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Appalti, dal 1° gennaio le ritenute si applicheranno ai contratti oltre i 200mila euro

di Paola Mammarella

Decreto Fiscale al giro di boa dopo il via libera della Camera. L’opposizione chiede che l’obbligo valga solo per i nuovi contratti

Vedi Aggiornamento del 14/01/2020
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Foto: Ivan Kruk©123RF.com
10/12/2019 - Con l’approvazione del Decreto Fiscale, che ha ottenuto il via libera della Camera, arriva il nuovo meccanismo per il controllo sul versamento delle ritenute fiscali negli appalti e nei subappalti di importo superiore a 200mila euro.
 
Il nuovo strumento debutterà dal prossimo anno, ma non piace al mondo imprenditoriale, che continua a sperare in una modifica. Il testo inizia oggi in Senato l’iter per l’approvazione. Non ci sono i margini per ulteriori modifiche parlamentari, ma sono stati formulati una serie di ordini del giorno per la revisione del nuovo strumento.
 

Appalti e pagamento delle ritenute

Dal 1° gennaio 2020, il committente di contratti di importo superiore a 200mila euro, caratterizzati dal prevalente utilizzo di manodopera, avrà l'obbligo di richiedere all’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice, la copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute operate sulle retribuzioni corrisposte al personale impiegato. Il versamento sarà  effettuato dall’impresa appaltatrice o affidataria e dall’impresa subappaltatrice, con distinte deleghe per ciascun committente, senza possibilità di compensazione. In caso di mancata risposta o di versamenti omessi o insufficienti, il committente dovrà sospendere il pagamento dei corrispettivi.

Il committente che non richieda le copie dei versamenti o che non sospenda i pagamenti in presenza di irregolarità, sarà sanzionato.
 

Ritenute negli appalti, mondo imprenditoriale contrario

Le prime versioni del Decreto Fiscale prevedevano che in tutti i contratti, a prescindere dagli importi, fosse il committente a versare le ritenute operate dall’appaltatore ai dipendenti. L'appaltatore avrebbe dovuto anticipare le somme necessarie al committente o chiedergli un anticipo dai corrispettivi dovuti per le prestazioni ricevute.

Le proteste dei costruttori hanno sortito solo in parte i risultati sperati. L’introduzione della soglia dei 200mila euro, al di sotto della quale non si applica la ritenuta, ha lasciato scontenta l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) che, insieme a Confindustria, continua a ravvisare delle criticità e il rischio di crisi di liquidità per le imprese.
 

Ritenute negli appalti, le richieste al Governo

Durante la discussione finale alla Camera, prima dell’approvazione, alcuni deputati hanno formulato richieste di modifica al Governo. L’on. Dimitri Coin (Lega) ha lamentato che si tratta “dell’ennesima manifestazione di inefficienza totale dell'amministrazione pubblica, che demanda ancora una volta alle imprese private le verifiche che dovrebbe invece fare l'amministrazione pubblica”. Coin ha inoltre definito grave il fatto che l’obbligo non si applica solo ai nuovi contratti, ma possa essere fatto valere, a decorrere dal 1° gennaio 2020, anche per i contratti in corso.
 
Sempre dai banchi della Lega è arrivata la richiesta di escludere dall’obbligo i condomìni e di verificare che la norma sia in regola con la tutela della privacy perché “deve essere trasmesso l'elenco nominativo di tutti i lavoratori con il dettaglio delle ore prestate; l'ammontare della retribuzione corrisposta al dipendente collegata alle prestazioni effettuate; il dettaglio di tutte le ritenute fiscali eseguite nei mesi precedenti nei confronti di ogni lavoratore con separata indicazione di quelle relative alla prestazione affidata dal committente”.
 

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