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Partite Iva, le modifiche alla flat tax lasciano perplessi i tecnici del Senato

di Paola Mammarella

Nel 2019 registrato un aumento delle aperture con regime forfetario, incognita sugli effetti del ddl Bilancio 2020

Vedi Aggiornamento del 06/12/2019
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Foto: goodluz©123RF.com
13/11/2019 – Nel 2019 sono aumentate le aperture di Partite Iva. Merito, secondo le rilevazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) dell’introduzione del regime forfetario. Ma con la Legge di Bilancio per il 2020 la situazione potrebbe cambiare, non solo per le modifiche che saranno introdotte, ma anche per gli effetti evidenziati dal Servizio del Bilancio del Senato, che ritiene necessari ulteriori approfondimenti.
 

Partite Iva, dati 2019 e modifiche in arrivo

Secondo l’Osservatorio sulle Partite Iva, nel primo trimestre del 2019, le adesioni al regime forfetario sono state il 53,3% (pari a 104.456 soggetti) del totale delle nuove aperture.
 
Nel secondo e terzo trimestre, i forfetari hanno rappresentato rispettivamente il 48,5% (66.126 soggetti) e il 48,4% (49.171 soggetti) del totale delle nuove aperture.
 
L’andamento è stato influenzato dalle modifiche normative introdotte con la Legge di Bilancio 2019, che ha introdotto la flat tax al 15% per i redditi fino a 65mila euro.
 
Nel 2020 la situazione potrebbe cambiare. Per effetto del disegno di legge di Bilancio, meno soggetti potrebbero aver diritto ad accedere alla flat tax. Il ddl prevede infatti due soglie di sbarramento: il primo è il limite di 20mila euro alle spese per lavoro accessorio, il secondo è il tetto di 30mila euro ai redditi da lavoro dipendente percepiti nel 2019 nell’ambito di rapporti di lavoro ancora in corso.
 

Partite Iva, i dubbi dei tecnici del Senato

Il ddl di Bilancio 2020, lo ricordiamo, è approdato in Senato, dove riceverà il primo via libera. Il testo è stato sottoposto allo studio delle Commissioni e dei tecnici competenti, che hanno tratto una serie di considerazioni.
 
In particolare, il Servizio del Bilancio ha redatto una nota di lettura che mette in risalto alcuni dubbi e potenziali criticità del nuovo sistema.
 
Come si legge nella nota, la relazione tecnica allegata al ddl non indica il numero dei soggetti che passeranno dall’attuale regime forfetario a quello che arriverà nel 2020.
 
La relazione, si legge, indica inoltre in un valore complessivo di 341.494 unità i soggetti che, in virtù dei nuovi limiti, passeranno dal regime forfetario alla tassazione ordinaria. Non viene invece specificato il numero dei soggetti che saranno colpiti dal limite di 20mila euro sul lavoro accessorio e quelli che dovranno fare i conti col tetto di 30mila euro per i redditi da lavoro dipendente.
 
I soggetti che passeranno al regime ordinario pagheranno l’Iva e saranno assoggettati anche a Irpef e Irap. Secondo il Servizio del Bilancio, però, le simulazioni non contengono dati esaustivi e non è chiaro se il risultato sarà un recupero delle imposte o una perdita di gettito.
 
Il Servizio del Bilancio ha espresso perplessità anche sul sistema premiale che avvantaggerebbe i forfetari che, pur non essendo obbligati, scelgono la fatturazione elettronica. La scelta da parte dei soggetti in regime forfetario, si legge nella nota di lettura, rappresenterebbe un appesantimento amministrativo “mentre il beneficio si traduce soltanto nella diminuzione di un anno del termine di accertamento da parte degli uffici finanziari che peraltro, trovandosi di fronte ad un regime forfetario calibrato su contribuenti minimi, avrebbero pochi elementi per effettuare un accertamento analitico di importo consistente al punto da indurre i soggetti ad aderire al regime premiale in argomento”.

Per capire che direzione prenderà effettivamente la flat tax e se i nuovi limiti al regime forfetario vedranno effettivamente la luce, bisogna attendere l’eventuale approvazione di emendamenti sull’argomento. Il panorama potrebbe ancora cambiare.
 

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