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Permesso di costruire, entro quando può essere impugnato?

di Paola Mammarella

Il Consiglio di Stato spiega da quale momento decorre il termine di 60 giorni per fare ricorso

Vedi Aggiornamento del 31/03/2020
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Foto: Jozef Polc©123RF.com
11/03/2020 – Chi si ritiene danneggiato da un intervento edilizio può impugnare il permesso di costruire che lo ha autorizzato. Ci sono però delle condizioni: il limite di 60 giorni e dover dimostrare il danno subìto.
 
Con la sentenza 962/2020, il CdS ha ribadito questi punti, spiegando da quando decorrono i termini per l’impugnazione del titolo abilitativo.
 

Tempi per impugnare il permesso di costruire, il caso

Il caso esaminato dai giudici riguarda degli interventi di demolizione e ricostruzione con ampliamento volumetrico, autorizzati in base al Piano Casa regionale vigente nella zona. I vicini avevano impugnato i permessi di costruire, rilasciati dal Comune, davanti al Tar, sostenendo che il nuovo fabbricato superava l’altezza massima e le distanze minime consentite dal DM 1444/1968.
 
Il Tar aveva respinto il ricorso, affermando che non era stato dimostrato il danno subìto dalla realizzazione dell’intervento.
 
I vicini erano quindi ricorsi in appello al Consiglio di Stato, lamentando una serie di irregolarità nei titoli abilitativi rilasciati. A loro avviso, il Comune non aveva verificato se l’urbanizzazione primaria esistente fosse adatta ad assorbire il maggior carico urbanistico
 

Permesso di costruire, i termini per impugnarlo decorrono dall’inizio lavori

Il Consiglio di Stato ha confermato la posizione del Tar perché, oltre a non aver dimostrato il danno subìto, i vicini avevano presentato ricorso troppo tardi, quando ormai erano scaduti i termini per l’impugnazione del permesso di costruire.
 
I giudici hanno spiegato che gli interessati hanno a disposizione 60 giorni per impugnare il permesso di costruire. Ma da quando decorrono i termini?
 
Secondo i vicini, i termini per l’impugnazione decorrevano dal momento della “conoscenza piena ed integrale” dei contenuti del permesso di costruire. Piena conoscenza che era avvenuta al momento dell’accesso agli atti.
 
I giudici hanno invece spiegato che per piena conoscenza non si intende la conoscenza integrale dell’atto con cui è stato rilasciato il permesso. Secondo il CdS c’è piena conoscenza nel momento in cui si è consapevoli dell’esistenza del provvedimento e della sua potenziale lesività.
 
La consapevolezza dell’esistenza di un permesso, si legge nella sentenza, si ha dal momento in cui iniziano i lavori. I giudici hanno sottolineato che, data la vicinanza, i vicini avrebbero sicuramente notato la presenza del cartello, con i dati del cantiere, e lo stato di avanzamento dei lavori.
 
Il CdS ha infine concluso che non basta essere vicini al cantiere per dichiararsi danneggiati dall’intervento edilizio. I danni, infatti, vanno dimostrati adeguatamente.
 
Sulla base di questi motivi, i giudici hanno quindi respinto il ricorso.
 

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