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NORMATIVA Superbonus, non passano la proroga al 2023 e l’estensione a professionisti e imprese
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Equo compenso, il Lazio impone alle PA regionali di applicare i parametri ministeriali

di Rossella Calabrese

Confprofessioni Lazio: ‘si spalancano le porte ad un intervento legislativo a livello nazionale’

Vedi Aggiornamento del 22/03/2021
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04/02/2020 - Compensi professionali calcolati sui parametri ministeriali o comunque proporzionati alla quantità e qualità della prestazione professionale, stop alle clausole vessatorie e stretta sui ribassi eccessivi nei bandi delle amministrazioni regionali.
 
Con la Delibera 22 del 28 gennaio 2020, la Giunta regionale del Lazio interviene nuovamente a garanzia dell’equo compenso per i professionisti fissando, per tutti gli uffici regionali e per le società controllate e partecipate dalla Regione, rigidi paletti nelle procedure di acquisizione di servizi professionali, per evitare di “alterare l’equilibrio tra le prestazioni professionali da effettuare e il compenso stabilito”.
 

Equo compenso, il Lazio impone i parametri ministeriali

Con la Delibera 22/2020, la Regione dispone che, nelle procedure di affidamento, gli importi dei compensi professionali, da utilizzare quale criterio o base di riferimento per individuare il prezzo a base di gara, siano determinati sulla base dei parametri stabiliti dai decreti ministeriali adottati per le specifiche professionalità e che, negli avvisi pubblici relativi alle procedure di affidamento, vengano utilizzate formule che scoraggino i ribassi eccessivi.
 
Il compenso finale dovrà essere conforme ai suddetti parametri. Allo scopo di verificare il pagamento per la prestazione professionale, l’attestazione dello stesso da parte dell’amministrazione dovrà avvenire con ricezione della copia della fattura elettronica o attraverso una autodichiarazione del professionista.


L’obbligo, per gli Uffici regionali e gli Enti dipendenti della Regione, di determinare compensi equi era già stato imposto all’inizio del 2019, richiamando al rispetto del Decreto Fiscale (Legge 172/2017).
 
Qualche mese dopo, nell’aprile 2019, il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato la legge 6/2019 in materia di equo compenso e di tutela delle prestazioni professionali. La nuova delibera attua, quindi, la legge regionale.
 

Confprofessioni Lazio: ‘delibera rivoluzionaria’

“Tutti i professionisti del Lazio possono tirare un respiro di sollievo” - commenta il presidente di Confprofessioni Lazio, Andrea Dili. “La delibera approvata dalla Regione Lazio è rivoluzionaria, perché impone a tutte le strutture regionali l’inderogabilità dei parametri ministeriali per i compensi professionali e vieta l’utilizzo di clausole vessatorie nei bandi. Per questo ringraziamo la Giunta regionale e l’On. Eleonora Mattia, promotrice della legge che ha consentito tale passaggio”.
 
“La delibera - conclude Dili - spalanca le porte a un intervento legislativo che anche a livello nazionale riconosca il valore sociale ed economico delle prestazioni professionali ed il diritto a un’equa remunerazione, adottando i parametri ministeriali già in vigore e individuando analoghi criteri per definire le prestazioni non ancora contemplate dai parametri. Ci auguriamo, pertanto, che, anche in sede di esame del decreto Milleproroghe, Governo e Parlamento si facciano promotori di iniziative in tal senso”.
 

Fondazione Inarcassa: ‘necessaria soglia minima per i compensi’

“Fondazione Inarcassa accoglie con grande soddisfazione il provvedimento e ringrazia la Giunta regionale e l’On. Eleonora Mattia per essere intervenuti ancora una volta a tutela dei professionisti. Non possiamo che guardare con favore ad una misura che impone di determinare i compensi professionali sulla base dei parametri stabiliti dai decreti ministeriali”.
 
“Ma non solo. Questa delibera fa un ulteriore passo in avanti imponendo l’utilizzo alle amministrazioni regionali di formule che scoraggino i ribassi eccessivi e vietando ogni tipo di clausola vessatoria”. Questo il commento di Egidio Comodo, Presidente di Fondazione Inarcassa, che ha aggiunto: “La delibera si inserisce nel solco già tracciato da molte altre regioni, il cui sforzo, sebbene considerevole, non è più sufficiente: serve al più presto una legge nazionale, obiettivo al quale la Fondazione sta lavorando da molto tempo”.
 
“Per questo motivo, con i Senatori Lomuti e Santillo (M5S), che abbiamo incontrato pochi giorni fa al Senato, e che ringrazio, è stata ribadita la necessità per i liberi professionisti di una legge che sia garanzia di dignità lavorativa e che individui una soglia minima al di sotto della quale il compenso non sia più ‘equo’ e che non consenta prestazioni gratuite o sottopagate”.
 

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