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Coronavirus e edilizia, il committente deve pagare i lavori già eseguiti
NORMATIVA Coronavirus e edilizia, il committente deve pagare i lavori già eseguiti
LAVORI PUBBLICI

Coronavirus, ecco quali cantieri restano aperti

di Paola Mammarella

Il DPCM 22 marzo 2020 consente le attività legate all’ingegneria civile. Si fermano invece le nuove costruzioni

Vedi Aggiornamento del 02/04/2020
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Foto: Jozef Polc©123RF.com
23/03/2020 – Stop alle attività in cantiere fino al 3 aprile 2020. Potranno continuare solo quelle con i codici Ateco indicati nel dpcm 22 marzo 2020. Non si fermano le attività di ingegneria civile, mentre sono sospese le nuove costruzioni e tutti i lavori che possono essere considerati non urgenti.
 

Coronavirus e cantieri, continuano le attività di ingegneria civile

Come indicato nell’Allegato al dpcm, possono proseguire le attività rientranti nel Codice Ateco 42 – Ingegneria Civile. Si tratta della costruzione di strade, ferrovie, linee metropolitane, ponti e gallerie. Proseguono anche i cantieri legati alla realizzazione di opere di pubblica utilità per il trasporto di fluidi, per l’energia elettrica e le telecomunicazioni e alla costruzione di opere idrauliche.
 
Per quanto riguarda i lavori specializzati, proseguono solo l’installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzioni e installazioni (Codice Ateco 43.2).
 
Il decreto precisa inoltre che sono consentite le attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività indicate nell’Allegato, previa comunicazione al Prefetto della provincia competente. Analogamente, sono consentite le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti. Per faciltare la vita alle imprese, l'Associazione Tecnico Economica del Calcestruzzo Preconfezionato (Atecap) ha messo a disposizione un modello per la dichiarazione da inviare alle Prefetture.
 

Coronavirus e cantieri, le attività sospese

Si fermano le costruzioni di nuovi edifici residenziali e non residenziali e lo sviluppo di progetti immobiliari, ma anche i lavori di demolizione e tutte le attività di preparazione del cantiere edile e sistemazione del terreno.
 
Stop anche ai lavori di completamento e finitura degli edifici, come intonacatura, posa in opera di infissi, arredi e controsoffitti, rivestimento di pavimenti e di muri, tinteggiatura e posa in opera di vetri, realizzazione di coperture e altri lavori specializzati di costruzione.

Il dpcm prevede inoltre che "le imprese le cui attività sono sospese per effetto del presente decreto completano le attività necessarie alla sospensione entro il 25 marzo 2020, compresa la spedizione della merce in giacenza". 
 
D’altra parte, il divieto di spostamento al di fuori del Comune in cui ci si trova, salvo che per comprovate esigenze lavorative di assoluta urgenza o per motivi di salute, rende estremamente difficile raggiungere il posto di lavoro e, di conseguenza, la prosecuzione delle attività.
 
Un problema sottolineato dai professionisti della community di Edilportale. C’è chi, ad esempio, ha lasciato a metà il rifacimento di un tetto di un edificio che ospita un’attività commerciale che dovrebbe riaprire in estate, ma che probabilmente, anche se l’emergenza sanitaria dovesse cessare, non potrà farlo a causa del blocco dei lavori.
 
In un primo momento, lo ricordiamo, il Governo ha consentito la prosecuzione di tutti i cantieri, a condizione che fossero rispettate le norme di sicurezza, come la distanza interpersonale di un metro e, ove questo non fosse possibile, l’equipaggiamento del personale con i dispositivi di protezione individuale. L’adozione di misure più restrittive si è però resa necessaria per favorire il blocco dei contagi.
 

Coronavirus e cantieri fermi, l’interpretazione dell’Ance

L’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ha fornito una spiegazione sull’applicazione del nuovo dpcm. Secondo l’Ance, la classificazione ATECO indica la descrizione delle attività consentite da un punto di vista oggettivo, ma non si riferisce all’impresa che la esercita. Ance fa l’esempio di un’impresa di costruzioni iscritta in Camera di Commercio con un codice ATECO 41 (Costruzione di edifici), attualmente sospeso, che a suo avviso può continuare a realizzare un intervento corrispondente ad un codice ATECO 42 (Ingegneria civile).
 
Ance spiega inoltre che le attività economiche sono identificate da un codice ATECO che contiene i livelli di definizione di ciascuna attività classificata. La struttura “ad albero” fa sì che l’indicazione di un livello ricomprende tutti i livelli successivi. Per l’attività di cui alla divisione 42 (Ingegneria civile), si legge nel documento diramato dall’Ance, il dpcm ammette tutte le attività sottostanti. Della divisione 43 (Lavori di costruzione specializzati), invece, è ammesso solo il gruppo 43.2 (Installazione di impianti elettrici, Idraulici ed altri lavori di costruzioni e installazione).

Per spiegare meglio quali attività restano operative e quali invece devono essere sospese, Ance ha messo a disposizione uno schema dei codici ATECO, accompagnato da una spiegazione più dettagliata.
 

Coronavirus, le Regioni che chiudono i cantieri

Alcune Regioni hanno anticipato le misure del Governo con ordinanze precedenti al dpcm 22 marzo 2020. La Lombardia, ad esempio, con l'ordinanza 514 del 21 marzo ha disposto "il fermo delle attività nei cantieri edili, esclusi quelli per le ristrutturazioni sanitarie, ospedaliere ed emergenziali, oltre a quelli stradali, autostradali e ferroviari".
 
In Campania, la Regione, con l'ordinanza 19 del 20 marzo ha deciso che "è sospesa l'attività dei cantieri su committenza privata, fatti salvi gli interventi urgenti strettamente necessari a garantire la sicurezza o la funzionalità degli immobili. Per i lavori a committenza pubblica, fatti salvi l'avvio e la prosecuzione di quelliconcernenti le reti di pubblica utilità e l'edilizia sanitaria, nonchè degli interventi volti ad assicurarela messa in sicurezza e la funzionalità degli immobili, le stazioni appaltanti valutano la differibilità delle singole lavorazioni.
 
Il Piemonte, col decreto della Giunta n. 34 del 21 marzo, ha deciso "il fermo dell’attività nei cantieri, ad eccezione di quelli di interesse strategico".
 
In Valle d’Aosta potranno proseguire solo i cantieri impegnati nella realizzazione di opere necessarie ad assicurare la fornitura di servizi pubblici essenziali alla popolazione, ovvero al ripristino di strutture o alla sanificazione di impianti a seguito di eventi o malfunzionamenti.


Situazione diversa per gli studi professionali, che possono invece restare operativi. 
 
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