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Coronavirus, Anac: per il rilancio necessaria la celerità, ma prevenendo la corruzione

di Paola Mammarella

Proposto investimento massiccio per una Amministrazione di qualità anziché la modifica del Codice Appalti

Vedi Aggiornamento del 28/07/2020
Foto: Ivan Kruk©123RF.com
10/04/2020 – Un massiccio investimento pubblico, con personale ad alta competenza, per creare un’amministrazione di qualità e un deciso rilancio dell’utilizzo delle tecnologie informatiche. È la proposta che arriva da Francesco Merloni, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) per fronteggiare le conseguenze dell’emergenza sanitaria da coronavirus.
 
La proposta dell’Anac si pone come alternativa alle richieste di deregulation del Codice Appalti, non condivise dall’Anticorruzione.
 

Anac, Amministrazioni competenti per il rilancio

Secondo Merloni, gli interventi sul settore dei contratti pubblici e sul ruolo in esso giocato dall’ANAC, sono caratterizzati da un elevato tasso di approssimazione.
 
“Nel campo dei contratti pubblici – scrive Merloni in una lettera aperta - la normativa è tutta volta a garantire il massimo grado di apertura e di competizione nell’aggiudicazione di appalti e concessioni, in piena adesione con le direttive comunitarie: è la concorrenza tra imprese, a livello europeo, l’interesse supremo curato dalla disciplina nel settore. Sotto questo profilo nulla è mutato. L’idea che concorrenza ed efficienza non vadano d’accordo con la prevenzione della corruzione è una pura petizione di principio, smentita dai fatti. Per verificarlo basterebbe analizzare tutte le delibere di Consiglio e gli interventi pubblici dell’Autorità in questa materia, sempre strettamente legati alle esigenze del settore”.
 
Secondo Merloni, solo amministrazioni in grado di programmare, progettare, aggiudicare e verificare l’esecuzione in modo efficace e tempestivo, che dialogano con imprese sempre più attrezzate, sono la garanzia per un rilancio duraturo del settore.
 

Anac, no a soluzioni emergenziali

Merloni ritiene che il Codice Appalti del 2016 è fondato su presupposti innovativi. Il problema non sta nl Codice, “ma nel suo sostanziale rifiuto da parte dei principali protagonisti: da quattro anni si registra una sorda resistenza delle stesse stazioni appaltanti al processo di riqualificazione; le linee guida non sono state percepite per quello che la legge vuole, cioè delle raccomandazioni, ma come ulteriori vincoli; le imprese hanno chiesto interventi contraddittori, da un lato maggiori vincoli  e dall’altro più deroghe ai vincoli così posti”.
 
Ne è derivata una babele di posizioni e di interventi normativi, dalla sospensione di alcuni capisaldi del Codice del 2016 alla previsione di un regolamento esecutivo sostitutivo delle linee guida ANAC, destinato a produrre ulteriore complicazione normativa. 
 
Merloni si è detto contrario ad adottare soluzioni emergenziali, con commissari dotati di ampi poteri derogatori per la realizzazione delle opere (il “modello Genova” esteso se non a tutte le opere, a quelle “strategiche”).
 

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