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Laterlite per la fitodepurazione della Vallata Santa Domenica a Ragusa

di Laterlite

L’argilla espansa Leca per il 'polmone verde' di Ragusa

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28/11/2019 - A Ragusa tutti la chiamano ancora “cava”, in memoria dei tempi passati; la Vallata Santa Domenica, infatti, nei secoli scorsi una zona industriale ante litteram, luogo in cui si sposavano perfettamente due importanti attività della Ragusa storica: la produzione agricola intensiva, grazie all'acqua del torrente che vi scorre per tutta la sua lunghezza, e l'estrazione della pietra bianca calcarea da costruzione.
A testimonianza del passato, nella Vallata Santa Domenica sono ancora presenti i mulini ad acqua e i terrazzamenti realizzati per la coltivazione intensiva dei versanti. Il paesaggio del fondovalle è caratterizzato dalle latomie, grotte realizzate intorno al Settecento per l'estrazione della pietra e al cui interno si possono trovare le “carcare”, forni circolari in pietra per la produzione della calce.
 
Oggi le attività agricole e minerarie non esistono più e il luogo è diventato un parco naturale, chiamato Vallata Santa Domenica o Cava Grande. Vero e proprio polmone verde, divide la città in due parti collegate fra loro da tre ponti; si trova nella parte più antica del centro storico di Ragusa, ed è a circa trenta metri al di sotto del livello della strada.
L’area negli ultimi anni era stata completamente abbandonata e dismessa. Il Comune di Ragusa ha quindi avviato un importante progetto di riqualificazione: la necessità era quella di ripulire le acque del torrente, che purtroppo portavano con sé detriti e corpi inquinanti. Per questo motivo si è deciso di realizzare un impianto di fitodepurazione, che s’inserisse in modo armonioso in questo contesto naturale.
 
L’Ing. Riccardo Bresciani della società Iridra srl di Firenze ha progettato un impianto di fitodepurazione aerata circolare, per il quale sono state realizzate tre vasche molto grandi, poi riempite con argilla espansa Leca in pezzatura 8-20, posato sfuso a gravità e semplicemente livellato.

Nelle vasche così preparate sono state poi introdotte delle piante acquatiche per fitodepurazione, capaci di attivare una serie di microorganismi: liberando parte dell’ossigeno assorbito attraverso le foglie e il fusto, sono in grado di creare in prossimità delle radici le condizioni adatte alla proliferazione della flora batterica (biofilm).
L’argilla espansa Leca, combinata con il passaggio dell’acqua e grazie all’attività delle radici di queste piante, crea così un ambiente ideale per lo sviluppo di un biofilm batterico capace di degradare alcune componenti inquinanti che si trovano nell’acqua, dando vita a un vero e proprio impianto di depurazione innovativo capace di riprodurre il principio di autodepurazione tipico degli ambienti acquatici e delle zone umide.

Le piante, attraverso le loro radici, portano ossigeno all’interno dell’argilla espansa, che è un materiale particolarmente idoneo a questo tipo d’intervento grazie all’elevata superficie filtrante: l’argilla espansa Leca si presta particolarmente all’insediamento di micro organismi, di azoto riduttori e azoto fissatori che degradano i componenti inquinanti e li trasformano in sostanze più semplici che possono essere rilasciate nell’ambiente.
L’argilla espansa Leca disponibile in varie granulometrie, materiale naturale, chimicamente inerte, con elevata porosità e ritenzione idrica, è il substrato ideale per lo sviluppo delle radici delle piante e per realizzare il letto filtrante in cui si verifica la vera e propria filtrazione biologica.
 
L’argilla espansa Leca è un aggregato leggero che non contiene materiali organici né loro derivati. Non marcisce, non si degrada nel tempo, resiste bene ad acidi, basi e solventi conservando inalterate le sue caratteristiche. È in pratica un materiale eterno e per questo ben si presta a un’applicazione in esterno come in questo caso.
L’origine del prodotto, unitamente a un processo produttivo rispettoso dell’ambiente, permette all’aggregato leggero argilla espansa Leca di essere ecobiocompatibile e certificato ANAB-ICEA per le applicazioni in bioedilizia, quindi adatto a essere inserito in un contesto naturale come quello della Vallata ragusana.
 
Oltre che per la sua compatibilità ambientale, la scelta è ricaduta sull’argilla espansa Leca anche per la leggerezza del materiale, importante in questo caso per la logistica del cantiere, posto a circa 30 metri sotto il livello stradale: non sarebbe stato possibile, infatti, portare nella cava grandi e pesanti sacchi di materiale, ma era necessario avere un materiale leggero e pompabile dall’alto.
L’intervento è stato eseguito da Project srl, impresa edilizia siciliana con sede a Brolo, in provincia Messina, che si è occupata di mettere in posa circa 570 m3 di argilla espansa Leca.
 
L’intervento di Ragusa è un esempio delle molte possibilità applicative dell’argilla espansa Leca nei progetti per il verde urbano, dai campi sportivi ai tetti verdi e giardini pensili, dalle coperture zootecniche al paesaggismo.

Laterlite su Edilportale.com
 

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