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PROFESSIONE

L’architetto ‘fagociterà’ pianificatori, paesaggisti e conservatori?

di Rossella Calabrese

La riforma della professione proposta dal CNAPPC prevede un’unica figura con tutte le competenze. Contrari urbanisti e architetti del paesaggio

Vedi Aggiornamento del 25/06/2021
Foto: ammentorp © 123rf.com
02/04/2020 - Il Gruppo Operativo ‘Ordinamento’ del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) ha messo a punto una bozza di riforma dell’ordinamento della professione di architetto che il CNAPPC ha sottoposto agli Ordini provinciali.
 
“L’obiettivo, impegnativo ed ambizioso, che si vuol perseguire - spiega il CNAPPC - è quello di superare l’attuale frammentario quadro normativo che disciplina la nostra professione con una legge unitaria che sia innovativa e che rafforzi il ruolo sociale della professione di Architetto nell’interesse pubblico e in attuazione dei principi costituzionali, tra cui l’art. 9 della Costituzione”.
 
La riforma - si legge nella lettera agli Ordini - rafforza la funzione sociale dell’architetto; reintroduce l’albo unico, senza sezioni; introduce la possibilità di avvalersi del titolo di specialista; ripristina livelli minimi di compenso; introduce il tirocinio professionale come percorso di accesso alla professione.
 


Analizzando gli articoli relativi strettamente alla ‘nuova’ figura professionale, la scelta di partenza è chiara: riportare tutto in capo ad un’unica figura, quella dell’architetto. L’idea di fondo - si legge in una nota - è quella di recuperare unitarietà alla figura professionale dell’architetto ed al suo titolo. Gli attuali Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori saranno oggetto di specifica norma transitoria.
 
All’architetto - continua la bozza - competeranno le attività professionali in materia di progettazione, con particolare riferimento alla tutela dell’ambiente, del paesaggio e dei beni di interesse storico o artistico.
 
Nel dettaglio, l’architetto si occuperà di: progetti, direzione lavori e collaudi di opere di edilizia, opere pubbliche, strutture in cemento armato, impianti, anche in BIM; accertamenti per rettifiche di confini; pratiche per espropri e locazioni; frazionamenti catastali; computi metrici estimativi e contabilità dei lavori.
 
E ancora: redazione di piani urbanistici generali, settoriali, attuativi, di lottizzazione e particolareggiati; progetti per la corretta gestione delle città; pianificazione del territorio, del paesaggio, dell’ambiente e della città; progettazione di giardini e parchi; piani paesistici; diagnosi del degrado dei beni architettonici e ambientali e individuazione degli interventi di conservazione; progetti di restauro.
 
Quindi, le attuali quattro figure - architetto, pianificatore, paesaggista e conservatore - saranno condensate in una sola, quella dell’architetto, alla quale sarà riconosciuta la possibilità di ottenere il titolo di specialista, da conseguire attraverso corsi universitari o per comprovata esperienza nel settore di specializzazione.
 
Come si concilia questa nuova organizzazione con la formazione universitaria? La bozza si limita ad ipotizzare convenzioni tra i consigli dell’ordine degli architetti e le università e la piena collaborazione tra il CNA e la Conferenza dei presidi delle facoltà o dipartimenti di architettura.
 


Ma come l’hanno presa gli urbanisti, i paesaggisti e i conservatori?
 

INU: ‘l’urbanista risponde ad una precisa domanda sociale’

Tra i punti che hanno aperto il dibattito - spiega l’Istituto Nazionale di Urbanistica - vi è la sostanziale eliminazione della figura del pianificatore che, assieme a quelle del paesaggista e del conservatore, confluirà nell’unica generale dell’architetto.
 
Le associazioni culturali e scientifiche del mondo dell’urbanistica e il settore accademico - ricorda l’INU - hanno evidenziato come “la formazione e la ricerca universitaria hanno ormai configurato un profilo professionale di urbanista riconosciuto a livello internazionale, e che risponde ad una precisa domanda sociale per il governo del territorio e il conseguimento di obiettivi di promozione sociale e sostenibilità ambientale ampiamente condivisi”.
 
