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PROFESSIONE

Professionisti, cosa aspettarsi con gli emendamenti in arrivo

di Paola Mammarella

Eliminazione della centrale per la progettazione, equo compenso, divieto di clausole di gratuità e regime forfetario più accessibile

Vedi Aggiornamento del 11/12/2019
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Foto: rawpixel©123RF.com
21/11/2019 – La centrale per la progettazione sarà probabilmente abrogata prima ancora di essere entrata in funzione. Lo prevede uno delle migliaia di emendamenti al disegno di legge di Bilancio per il 2020, che deve ora affrontare la tagliola del Senato.
 
Tra le proposte, giunte dai vari gruppi politici, ce ne sono diverse di interesse per i professionisti, come un’iniziativa centrale sull’equo compenso e il tentativo di rendere più elastico l’accesso al regime forfetario.
 

Via la centrale per la progettazione

Un emendamento del Movimento 5 Stelle punta a cancellare con un tratto di penna la Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici, conosciuta anche come “centrale per la progettazione”, introdotta dalla legge di Bilancio per il 2019.
 
L’emendamento conferma le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, che ha definito la struttura “un errore madornale”, nonché “la morte dell’architettura”.
 
Il mondo delle professioni seguirà senz’altro con apprensione le sorti di questa proposta. La struttura per la progettazione non è mai piaciuta ai tecnici, che l’hanno sempre considerata una minaccia per il proprio lavoro e per la qualità delle opere pubbliche. Anche se istituita lo scorso anno, non si è mai messa in moto, causando incertezze nel mercato dei contratti pubblici.
 

Divieto clausola di gratuità e equo compenso

Alcuni emendamenti presentati prevedono che le Pubbliche Amministrazioni non possano affidare servizi professionali a titolo gratuito, a eccezione dell’alta consulenza alle Amministrazioni Centrali. Non potranno neanche essere previsti corrispettivi dal valore simbolico (bandi a 1 euro). Se presenti nei contratti, queste clausole saranno considerate nulle e i compensi del professionista saranno determinati dal giudice sulla base del Decreto parametri.
 
Altri emendamenti intervengono sul tema dell’equo compenso spiegando che per compenso equo si intende un compenso proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto. Si presume che sia sproporzionato e non equo un compenso di ammontare inferiore ai corrispettivi individuati dal DM 17 giugno 2016. In base alle proposte presentate, per far valere i propri diritti, i professionisti dovranno agire entro un termine di prescrizione, che inizierà a decorrere dal momento in cui viene eseguita la prestazione.
 
I temi degli incarichi a titolo gratuito, dei bandi a 1 euro e dell’equo compenso sono molto sentiti dal mondo delle professioni, che da tempo chiede al Governo un intervento deciso. Intervento che, però, finora ha tardato ad arrivare, tanto da essere superato da una serie di iniziative regionali. L’ultima è stata quella delle Marche.
 

Regime forfetario più permissivo?

Un emendamento presentato da Forza Italia propone che siano esclusi dal regime forfetario i professionisti che, parallelamente all’attività di impresa, percepiscono redditi da lavoro dipendente superiori a 40mila euro. Il ddl di Bilancio ha invece fissato questo limite a 30mila euro. Ci sono anche ipotesi più coraggiose, come quella, avanzata da fratelli d’Italia, di elevare questo limite a 60mila euro. Dai banchi del centrodestra è inoltre arrivata la richiesta di ripristinare la flat tax al 20% per i redditi da 65mila a 100mila euro.
 
Il ddl di Bilancio 2020, lo ricordiamo, sta di nuovo ridisegnando il regime fiscale di vantaggio per i professionisti. Dal 2020, i professionisti con redditi fino a 65mila euro continueranno ad usufruire del regime forfetario, che prevede una tassazione al 15%. Rispetto al 2019, saranno introdotti degli sbarramenti: uno è il tetto ai redditi da lavoro dipendente, l’altro è il limite di 20mila euro per le spese per lavoro accessorio.
 

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