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Lapitec per la cucina di Hyle

La pietra sinterizzata scandisce lo spazio interno del nuovo ristorante calabrese

Vedi Aggiornamento del 13/11/2020
Lapitec_Ristorante Hyle
Lapitec_Ristorante Hyle
Lapitec_Ristorante Hyle
Lapitec_Ristorante Hyle
Lapitec_Ristorante Hyle
Lapitec_Ristorante Hyle
02/03/2020 - All’esterno ci sono le foreste di abete e gli aspri rilievi silani, all’interno invece il paesaggio si trasforma in un’atmosfera rarefatta, dove il contesto è reinterpretato secondo una geometria lineare. La pietra sinterizzata Lapitec è stata scelta per il nuovo tempio della cucina stellata dello chef Antonio Biafora a San Giovanni in Fiore. Il ristorante rievoca il territorio circostante tramite un accurato lavoro sui materiali: deriva proprio da qui il nome del ristorante, Hyle, coniato da Aristotele per identificare appunto la materia e più tardi trasformato nel termine corrente “Sila”.
 
La “materia” in questo caso è la ricerca, da parte del proprietario, dei miglior prodotti alimentari, ma anche il concept da cui è stato sviluppato il progetto di interior del locale, ideato dall’architetto Francesca Arrighi e dall’ingegnere Giuseppe Pio Mazzei: il calore del legno, che definisce la pavimentazione e gli arredi, si mescola ai dettagli di colore nero, che caratterizzano le pareti e i piani in Lapitec del bancone cucina, a vista sulla sala, e della grande madia centrale.
 
Scelto nella tonalità Nero Assoluto in finitura lucida, il Lapitec diventa quindi lo strumento che segna il passaggio tra l’area dedicata agli ospiti, arredata con tavoli rotondi, e il luogo dove le pietanze prendono forma.
 
Anche la grande credenza collocata tra i tavoli rotondi è rifinita da un piano in Lapitec Nero Assoluto con finitura lucida, su due livelli, così come la mensola che sostiene il lavabo nella zona di servizio. 
 
Ripetuta in diverse aree, la superficie in Lapitec crea così un ritmo spaziale all’interno del Ristorante Hyle, la nuova meta gastronomica della Calabria che il giovane chef ha inaugurato ufficialmente il 10 gennaio 2020.
 
Grazie alla sua composizione e all’assenza di porosità sulla superficie, Lapitec non assorbe liquidi, non si macchia ed è ideale per il contatto con il cibo. Il materiale inoltre non si graffia né subisce abrasioni, oltre a resistere alle elevate temperature ed essere facile da pulire. La particolare lavorazione della pietra sinterizzata, ad opera di FDC Fuda Division Contract srl, ha consentito poi l’integrazione a scomparsa nel top di una serpentina riscaldante, che permette di mantenere a temperatura le portate durante le fasi di impiattamento, quando lo chef, sotto agli occhi dei presenti, le compone come architetture.

Lapitec su Archiproducts

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