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NORMATIVA

Rete Irene: ‘nel Decreto Crescita un blocca-Ecobonus’

di Paola Mammarella
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‘Lo sconto immediato al posto della detrazione potrebbe causare distorsioni del mercato e contenziosi senza semplificare nulla’

Vedi Aggiornamento del 21/05/2019
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02/05/2019 – “Gravi problemi di aspettative erronee, elusione fiscale, concorrenza sleale, eccessiva concentrazione del mercato, confusione, incertezza, rischio di una gran quantità di contenzioso futuro con l’Agenzia delle entrate e, per di più, un aggravio per la sostenibilità dei flussi del bilancio pubblico a parità di attività incentivate. Senza, per inciso, semplificare nulla”. Così Rete Irene, network di imprese per la riqualificazione energetica degli edifici, commenta una delle novità introdotte dal Decreto Crescita, in vigore dal 1° maggio.
 

Sconto immediato al posto di Ecobonus e Sismabonus

Il Decreto Crescita modifica le norme che regolano le detrazioni fiscali riservate ai proprietari che decidono di effettuare interventi di messa in sicurezza antisismica e riqualificazione energetica sulle proprie abitazioni.
 
Il decreto stabilisce che il soggetto che effettuerà gli interventi di messa in sicurezza dal rischio sismico e di efficientamento energetico potrà ricevere un contributo, anticipato dal fornitore che ha effettuato l’intervento, sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante. Il contributo sarà recuperato dal fornitore sotto forma di credito d'imposta, di pari ammontare, da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo, senza l’applicazione dei limiti di compensabilità.
 
Secondo il Governo, la modifica dovrebbe risolvere il problema del costo iniziale degli interventi, che spesso scoraggia i proprietari.
 

Rete Irene: ‘aspettative erronee’

Non la pensa allo stesso modo Rete Irene. Il nuovo provvedimento, si legge nella nota diramata, non abroga la modalità di cessione dei crediti d’imposta già vigente, ma fornisce ai beneficiari degli incentivi un’ulteriore opzione. Tuttavia, le caratteristiche del nuovo meccanismo sono tali da renderlo molto più convincente agli occhi dei beneficiari, rendendo meno conveniente il ricorso al meccanismo precedente: per l’ecobonus infatti è previsto il recupero economico, da parte del fornitore, in cinque anni anziché dieci, con il dimezzamento della durata dell’esposizione finanziaria e il conseguente risparmio di oneri finanziari. Per il sismabonus tale vantaggio non c’è, ma resta il fattore persuasivo (del tutto fuorviante per i condomini) della presunta semplificazione.
 
Per il soggetto cedente l’effetto del trasferimento del credito d’imposta operato con il nuovo meccanismo è esattamente lo stesso del sistema precedente: egli si spoglia definitivamente del diritto di compensare l’incentivo con i propri debiti fiscali, provvedendo con ciò al parziale pagamento del corrispettivo dei lavori.
 
Per il fornitore cessionario, che subentra nella piena titolarità del credito fiscale, secondo Rete Irene le cose invece cambiano drasticamente: a differenza del vecchio sistema, il nuovo meccanismo non prevede la facoltà di ulteriore cessione del credito d’imposta acquistato, che quindi deve essere utilizzato esclusivamente in compensazione dei propri debiti fiscali nel quinquennio successivo.
 
Il nuovo meccanismo è a nostro parere fortemente inopportuno a causa di una serie di conseguenze facilmente intuibili, spiega Rete Irene in un elenco.
 
1) Determina una fortissima concentrazione del mercato della riqualificazione energetica in capo a pochissimi grandi operatori dell'energia
È di tutta evidenza che il provvedimento conferisce un vantaggio competitivo rilevante ai pochissimi soggetti che sono in grado, contemporaneamente, di qualificarsi come “fornitori” (potendo sottoscrivere contratti d’appalto per la realizzazione degli interventi di riqualificazione) e di disporre di un’ampia e duratura capienza fiscale, nonché di capacità finanziaria, rispetto a tutti gli altri soggetti (anche i più tecnicamente qualificati) operanti sul mercato.
 