Inoltre, associazioni a tutela dell’esercizio della professione di urbanista e pianificatore, a cui si è aggiunta l’associazione dei paesaggisti “hanno denunciato l’assenza di un loro riconoscimento ed inquadramento nella proposta di riforma, che non si fa carico peraltro del futuro di quanti già esercitano un’attività professionale in questi campi”.
 

INU: ‘l’urbanistica sarà nuovamente indispensabile’

L’INU “non può che difendere la formazione e la pratica dell’urbanistica, sostenendo le associazioni scientifiche e professionali che promuovono la sua conoscenza e il suo esercizio e fornendo il suo contributo di esperienza e di elaborazione alla discussione che si confida verrà promossa al più presto dal CNAPPC”.
 
Infine, INU “fa appello a tutte queste forze a cooperare perché le indubbie difficoltà che ciascuna di esse sta vivendo in questo periodo di crisi gravissima possano essere affrontate con la consapevolezza che l’urbanistica e la pianificazione territoriale potranno rivelarsi nuovamente indispensabili nella lunga e faticosa ricostruzione che ci attende dopo la fine dell’emergenza sanitaria”.
 

Giovani urbanisti: ‘quale futuro lavorativo per i neolaureati?’

“Un effetto non dichiarato della proposta di riforma - si legge in un passaggio del documento di ‘Inu Giovani’ - sarà la soppressione dei corsi di laurea triennali e magistrali in urbanistica e pianificazione territoriale, paesaggistica e ambientale (L-21 e LM-48), vanificando tutti gli sforzi finora compiuti dal mondo universitario per formare nuove figure professionali necessarie ad affrontare le sfide poste da un mondo in costante cambiamento.
 
Vogliamo rivolgere una domanda al CNAPPC e ai Consiglieri provinciali: una volta laureati, quale sarà il futuro lavorativo per questi ragazzi? Non sono architetti e quindi non potranno iscriversi all’Ordine, ma sono Pianificatori formati e qualificati molti più di altre figure professionali ad elaborare e firmare strumenti per il governo del territorio.
 
Noi siamo convinti che all’interno dei 105 Ordini provinciali la discussione debba essere ancora più aperta: questo documento, così com’è stato concepito non può essere accettato. Non ci basta che la figura del pianificatore rientri tra le ‘specializzazioni’ interne all’ordine perché l’istituzione delle ‘specializzazioni’ non è obbligatoria e non garantisce nessuna tutela”.
 

ASSURB: ‘proposta antistorica e culturalmente inconsistente’

Profondo dissenso e totale contrarietà alla bozza sono stati espressi dall’Associazione nazionale degli urbanisti e dei pianificatori territoriali e ambientali - ASSURB.
 
La proposta di istituire ‘specializzazioni’ - si legge tra i motivi del dissenso - è, perlomeno nel caso del pianificatore territoriale, sintomo di una cultura diffusa tra molti architetti che ignora completamente la specificità della professione dell’urbanista e pianificatore territoriale e ambientale, che si pone alla medesima distanza disciplinare dall’architettura che sussiste tra pianificazione da un lato e, dall’altro, sociologia, economia, diritto pubblico e amministrativo, scienze ambientali, agronomiche e forestali, ingegneria idraulica, geologia e via dicendo.
 
ASSURB giudica la proposta “anacronistica, antistorica, culturalmente inconsistente e contraria a tutte le tendenze in atto in Europa per quanto riguarda la disciplina della professione di urbanista e pianificatore territoriale e ambientale, ma in realtà anche di quella di architetto”.
 

SIU: ‘la proposta ci riporta alla situazione di due decenni fa’

“Il CNAPPC propone che l’ordinamento professionale della figura del Pianificatore territoriale sia riportato alla situazione di due decenni fa, quando le sue competenze erano assorbite dalle figure professionali dell’Architetto e dell’Ingegnere” - esordisce la Società Italiana degli Urbanisti (SIU). Nel frattempo, evidenzia la SIU, prassi e ricerca hanno creato diverse specializzazioni e ancor più esigenze di competenze, come avviene nel resto del mondo.
 
