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Sentenza del Tar sugli incarichi gratuiti, chieste al Governo regole certe

di Alessandra Marra

Un’interrogazione parlamentare esorta l’esecutivo ad assoggettare al Codice Appalti l’affidamento di servizi a titolo gratuito

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14/10/2019 – Delineare un quadro normativo chiaro che definisca il concetto di incarico professionale e che configuri l'affidamento di servizi a titolo gratuito come un contratto a titolo oneroso soggetto alla disciplina del Codice dei contratti pubblici.
 
Questa la richiesta, contenuta in un’interrogazione parlamentare, che i senatori Andrea De Bertoldi e Luca Ciriani (FdI) hanno presentato ai Ministri della Giustizia e dell'Economia e delle Finanze.
 

Incarichi gratuiti e sentenza Tar: definire norme chiare

I senatori, commentando la sentenza del Tar che ha stabilito che il rapporto tra un'amministrazione pubblica e un professionista può essere a titolo gratuito se la consulenza ha regole molto flessibili ed apporta arricchimento professionale, hanno chiesto al Governo regole certe per i professionisti.
 
Secondo De Bertoldi e Ciriani le motivazioni dei giudici “appaiono ambigue e delineano un quadro giuridico nebuloso, evidenziando tra l'altro un vuoto normativo, in assenza del quale si rischia di alimentare confusione e difficoltà nello svolgimento dell'attività lavorativa professionale, anche con riferimento all'istituto dell'equo compenso, nonché ai criteri stabiliti per l'affidamento delle consulenze ai professionisti previste a titolo gratuito, in considerazione del fatto che il bando relativo ad incarichi gratuiti non costituisce un'opportunità lavorativa”.
 
Poiché la decisione del Tar ha creato “delle crepe non indifferenti al concetto stesso di incarico professionale”, i senatori di FdI hanno chiesto ai Ministri “quali iniziative intendano intraprendere, al fine di stabilire un sistema di regole più chiare, anche attraverso un intervento legislativo ad hoc, in grado di stabilire in via definitiva che l'affidamento di servizi a titolo gratuito si configura come un contratto a titolo oneroso e, quindi, soggetto alla disciplina del codice dei contratti pubblici”.
 

Equo compenso e decisione Tar, le critiche di Fondazione Inarcassa

Commentando la vicenda legata alla sentenza del Tar sull’equo compenso, Fondazione Inarcassa si è espressa in questo modo: “È un segnale importante che la questione sollevata dai giudici del Tribunale Amministrativo del Lazio sia giunta all’attenzione del Parlamento, del Ministro della Giustizia e del MEF con una interrogazione presentata al Senato. Il valore economico della prestazione professionale non solo è garante della difesa della dignità dei liberi professionisti ma anche della qualità dei servizi erogati ai cittadini e per nessun motivo il principio dell’equo compenso può essere messo in discussione”.
 
Il Presidente di Fondazione Inarcassa, Egidio Comodo, ha aggiunto: “Siamo stupiti della decisione di legittimare la gratuità del lavoro svolto da parte di migliaia di tecnici. Una sentenza pericolosa che va a ledere i diritti dei professionisti e che non possiamo accettare perché per ogni traguardo in tema di equo compenso - principio adottato ormai da moltissime leggi regionali - sembra esserci un passo indietro della giurisprudenza e questo non è tollerabile. Auspichiamo pertanto, che sia stabilito al più presto un sistema di regole più chiare e che si proceda ad una revisione di questa decisione, a noi incomprensibile, così da ridare piena legittimità al lavoro dei liberi professionisti”.
 

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