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Professionisti, no al regime forfetario per le false Partite Iva

di Paola Mammarella

L’Agenzia delle Entrate sbarra la strada alle trasformazioni artificiose da attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo

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Foto: Antonio Guillem © 123RF.com
20/04/2020 – Cosa accade al professionista che, dopo essere stato dipendente di un’azienda, continua la collaborazione come autonomo mentre l’azienda varia la sua forma societaria? Può continuare ad applicare il regime forfetario o confluisce nel regime di tassazione ordinaria?
 
La posizione dell’Agenzia delle Entrate, con la risposta 108/2020, è netta e mira a contrastare qualunque trasformazione dei rapporti di lavoro dipendente in false Partite Iva.
 

Regime forfetario, il caso

L’Agenzia delle Entrate è stata chiamata a pronunciarsi sul caso di un professionista che aveva lavorato come dipendente per un’azienda. Successivamente, l’azienda si era trasformata, per mezzo di una serie di variazioni societarie, dando vita ad una nuova entità. Il professionista aveva iniziato, con la nuova società, un rapporto di lavoro autonomo e ha quindi interpellato il Fisco per sapere se potesse applicare il regime forfetario.
 
A suo avviso, trattandosi di due società diverse, avrebbe potuto usufruire del forfetario.
 

Regime forfetario, Agenzia contraria alle false Partite Iva

Diversa la posizione dell’Agenzia delle Entrate. Il Fisco ha spiegato che, in base alla normativa vigente, “non possono accedere al regime forfetario i professionisti la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d'imposta”.
 
L’Agenzia ha anche ricordato di aver spiegato, con la circolare n. 9/E/2019, che questa causa ostativa “risponde alla ratio di evitare artificiose trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo, prevedendo a tal fine un periodo di sorveglianza”.
 
Tornando al caso esaminato, nel 2019 il professionista aveva percepito la quasi totalità dei compensi dalla società di cui, fino al 2017 era stato dipendente. Anche se le due società avevano nomi diversi, l’Agenzia delle Entrate ha rilevato che si trattava di modifiche societarie che, in realtà, non avevano mutato il datore di lavoro.
 
Dato che il fatturato risultava conseguito nei confronti del medesimo datore di lavoro, con il quale erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d'imposta, al professionista è stato negato l’accesso al regime forfetario per il 2020.
 
L’Agenzia delle Entrate ha spiegato che si tratta di un limite temporaneo. Dal 2021, “essendo decorsi i due periodi d'imposta di sorveglianza previsti”, il professionista potrà tornare ad usufruire del regime forfetario.
 
Ad ogni modo, spiega la risposta, l’Agenzia vigilerà sempre sul lavoro svolto per accertare che si tratti realmente di un’attività autonoma e non di una falsa Partita Iva.
 

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Altri commenti
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Per. Ind. Enrico Salvini

Buongiorno. Credo che già da tempo, almeno dal 2008 in poi ed a maggior ragione oggi, chi ne ha il potere dovrebbe fare in modo che chi ha già un lavoro non ne abbia un secondo. NO dopo lavoristi o doppiolavoristi chi è così egoista e menefreghista dovrebbe essere messo in condizioni di scegliere altrimenti stangarlo con la tassazione in modo che non gli sia assolutamente conveniente.