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Subappalto, il tetto del 40% non salva i contratti pubblici dalla criminalità

di Paola Mammarella

Anac e UE suggeriscono un sistema con limiti variabili, decisi dalla Stazione Appaltante, bilanciato da controlli immediati sui possibili subappaltatori

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Foto: Katarzyna Bialasiewicz©123RF.com
19/11/2019 - Il subappalto può essere limitato, ma non nel modo stabilito dalla normativa italiana. Ad affermarlo è l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) che, con un atto di segnalazione, ha invitato il legislatore a rivedere la norma sui contratti pubblici.
 
La raccomandazione arriva dopo che la sentenza della Corte di Giustizia Europea, emessa a settembre, ha giudicato il tetto massimo al subappalto non solo illegittimo, ma anche inutile a contenere i rischi di infiltrazioni criminali nei contratti pubblici.
 

Subappalto, UE: il tetto non è l’unico strumento di controllo

Secondo la Corte di Giustizia Europea, la normativa italiana sul subappalto restringe la concorrenza e, allo stesso tempo, non mette al riparo i contratti pubblici da potenziali infiltrazioni criminali.
 
Da una parte esiste un tetto del 40% alle lavorazioni subappaltabili. Dall’altra, per effetto del decreto Sblocca Cantieri, fino al 31 dicembre 2020 è stato sospeso l’obbligo di indicare la terna dei subappaltatori in fase di offerta.
 
I giudici europei pensano invece che un efficiente sistema di controllo dovrebbe essere strutturato in senso opposto. Il limite al subappalto potrebbe quindi essere rimosso, ma dai documenti di gara dovrebbe emergere l’intenzione di subappaltare e i subappaltatori proposti, di modo che l’amministrazione sia posta in condizioni di verificare le loro capacità in occasione della valutazione delle offerte e della selezione dell’aggiudicatario.
 
L’UE ritiene in sostanza che in presenza di obblighi informativi e di adempimenti procedurali per i quali l’impresa subappaltatrice può essere assoggettata a controlli analoghi a quelli che ricadono sull’impresa aggiudicataria, il limite al subappalto non costituisce lo strumento più efficace e utile per assicurare l’integrità del mercato dei contratti pubblici.
 

Subappalto, le proposte di modifica dell’Anac

Secondo l’Anticorruzione, la normativa italiana dovrebbe essere riscritta. Partendo dal presupposto, spiega, che l’UE non sembra sancire la possibilità di ricorrere illimitatamente al subappalto, bisognerebbe dare alle Stazioni Appaltanti la possibilità di fissare i limiti al subappalto in base al settore economico e alla natura dei lavori o dei servizi da svolgere.
 
L'Anac propone quindi il mantenimento del divieto di subappalto dell’intera commessa o di una sua parte rilevante, ma, contemporaneamente, l’obbligo a carico della Stazione Appaltante di motivare adeguatamente un eventuale limite al subappalto in relazione allo specifico contesto di gara.
 
Per bilanciare la maggiore libertà di subappalto, Anac propone l’obbligo di indicare i subappaltatori già in fase di gara al fine di consentire alla stazione appaltante di conoscere preventivamente i soggetti incaricati e di effettuare le opportune verifiche.
 
In caso di limiti al subappalto adeguatamente motivati ma entro determinate soglie, si potrebbe confermare l’attuale sistema della mera indicazione della intenzione di subappaltare alcune parti del contratto e di verificare il subappaltatore in fase di autorizzazione. Oltre determinate soglie, invece, si potrebbe prevedere la verifica obbligatoria dei subappaltatori anche in fase di gara.
 
L'Anac conclude suggerendo che questo meccanismo dovrebbe essere applicato sia alle gare sotto la soglia comunitaria sia a quelle di importo superiore.
 

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