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Decreto Cura Italia, CUP e RPT: ‘il Governo ha ignorato 2,3 milioni di professionisti’

21 professioni ordinistiche contro l’esclusione e per la tutela degli iscritti in grave difficoltà. Inarsind lancia la sua ’controterapia’: drastica riduzione della pressione fiscale fino al 2022

Vedi Aggiornamento del 30/03/2020
Commenti 12432
20/03/2020 - “Il Decreto ‘Cura Italia’ ha deliberatamente ignorato i professionisti ordinistici, non riconoscendo il ruolo svolto da ben 2,3 milioni di professionisti italiani. Così facendo il Paese rischia di pagare un prezzo altissimo, soprattutto quando arriverà il momento di rimetterlo in piedi”. Questo il pensiero di CUP e RPT.

Anche Inarsind si schiera con i liberi professionisti e suggerisce al Governo di correggere il tiro in fase di conversione del decreto e prevedere una drastica riduzione della pressione fiscale fino al 2022.
 

Decreto ‘Cura Italia’, RPT e CUP: professionisti dimenticati

Nell’incontro di ieri tra CUP e RPT, si è stato stabilito di fare fronte unico per la tutela dei liberi professionisti in questa fase drammatica causata dall’emergenza Covid-19. Per queste ragioni, nei prossimi giorni i rappresentanti delle 21 professioni ordinistiche riunitesi oggi lavoreranno ad un pacchetto di proposte unitario che tenga conto delle esigenze generali, nella logica della sussidiarietà al Paese, principio guida della loro attività, e di quelle specifiche delle singole professioni.

Nel frattempo, CUP e RPT hanno chiesto un incontro urgente ai Ministri del Lavoro e delle Finanze per definire una serie di iniziative a tutela delle professioni.
 
I professionisti, sostengono CUP e RPT, devono riaffermare il proprio ruolo e parlare con un’unica voce. Non hanno bisogno di interventi a pioggia ma di una serie di interventi precisi, mirati. Chiarendo le modalità di applicazione dell’art. 44 (Reddito di ultima istanza) e quindi la disponibilità di risorse per i professionisti.
 
Ma anche, mettendo le proprie Casse previdenziali nelle condizioni di intervenire in maniera forte e risolutiva, utilizzando risorse proprie. Basterebbe rendere disponibili tutte le somme della ingiusta doppia tassazione delle Casse (stimabile in 1 miliardo di euro), per un anno, che potrebbero alimentare provvedimenti importanti per la ripresa degli studi professionali ed a ristoro della crisi – spiegano.
 
Poi, naturalmente, servono interventi nella direzione del rinvio del pagamento delle tasse, dell’eliminazione della ritenuta d’acconto, diventata anacronistica dopo l’introduzione della fattura elettronica. Ma soprattutto i professionisti ordinistici pretendono interventi decisi che rendano possibile risollevarci una volta passata l’emergenza, aggredendo i temi della sburocratizzazione, della semplificazione, delle infrastrutture.
 
Basta col considerare i professionisti una categoria di privilegiati! Chi continua a pensarlo vive ormai da anni fuori dalla realtà. I professionisti ordinistici sono ora una categoria in difficoltà che ha bisogno di aiuti, esattamente come gli altri lavoratori. In questo senso, esprimono forti critiche all’art.44 (Reddito di ultima istanza) anche per aver incluso diverse forme di lavoratori ma non ha previsto la quota per le professioni ordinistiche”.
 
Siamo in una condizione di guerra che può essere affrontata solo con proposte choc. 2,5 milioni di professionisti, sostengono CUP e RPT, sono ormai alla canna del gas, anche a causa dell’abolizione delle tariffe e del loro conseguente impoverimento, e chiedono interventi radicali, come ad esempio l’eliminazione del Codice Appalti che, come attualmente strutturato, ingabbia il Paese. Non servono interventi che seguano la logica del reddito di cittadinanza, i professionisti non sono tutti uguali. Servono interventi specifici che tengano conto delle situazioni differenti”.
 
 

Emergenza Coronavirus, la terapia Inarsind

Inarsind spera che il decreto possa essere corretto in fase di conversione in Legge e chiede al Governo di eliminare l’ansia degli adempimenti fiscali considerando il 2020 come l’anno zero delle attività professionali.
 
Secondo il Sindacato di ingegneri e architetti, sarà fondamentale garantire un Piano straordinario di investimenti e di provvedere a una drastica riduzione della pressione fiscale in via straordinaria per il triennio 2020-2021-2022.
 
Nel dettaglio, Inarsind, chiede agevolazioni decrescenti per chi si trova nel regime ordinario da attuarsi con l’innalzamento del limite del regime forfetario dal limite in modo da far rientrare, già in corso d’anno 2020, un maggior numero di professionisti e la contestuale riduzione del 25% del coefficiente di redditività (58%) e applicazione di un’aliquota al 15%.
 
Inoltre, suggerisce di inserire agevolazioni per chi si trova già nel regime forfettario entro i 65.000 €, una riduzione del 50% del coefficiente di redditività (39%) con l’applicazione di un’aliquota al 15%. Chiede anche un ulteriore incentivo per il regime forfettario con aliquota agevolata al 5%, solo per l’anno in corso 2020, con applicazione di un’aliquota pari allo 0% in modo da sostenere l’intraprendenza delle nuove attività professionali;
 
Inarsind, ha anche chiesto:
- la possibilità di accesso al regime forfettario anche da parte dei professionisti organizzati in studi associati applicando il limite previsto per ogni componente dello studio associato;
- la possibilità di accedere al regime forfettario anche per chi ha più di una partita IVA nel limite personale prescelto;
- bonus di deducibilità delle spese previdenziali dal 100% al 200% sostenute nell’anno 2020;
- estensione a tutti i liberi professionisti, iscritti agli Enti Previdenziali Privati dell’indennità mensile di cui art 27 DL 18 del 17/3/2020 consentendo alle Casse di previdenza privata di finanziare le erogazioni.

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Altri commenti
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Enrico

Bene, le poche briciole che sono state concesse non entreranno certo nelle tasche dei tanti liberi professionisti con le pezze al c..o che fatturano qualche migliaia di euro con il regime forfettario. Anzi, se siamo fortunati potremmo morire tutti, così Inarcassa ci liquiderà con 5.000 euro e potrà liberarsi dei pezzenti che faticano a pagargli il contributo minimo.


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