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LAVORI PUBBLICI

Edilizia, Mise: il tavolo per il rilancio avrà un approccio trasversale

di Paola Mammarella

I sindacati chiedono azioni condivise su rigenerazione urbana, messa in sicurezza del territorio, Codice Appalti e rottamazione e recupero dei capannoni

Foto: www.mise.gov.it
12/12/2019 – Al Ministero dello sviluppo Economico (Mise) è iniziato il confronto con i sindacati Cgil, Cisl e Uil per il rilancio del settore edile. Come proposto dai sindacati, il Ministero si farà promotore di specifici tavoli tecnici tematici in cui saranno coinvolti altri Ministeri e istituzioni. L’obiettivo è creare sinergie per affrontare temi trasversali, come ad esempio la rigenerazione urbana e la corretta implementazione del Codice degli Appalti.
 
I partecipanti dovranno inviare i propri contributi entro la metà di gennaio. In base alle proposte pervenute sarà definito un calendario di tavoli tecnici.
 

Edilizia, sindacati: ‘risorse per recupero capannoni e territorio'

Nel corso dell’incontro, i sindacati hanno illustrato “la drammatica situazione del settore” con 800mila posti di lavoro persi e 120mila imprese chiuse e sottolineato la necessità che il governo avvii una “politica industriale nuova per l’edilizia, con una visione di sistema, che non disperda un patrimonio produttivo ed occupazionale ancora importante e accompagni la trasformazione del mercato, l’innovazione di processo e di prodotto, una sua maggiore sostenibilità ambientale, in coerenza con gli stessi obiettivi ONU e dell’UE per un nuovo modello di sviluppo”.
 
Per questi motivi, i sindacati hanno consegnato alcune proposte di lavoro: in primo luogo la crisi di alcuni grandi imprese e dei relativi indotti (da Astaldi a Cmc, da GLF a Tecnis, ecc.) che, interessando decine di opere grandi e medie, “ha di fatto bloccato o rallentato il programma pluriennale “Connettere l’Italia” e la realizzazione di grandi opere necessarie al Paese”. I sindacati hanno poi chiesto di “generalizzare la politica di intervento delle banche (conversione dei crediti in partecipazione) e soprattutto di Cassa Depositi e Prestiti, allargando il perimetro di Progetto Italia.
 
I sindacati hanno inoltre chiesto specifiche azioni per la transizione tecnologica ed ambientale, il rispetto del Ccnl, la qualificazione delle stazioni appaltanti e il contrasto al fenomeno dello “sciopero della firma”, incentivi per la rottamazione ed il recupero dei capannoni industriali abbandonati, sostegno dei Comuni che intendono investire risorse nella messa in sicurezza del territorio, attraverso finanziamenti a tassi agevolati e procedure più semplici e celeri.
 

Edilizia, Patuanelli: le misure di sostegno in atto

“C’è bisogno di avviare un confronto con tutti gli attori coinvolti – afferma il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, dalla sua pagina Facebook -  così da individuare nuove misure e verificare gli strumenti esistenti, attraverso il coinvolgimento sinergico sia del Ministero delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico”.

“Per supportare le imprese edili nell’ambito delle trasformazioni tecnologiche in atto nel sistema produttivo e infrastrutturale, sempre più toccato dai processi di riconversione ecosostenibile e riqualificazione ambientale – continua - sono già state confermate nella legge di bilancio in corso di approvazione in Parlamento le misure relative al Piano Casa, con la proroga al 31 dicembre 2020 delle detrazioni fiscali per interventi di riqualificazione degli edifici, e la proroga degli incentivi del Piano Impresa 4.0, ulteriormente potenziato e semplificato al fine di ampliare la platea dei beneficiari. È stata inoltre resa strutturale la cosiddetta ‘norma Fraccaro’, che sostiene investimenti di efficientamento energetico e di sviluppo territoriale sostenibile dei comuni”.
 
È stato anche avviato, conclude, un approfondimento sulla possibilità di modificare alcune misure agevolative, al fine di meglio adattarle alle esigenze del settore dell’edilizia.
 

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Altri commenti
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Livio Pucci Daniele Architetto

In questi ultimi anni, nello svolgere la mia attività di Architetto, ho potuto costatare che molti proprietari di edifici degradati, quand'anche disposti ad eseguire lavori di ristrutturazione, sono stati costretti a rinunciare in virtù dell'impossibilità di poter conciliare il beneficio degli incentivi economici, previsti dalla legge, con i benefici degli incentivi volumetrici e di superficie che comunque i regolamenti urbanistici e in particolare la legge sul "Piano Casa" avrebbero consentito. Infatti, dai dati oggi riscontrabili, sono pochissimi gli interventi che hanno fatto ricorso alla normativa del "Piano Casa". Ma vi è di più, quei proprietari in possesso di fabbricati ricadenti in zone dove già i regolamenti prevedevano interventi con volumetrie superiori a quelle esistenti, nella prospettiva di essere esclusi dalle agevolazioni, non si sono certamente sentiti incentivati ad effettuare lavori. Credo che oggi, in presenza della necessità di promuovere azioni di rilancio dell’attività edilizia e dei cantieri edili, sia necessario estendere gli incentivi anche agli interventi previsti dal “Piano Casa”, eliminando così il freno sui vincoli volumetrici in essere, specialmente nell’ottica di un rilancio degli interventi mirati anche alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione delle periferie. Potrebbero essere tante le piccole imprese artigiane, soprattutto nei piccoli centri, a trovare impiego. Grazie


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