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Ferrovie, Legambiente: la mobilità al Sud sia la priorità del Green Deal

di Rossella Calabrese

L’associazione ambientalista presenta Pendolaria, il rapporto annuale sul trasporto ferroviario. Ministro Provenzano: ‘anche al Sud, è l’offerta che crea la domanda’

Vedi Aggiornamento del 07/05/2020
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Foto: twitter.com/Legambiente
Foto: twitter.com/Legambiente
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05/02/2020 - La mobilità su ferro in Italia cresce, dove si investe il successo è garantito, sono in arrivo nuovi treni ma aumentano le differenze tra le Regioni e le diversi parti del Paese in termini di dotazione di trasporto su ferro. Risultato: il Sud e chi sta fuori dalla rete veloce è penalizzato.
 
I dati arrivano da ‘Pendolaria 2019’, il rapporto annuale di Legambiente sul trasporto ferroviario in Italia, che fa il punto su che cosa si muove e che cosa no sulla rete, in termini di soldi, convogli e persone, e approfondisce i risultati prodotti dagli investimenti.
 
Alla presentazione, tenutasi ieri a Palermo, introdotta dal vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini e coordinata dal presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna, sono intervenuti tra gli altri il ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Giuseppe Provenzano, il direttore generale del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Angelo Mautone, l’assessore ai Trasporti della Regione siciliana Marco Falcone, dirigenti di Trenitalia e RFI.
 

Provenzano: ‘anche al Sud, è l’offerta che crea la domanda’

“A dieci anni dal primo Frecciarossa - scrive il Ministro su Facebook -, l’Italia si scopre più moderna, ma anche più divisa. Accanto ai successi dell’Alta velocità, abbiamo assistito a un progressivo scadimento delle infrastrutture locali e regionali. Non solo nella rete, ma nell’offerta e nell’accesso ai servizi si consolidano le disuguaglianze. Bisogna ammodernare e velocizzare la rete, ma a volte basta un treno in più per migliorare la vita dei pendolari, per spezzare l’isolamento dei cittadini che è la prima ragione di spopolamento e abbandono”.
 
La mobilità pubblica sostenibile è un asse centrale del Green Deal italiano ed europeo, su questo impegniamo la nuova programmazione. Le risorse ci sono, concentriamoci sull’attuazione, assicurando trasparenza e legalità. Ma soprattutto garantiamo l’avviamento del servizio perché, come ci dice Pendolaria, anche al Sud, è l’offerta che crea la domanda”.
 

Ferrovie, emergenza grandi città e Sud

“Abbiamo scelto di presentare Pendolaria a Palermo perché sono le grandi città e il Sud le due emergenze del nostro Paese nel trasporto ferroviario - ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini -. La nuova Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen si è impegnata per politiche e obiettivi più ambiziosi e per un piano di investimenti da mille miliardi di euro per raggiungere i target fissati con l’Accordo di Parigi sul Clima e fermare la crescita della temperatura del Pianeta”.
 
“I trasporti sono l’unico settore che in Italia ha visto crescere le emissioni dal 1990 ad oggi; dobbiamo scegliere di accelerare il cambiamento della mobilità con politiche più incisive e l’obiettivo di raddoppiare il numero di viaggiatori giornalieri su treni regionali e metropolitane, dagli attuali 5,7 a 10 milioni. Il cambiamento della mobilità è imprescindibile per conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati dall’Unione europea al 2030 e al 2050 in cui si dovrà aver raggiunto la totale decarbonizzazione” - ha concluso Zanchini.
 

Ferrovie, 10 anni di alta velocità

Nel 2019 - ricorda Legambiente - le linee ad alta velocità hanno compiuto 10 anni e sulle linee nazionali è arrivata la concorrenza tra treni veloci. I numeri sono in aumento sia per i treni a lunga percorrenza, sia per i treni regionali e le linee metropolitane. Cinque milioni e 699mila persone prendono ogni giorno in Italia treni regionali e linee metropolitane. In 10 anni il bilancio dell’alta velocità è imponente: i numeri sono cresciuti di anno in anno, grazie al raddoppio della flotta dei treni AV: 74 nel 2008, 144 nel 2019. I passeggeri trasportati sui treni AV di Trenitalia sono passati dai 6,5 milioni del 2008 a 40 milioni nel 2018, con un aumento del 517%.
 

