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Opere a scomputo, ai progettisti dipendenti della PA spetta l’incentivo?

di Paola Mammarella

Un Comune chiede se si possa far pagare il bonus al privato che realizza i lavori, la Corte dei conti spiega cosa prevede il Codice Appalti

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Foto: Andrea De Martin©123RF.com
14/01/2020 – Al Responsabile unico del procedimento (RUP) non deve essere riconosciuto nessun incentivo per le opere a scomputo realizzate dal privato. Lo ha ribadito la Corte dei Conti con la delibera 122/2019.
 

Opere a scomputo e incentivi al RUP, il caso

Il dubbio è stato sollevato da un Comune, che ha chiesto se, in caso di stipula con un privato di un atto per la realizzazione di opere a scomputo, sia possibile inserire una clausola che imponga, a carico del privato, il versamento di oneri per retribuire le prestazioni professionali del RUP.
 
In caso di risposta affermativa, il Comune chiedeva inoltre se il RUP avesse diritto all’incentivo in relazione alle opere a scomputo.  
 

Opere a scomputo, i privati non devono pagare gli incentivi al RUP

La Corte dei Conti ha esordito spiegando che le opere a scomputo realizzate dl privato sono soggette al Codice Appalti, ma non alla disciplina sul riconoscimento degli incentivi per funzioni tecniche ai dipendenti della Pubblica Amministrazione.
 
In base all’articolo 113 del Codice Appalti, si legge nella delibera della Corte dei Conti, la contabilizzazione, la gestione e l’onere finanziario degli incentivi sono esclusivamente a carico della Pubblica Amministrazione.
 
Gli incentivi, comprensivi anche degli oneri previdenziali e assistenziali a carico dell’amministrazione, ha spiegato la Corte, “devono essere attinti dall’apposito fondo a valere sugli stanziamenti previsti per i singoli appalti di lavori, servizi e forniture, salvo non siano in essere contratti o convenzioni che prevedono modalità diverse per la retribuzione delle funzioni tecniche svolte dal pubblico dipendenti”.
 
Per la costituzione del fondo incentivante, quindi, ci devono essere stanziamenti per i singoli lavori nel bilancio dell’ente locale che funge da stazione appaltante. Dato che i lavori pubblici realizzati a scomputo dai privati non prevedono una spesa a carico dell’ente locale, non ricorre il presupposto per la costituzione del fondo incentivante.
 

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