Tali soggetti beneficiati non sono le imprese, che non possiedono la capienza fiscale sufficiente, non sono le ESCo, ma solo le maggiori utilities dotate di sufficiente capienza fiscale e operanti nel settore dell’energia, soprattutto quelle a carattere territoriale, che già dispongono dell’ulteriore vantaggio competitivo del contatto con gli acquirenti di energia e della conoscenza dei loro consumi energetici.
 
Si può prevedere, ipotizza Rete Irene, un immediato ricorso all'AGCM per eccessiva restrizione della concorrenza e abuso di posizione dominante.
 
2) Determina una forte distorsione del mercato
Gli operatori dell'energia si trovano in posizione ineliminabile di conflitto d'interesse: investire le risorse strettamente sufficienti per fidelizzare la massima quantità di clienti, o investire tutte le risorse necessarie per massimizzare la riduzione dei consumi, minimizzando la quantità di energia venduta?
 
Oltre a ciò, gli operatori energetici godono dei vantaggi dell’asimmetria informativa nei confronti degli utenti. Ciononostante, con questo meccanismo essi vengono posti in condizione di decidere quali interventi promuovere. Non è più il proprietario che decide quali interventi di riqualificazione sono di proprio interesse, rivolgendosi poi (anche tramite l’impresa appaltatrice) a un investitore che gli acquista il credito d’imposta, ma è l’investitore che decide autonomamente quali interventi e quali edifici sono di proprio interesse.
 
3) Determina un grave rischio di diffuso contenzioso fiscale
Da oltre due decenni l'Agenzia delle Entrate esclude che gli oneri finanziari siano computabili tra le spese che generano i crediti d'imposta. La formulazione del nuovo meccanismo, secondo il quale il contributo anticipato dal fornitore è di ammontare pari alla detrazione fiscale generata, induce nei beneficiari la legittima aspettativa di non sostenere gli oneri finanziari, e negli operatori la tentazione di porre in essere comportamenti in contrasto con la posizione dell’Agenzia delle Entrate: incrementare il corrispettivo degli interventi al fine di ottenere una detrazione fiscale artificiosamente maggiorata da utilizzare per dissimulare l’entità degli oneri finanziari e di non porli a carico dei soggetti cedenti (facendo pagare esclusivamente la quota non coperta dall’incentivo).
 
4) Non determina alcuna semplificazione
Nel caso di interventi su singole unità immobiliari, il meccanismo di cessione del credito d’imposta è semplicissimo. Nel caso di interventi su immobili condominiali, la semplificazione si avrebbe solo in presenza di adesione unanime al nuovo meccanismo di cessione da parte di tutti i condomini (compresi gli assenti). In assenza dell'unanimità rimarrebbero immutate le stesse complicazioni burocratiche del vecchio meccanismo (adesione alla cessione dei singoli proprietari, notifica all'Agenzia delle entrate, certificazione dei singoli pagamenti, ecc.). Naturalmente questi aspetti tecnici sfuggiranno per lo più agli utenti, che saranno però catturati dalla promessa di semplificazione.
 
5) Determina il rischio concreto di restrizione del mercato (cioè l'esatto contrario della finalità del Decreto Crescita)
Il nuovo meccanismo riguarda ogni tipo di intervento che genera ecobonus e sismabonus: dalla sostituzione di singoli serramenti e di singole caldaie, agli interventi su edifici singoli, agli interventi condominiali più integrati, sia energetici che sismici che combinati. Nel breve periodo, è prevedibile un blocco del settore: chi, pur di beneficiare di una cessione a costo zero (per il cittadino, ma non per lo Stato), non vorrà attendere i tre mesi (che, in base all’esperienza diventeranno molti di più – sedici in un caso recente) che l’Agenzia delle Entrate impiegherà per rilasciare il suo nuovo provvedimento?
 
Rete Irene auspica “una responsabile e intelligente azione emendativa” in fase di conversione in legge, ma soprattutto che in futuro “il legislatore agisca in modo più accorto e responsabile”.
 
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