Trasporto regionale, forti disparità tra Nord e Sud

Ma anche i dati del trasporto regionale sono significativi. Legambiente rileva che, per esempio, in Lombardia 802mila persone prendono il treno ogni giorno: +6,9% tra il 2017 e il 2018 e +43,4% rispetto al 2009. In Alto Adige, grazie a investimenti in nuovi treni e corse frequenti, i passeggeri sono triplicati sulle linee riqualificate (da 11.000 nel 2011 a quasi 30.000). Sono 31mila i viaggiatori in più in Puglia e 100mila in Emilia-Romagna. Tra le notizie liete per i pendolari, c’è l’arrivo di nuovi treni. Sono 2.894 i treni in servizio nelle regioni ogni giorno, gestiti dai diversi concessionari (Trenitalia, Trenord, CTI, Atac, etc.). L’età media dei convogli sulla rete ferroviaria regionale sta calando (in particolare al nord e nel centro Italia), è arrivata a 15,4 anni.
 

Servizio ferroviario, assenza di progetti per il Sud

Tra le diverse parti d’Italia - rileva Pendolaria - perdurano, tuttavia, differenze enormi nella qualità e nell’offerta. In alcune aree il servizio è tra i più competitivi al mondo, come tra Firenze e Bologna dove l’offerta, per quantità e velocità dei treni, non ha paragoni in Europa; ma fuori dalle direttrici principali dell’alta velocità e dalle Regioni che in questi anni hanno investito, la situazione del servizio sta peggiorando, con meno treni in circolazione e, di conseguenza, meno persone che prendono il treno. In particolare, il Meridione continua a soffrire di un’assenza di progetto.
 
In Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto aumentano le persone che prendono il treno, in Piemonte il numero di passeggeri torna a superare il livello del 2011. Anche in Sicilia si è recuperato in parte il crollo dei passeggeri avvenuto negli ultimi anni, e oggi sono 42mila i viaggiatori al giorno (tra Trenitalia e Circumetnea). Negativa la situazione in Campania, dove tornano a calare i passeggeri, passando dai 467.000 del 2011 a 262.000 nonostante negli ultimi anni il trend fosse in miglioramento. In negativo anche i dati in Molise (-11% di passeggeri e la Termoli-Campobasso chiusa), in Umbria e soprattutto in Basilicata dove il calo si attesta sul 34%.
 

Legambiente: al Sud impossibile muoversi in treno tra le città

“Questo quadro evidenzia le sfide dei trasporti in Italia - ha spiegato Edoardo Zanchini -, che oggi riguardano in particolare le aree urbane e il Mezzogiorno. Nel 2019 non è stato inaugurato neanche un chilometro di linee metro. Al Sud muoversi in treno tra le città è praticamente impossibile, perché i collegamenti sono meno che nel 2010 e i treni sono più vecchi e lenti che nel resto d’Italia”.
 
“Oggi abbiamo presentato le nostre proposte per uscire da questa situazione e chiediamo al Governo di smetterla con un dibattito che ruota tutto alle grandi opere e di affrontare queste sfide. Serve un piano per il Sud fatto di treni nuovi da mettere su linee da elettrificare e potenziare, ed è urgente cambiare le priorità infrastrutturali del Paese spostandole nelle aree urbane. Il dato positivo è che ovunque in Italia si è investito sul ferro i risultati sono stati positivi, con una quota crescente di cittadini che ha rinunciato all’auto proprio perché esisteva un’alternativa agli spostamenti in automobile che sono ancora preponderanti nel nostro Paese”.
 

In Lombardia oltre il quintuplo di corse rispetto alla Sicilia

La situazione al Sud è drammatica, i treni sono vecchi (età media 19,3 anni rispetto ai 12,5 anni al Nord) e pochi (sono stati addirittura ridotti gli intercity e i regionali in circolazione negli ultimi dieci anni) e viaggiano su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate. Rispetto al resto del Paese sono di meno sia le Frecce, che gli Italo, gli Intercity e i regionali.
 
Relativamente ai treni regionali, in tutta la Sicilia ci sono 486 corse al giorno contro le 2.560 della Lombardia: quasi 5,3 volte tanto (a fronte di una popolazione di 5 milioni di persone in Sicilia e 10 milioni in Lombardia). Le corse giornaliere in Provincia di Bolzano sono 266, quasi quante quelle offerte in Sardegna (297) dove però la popolazione è oltre il triplo. In Calabria sono 341 le corse giornaliere, meno delle 355 effettuate in Liguria dove popolazione ed estensione sono inferiori.
 

