettario per tornare all’analitico. Certezza e semplicità, no sense tornare indietro”.
 
Infine, sulle multe per chi non accetta pagamenti elettronici Luigi di Maio twitta: “In Italia bisogna combattere contro la grande #evasione, non contro il commerciante. Io non accetto che si criminalizzino certe categorie. Prima della multa sul Pos bisogna abbassare le commissioni delle banche”.
 
Insomma, la partita per la definizione della Manovra 2020 è appena cominciata.  
 

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