UN Habitat stimò nel 2009 la presenza di almeno 550 corsi universitari in 82 paesi per formare Planner. Secondo il CNAPPC - rilevano gli urbanisti - l’Italia dovrebbe uscire da questo gruppo, non riconoscendo la specificità formativa e quindi professionale dei Pianificatori per il delicato compito del governo del territorio.
 
Tra i punti ritenuti critici dal SIU, ci sono: l’istituzione della ‘specializzazione’ di pianificatore non è né obbligatoria, né implica una qualche forma di competenza specifica; l’attribuzione del titolo di ‘specialista’ spetta esclusivamente al CNA, ignorando la titolarità dei compiti formativi che spetta istituzionalmente alle Università; la proposta stessa di istituire ‘specializzazioni’ è, perlomeno nel caso del pianificatore territoriale, sintomo di una cultura diffusa che ignora completamente la specificità della professione dell’urbanista e pianificatore territoriale e ambientale.
 
In sintesi, anche SIU esprime ferma contrarietà alla bozza di riforma auspicando l’immediata apertura di un imprescindibile confronto con la comunità accademica e le sue Società Scientifiche.
 

AIAPP: ‘estrema preoccupazione per i contenuti della proposta’

Anche l’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio (AIAPP) esprime “estrema preoccupazione in merito ai contenuti della proposta”, in particolare per l’eliminazione della figura professionale autonoma del Paesaggista.
 
“La bozza di riforma - spiegano i paesaggisti - sembra andare in direzione opposta rispetto alle richieste di specializzazione e riconoscimento delle competenze professionali che caratterizzano il sistema delle professioni a livello europeo ed internazionale”.
 
“Le ‘specializzazioni’ previste nella bozza di riforma sembrano non essere obbligatorie e la loro istituzione appare demandata a successivi regolamenti. Inoltre, non viene indicata alcuna riserva di legge sulle loro competenze professionali, con un grave danno per il riconoscimento delle stesse. Tale generalizzazione può compromettere la figura professionale dell’Architetto, sia in termini formativi che di affermazione professionale”.
 

IASLA: ‘posizionamento culturale passatista’

La Società Scientifica Italiana di Architettura del Paesaggio (IASLA) esprime parere negativo rispetto alla Bozza. “L’iniziativa del CNAPPC ci stupisce molto, sul piano del metodo, su quello dei contenuti e su quello delle ricadute. Ci colpisce per una intempestività storica veramente singolare, che rende difficile qualsiasi confronto” - scrivono i docenti e i ricercatori italiani di architettura del paesaggio.
 
“Ci stupisce molto il posizionamento culturale passatista del documento, che tenta una riconfigurazione unica della figura dell’architetto secondo un profilo ormai da lungo tempo dimenticato, collocando molti ambiti nodali del progetto - rispetto al patrimonio, al territorio, al paesaggio, ma non solo questi - fuori dal quadro delle riflessioni più aggiornate e attuali della realtà economica, delle modalità di svolgimento delle professioni e degli sviluppi disciplinari, nazionali e internazionali”.
 
“Evidentemente l’eliminazione e\o il confinamento delle figure specialistiche, in particolare per noi quella del Paesaggista, sono inaccettabili”. “Nel domandarci quale sia l’utilità reale di tale proposta nel quadro attuale, siamo invece certi delle sue potenziali conseguenze e ricadute negative. Se, come dichiarato dal CNAPPC, l’obiettivo è di ridurre la frammentazione, è evidente invece una miopia, rispetto alla complessità delle necessità di progettualità del Paese, rispetto alle quali è inapplicabile qualsiasi operazione riduzionista”.
 

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Altri commenti
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Andrea

Bellissimo esempio di come è lo stati dell'arte sulle competenze professionali. In un mondo professionale dove tutti vogliono fare tutto, specialmente quello che non gli compete, che senso ha questa proposta quando bisogna scontrarsi con le altre professioni: geometri che firmano piani urbanistici e calcoli strutturali, agronomi che possono fare tutto....