Nel Mezzogiorno c’è fame di trasporto su ferro

Ma anche al Sud dove si investe il successo è garantito e Legambiente ha raccolto 10 storie di successo: da Palermo a Catania, con metro e tram, a Bari, Napoli, Cagliari con treni urbani sempre più frequentati a quelli delle Appulo Lucane in Puglia, fino alla nuova bellissima stazione di Matera a quella di Scampia, per arrivare al successo di passeggeri che hanno i nuovi treni messi sulle linee in Sicilia, Puglia, Sardegna. Le schede con numeri e foto raccontano la fame di trasporto su ferro che c’è nel Mezzogiorno.
 

Legambiente: occorre cambiare le priorità infrastrutturali

Secondo Legambiente, occorre cambiare le priorità infrastrutturali del nostro Paese e recuperare i tagli al trasporto ferroviario. Dal 2000 a oggi ci si concentra sempre sulle grandi opere: dal 2002 al 2017 i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade. Dal 2010 al 2017 sono stati realizzati 275 km di autostrade (tra cui Bre.Be.Mi., Quadrilatero nelle Marche ed Umbria, parte della Asti-Cuneo) e 1.543 km di strade nazionali, a fronte di 70 chilometri di metropolitane e 34,5 km di tram (17 km a Palermo, 12,5 a Venezia, 6 a Cagliari).
 
Dal 2016 ad oggi la ripartizione dei finanziamenti è in parte cambiata. In attuazione del DM 22/12/2017 e dei fondi europei FSC, sono stati ripartiti 4,2 miliardi di euro per investimenti nelle città. Inoltre, a dicembre 2019 sono stati ripartiti ulteriori 2,3 miliardi di euro per interventi in attuazione della Legge di Bilancio 2018. La novità è che per la selezione di questi interventi è stata definita una procedura che verifica la coerenza con le Linee guida del MIT per la valutazione degli investimenti pubblici.
 

Le priorità di Legambiente per il rilancio del trasporto ferroviario sono:
 
- Più treni sulla rete ferroviaria. Per rendere attraente il trasporto su ferro occorre programmare un potenziamento dell’offerta a partire dai segmenti con maggiore domanda per arrivare a un treno ogni 8-15 minuti sui treni regionali nelle linee più frequentate a un treno ogni 3-4 minuti sulle metro e poi sui tram e le altre linee regionali.
 
- Priorità agli investimenti infrastrutturali nelle città. Nel 2019 non è stato inaugurato neanche un chilometro di linee di metropolitane e nel 2018 solo 0,6 km. Per colmare il gap attuale con gli altri grandi Paesi europei dobbiamo decidere che la priorità dei prossimi anni è costruire 200 chilometri di metro, 250 di tram, 300 di linee suburbane.
 
- Un piano per muoversi al Sud in treno. La proposta prevede di garantire un servizio cadenzato con almeno un treno ogni ora e nuovo materiale rotabile, lungo le direttrici principali che collegano città, porti e aeroporti come sulla Napoli-Reggio Calabria, Taranto-Reggio Calabria, Salerno-Taranto, Napoli-Bari, Palermo-Messina-Catania.
 

Le risorse: quanto serve, dove reperirle

Legambiente calcola che, per rilanciare il trasporto ferroviario, servono almeno 500 milioni di euro all’anno da destinare al TPL e al trasporto ferroviario regionale; garantire che almeno 2 miliardi di euro all’anno dei fondi introdotti nelle ultime Leggi di Bilancio per gli investimenti dello Stato siano indirizzati a nuove linee di tram e metropolitane nelle città; aggiungere agli investimenti previsti almeno 600 milioni di euro all’anno per continuare nel rinnovo del parco circolante regionale, per le metropolitane e tram, per gli Intercity, per le Frecce da introdurre al Sud.
 
Secondo l’associazione, le risorse si possono recuperare dai sussidi all’autotrasporto, dagli introiti delle autostrade, dalla cancellazione di investimenti sbagliati (come quelli per nuove autostrade al nord. E in questa direzione dovrebbe andare anche la revisione delle priorità infrastrutturali dei prossimi anni di Anas e delle concessionarie autostradali, per indirizzare la spesa verso la manutenzione e gli investimenti davvero necessari), dai bilanci delle Regioni che devono far crescere la spesa nel bilancio per portarla al 5% in modo da prevedere obiettivi più ambiziosi nei Contratti di servizio.
 

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