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NORMATIVA Bonus facciate: ammessi privati, imprese e professionisti non forfetari
AMBIENTE

Autorizzazione paesaggistica, il no deve essere motivato

di Rosa di Gregorio

Il TAR ha giudicato illegittimo un parere della Soprintendenza carente di motivazioni

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Foto: Vaclav Volrab © 123RF.com
07/02/2020 – La tutela dei beni paesaggistici è un’attività di estrema importanza che garantisce la protezione e la conservazione degli stessi beni. Al tempo stesso, essere il proprietario o il possessore o il detentore a qualsiasi titolo di un immobile o di un’area vincolata ai sensi della Parte III del Codice dei Beni Culturali può rivelarsi uno svantaggio piuttosto che un privilegio, soprattutto quando occorre intervenire su tali beni.
 
L’iter procedurale per la realizzazione di interventi sui beni paesaggistici può diventare un vero e proprio labirinto burocratico, perché le funzioni della materia paesaggistica sono di competenza di enti diversi. Infatti, le attività di tutela del paesaggio sono attribuite allo Stato che le esercita attraverso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo (Mibact); le funzioni di valorizzazione e fruizione dei beni paesaggistici, nonché l’approvazione di piani paesaggistici, sono attribuite alla Regioni, mentre ai Comuni spetta il compito di adeguare i propri strumenti urbanistici ai piani paesaggistici e di rilasciare le autorizzazioni per gli interventi.
 
In tale labirinto si è trovato un imprenditore, titolare di un’attività di ristorazione e preparazione di cibi da asporto esercitata in un locale al piano terra, fronte strada, facente parte di un immobile assoggettato a vincolo paesaggistico ex DM 7 luglio 1956 che, dovendo dotare il suo locale di un sistema di riscaldamento/raffrescamento, ha presentato all’amministrazione competente (il Comune nella fattispecie) istanza di autorizzazione paesaggistica ex art 146 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Dlgs 42/2004) per il posizionamento dell’unità esterna sul prospetto prospiciente la strada. Da progetto, la macchina sarebbe stata posizionata sull’unica facciata esterna del locale, precisamente sotto il balcone del primo piano e, nella documentazione tecnica, erano state proposte soluzioni di mitigazione e compensazione al fine di limitare l’impatto visivo.
 

Autorizzazione paesaggistica: procedura e caratteristiche

Secondo l’art. 146 del Codice, il Comune si pronuncia sull’autorizzazione paesaggistica, ma solo dopo aver acquisito il parere vincolante della Soprintendenza, che si esprime, invece, sulla compatibilità paesaggistica dell’intervento rispetto alle disposizioni vigenti.
 
In questo caso, la Soprintendenza ha giudicato l’intervento di installazione dell’unità esterna “incompatibile con i valori espressi dall’ambito paesaggistico vincolato” perché avrebbe creato “negative interferenze con le partiture architettoniche” della facciata dell’edificio e con “la percezione del delicato contesto sottoposto a tutela paesaggistica”. Il Comune ha recepito tale parere e ha negato l’autorizzazione.
 
La decisione ha comportato notevoli difficoltà all’imprenditore, per il quale il sistema di riscaldamento/raffrescamento è indispensabile per la permanenza di persone nel locale nei mesi invernali e imprescindibile per la preparazione di alimenti da asporto nei mesi estivi. Mosso dall’incombente esigenza e, dato che il diniego recava la data del 14 ottobre 2019 ma gli era stato comunicato il 18 ottobre 2019, l’imprenditore ha presentato ricorso al TAR.
  

Il Parere vincolante della compatibilità paesaggistica deve essere motivato

Il ricorso è stato accolto e, dalla lettura della sentenza (108 del 29 gennaio 2020), si evince che il modo “superficiale e carente” con cui la Soprintendenza ha espresso il suo parere, ha determinato la decisione del TAR.

Superficiale perché la Soprintendenza si è espressa su questioni non inerenti al vincolo paesaggistico, come gli aspetti riguardanti la valenza architettonica della facciata, opinioni oltretutto estranee alla sua competenza, non essendo il fabbricato oggetto di vincolo monumentale, anzi - afferma il TAR -, l’edificio è classificato come “immobile di non particolare pregio”. Il compito della Soprintendenza - aggiungono i giudici - doveva essere quello di esaminare l’effetto e l’interferenza, e di conseguenza la compatibilità paesaggistica, che l’intervento in questione poteva produrre sul “quadro di insieme panoramico” che è l’unico oggetto della tutela prevista dal vincolo.

 
Infatti, il DM 7 luglio 1956 riconosce l'interesse paesaggistico della zona costiera del comune, perché "con il verde delle sue lontane colline e dei suoi parchi e giardini con il caratteristico suo porto, con le torri e le antiche mura dal capoluogo, oltre a costituire un quadro naturale di singolare bellezza panoramica ed un insieme di valore estetico e tradizionale, offre numerosi punti di vista dai quali si può ammirare lo spettacolo di quella bellezza". L’installazione di un’unità esterna di modeste dimensioni e con l’adozione di misure di mitigazione è compatibile o no con la percezione del quadro d'insieme? Il manufatto sarà percepibile in tale ampio scenario? Interferirà con le visuali dai punti di vista panoramici? Queste sono le domande a cui la Soprintendenza avrebbe dovuto rispondere. Essa non era chiamata ad esprimersi sull’interferenza con il prospetto dell’edificio che, invece, è l’unica motivazione citata nel parere.
 
Carente perché la Soprintendenza non ha preso in considerazione il progetto e le misure di mitigazione proposte, “elementi potenzialmente idonei ad influenzare un giudizio di compatibilità che, tuttavia, è stato formulato senza averli considerati” - sottolinea il TAR. Altresì, la Soprintendenza non ha contemplato gli elementi necessari nell'iter di un giudizio di compatibilità paesaggistica, come:
- la descrizione del manufatto;
- la descrizione del contesto tutelato in cui esso si colloca;
- la descrizione del rapporto tra l'uno e l'altro, dell'impatto visivo del primo sul secondo e delle ragioni per cui esso è disarmonico o addirittura intollerabile.
 

Un parere negativo non è sempre una forma di tutela

La decisione del TAR è singolare nel suo genere, ma al tempo stesso definisce i presupposti applicabili in tutti i casi in cui una Soprintendenza viene chiamata ad esprimersi sulla compatibilità paesaggistica di un’opera, ovvero - come ha affermato lo stesso TAR - “l'amministrazione non può limitarsi ad esprimere valutazioni apodittiche e stereotipate” ma deve esplicitare i motivi di contrasto tra le opere da autorizzare e le ragioni della tutela, come previsto dall’art. 10 bis della Legge “Comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza” (L. 241/1990).
 

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