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Cantieri, le imprese: ‘distanziamento impossibile e DPI introvabili, speriamo nel superbonus 110%’

Cantieri, le imprese: ‘distanziamento impossibile e DPI introvabili, speriamo nel superbonus 110%’

Secondo Cari Costruzioni e CG Edilcoop la ripresa è faticosa ma c’è boom di richieste di lavori con i nuovi sismabonus ed ecobonus 110%

Vedi Aggiornamento del 23/07/2020
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 23/07/2020
26/05/2020 - I cantieri hanno ripreso l’attività ormai da più di tre settimane. Ma come sta andando, tra distanziamento, DPI, e test sierologici?
 
Non bene, secondo CG Edilcoop, società cooperativa nel settore dell’edilizia, e Cari Costruzioni, impresa edile, che fanno un primissimo bilancio della loro attività in uno scenario completamente diverso rispetto a marzo, tra nuovi obblighi e nuove normative.
 
Tra gli aspetti spinosi della ripartenza, segnalano la questione del contenimento del contagio nei cantieri e del distanziamento sociale. “La raccomandazione per la popolazione è di mantenere un metro di distanza interpersonale in condizioni di normalità, che sale a 2 metri in caso di sforzo fisico, come nella corsa. Ne consegue che, anche tra coloro che lavorano presso cantieri edili, il distanziamento dovrebbe essere di 2 metri, condizione impossibile da realizzare, che viene compensata con l’utilizzo di dispositivi per la protezione individuale, per sanificare, termoscanner e test sierologici, i cui costi sono interamente a carico dell’azienda responsabile del cantiere”.
 


‘DPI introvabili e responsabilità civili e penali poco chiare’

“Oggi le disposizioni pratiche sono poche, ma molto chiare: controllo della temperatura ad inizio turno di lavoro, mascherina obbligatoria, luoghi di lavoro sanificati periodicamente” - spiega Dionisio Graziosi, direttore tecnico di CG Edilcoop -. I problemi maggiori sono dovuti al reperimento dei DPI, come le mascherine, che devono essere sostituite di frequente, ma anche di scanner per la temperatura e sanificanti, poco reperibili e a costi ancora molto alti. Il tutto a spese dell’azienda”.
 
“Tema più complicato sono, poi, le responsabilità civili e penali, ancora poco chiare o meglio che lasciano spazio ad interpretazione, ma questo purtroppo è un tema abbastanza ricorrente nel nostro Paese. Una situazione che, se oggi è difficile, in piena pandemia era impossibile e incredibilmente caotica, rendendo molto complicato portare avanti i lavori di quei cantieri il cui proseguimento era indispensabile. Ad esempio, noi in queste settimane abbiamo seguito quello dell’ospedale Martini di Torino, non senza difficoltà” - ha concluso Graziosi.
 
Ricordiamo che la normativa in un primo momento sembrava far ricadere sul datore di lavoro la responsabilità del contagio del lavoratore. Sul tema è intervenuta l’Inail a chiarire che il contagio, anche se riconosciuto come infortunio sul lavoro dal punto di vista della tutela assicurativa, non implica automaticamente la responsabilità del datore di lavoro.
 
“Abbiamo sottoposto tutti i nostri dipendenti a test sierologici e tamponi, poiché è responsabilità di un imprenditore serio e coscienzioso monitorare lo stato di salute di chi lavora per lui” - ha detto Camilla Rubei, Amministratore di Cari Costruzioni -. Purtroppo, abbiamo riscontrato alcuni casi di operai risultati positivi a Covid19. È stato molto difficile affrontare queste situazioni, sia per loro sia per noi, ma fortunatamente tutto si è risolto per il meglio in termini di salute”.
 

Superbonus 110%, segnale incoraggiante per il settore edile

“Purtroppo, lo stesso non possiamo dire in termini di perdita operativa ed economica, che è stata molto dura, con diversi operai in quarantena, che ci hanno costretto a fermare alcune attività fondamentali, come i cantieri per la manutenzione delle infrastrutture Acea nel Lazio e delle strade del Comune di Roma. Un’altra cosa che ha influito molto negativamente sul settore e sulla stabilità delle famiglie di chi ci lavora è stato il terribile ritardo della cassa integrazione. I nostri operai - ha detto Rubei - hanno ricevuto la prima cassa integrazione dopo il 10 maggio”.
 
Ma in questo scenario caratterizzato da una ripresa faticosa, con costi importanti di prevenzione e sanificazione che vanno ad incidere su un bilancio già provato dai mesi di chiusura, il settore intravede un segnale incoraggiante nel superbonus 110% introdotto dal Decreto Rilancio, cioè le detrazioni fiscali del 110% per interventi edilizi di efficientamento energetico, installazione di sistemi fotovoltaici e per la riduzione del rischio sismico.
 
“In questi giorni sono arrivate moltissime richieste di informazioni e preventivi da parte di persone desiderose di apportare migliorie ai propri immobili, usufruendo del bonus. Il decreto purtroppo ancora non è molto chiaro, aspettiamo di leggere bene la parte attuativa per capire. Sicuramente può essere un buon volano, ma avremo bisogno di altro per poter far ripartire al meglio. Serve liquidità per le attività giornaliere, non finanza, perché la finanza richiede requisisti stringenti, che in Italia purtroppo avevano in poche aziende, anche prima della pandemia” concordano Dioniso Graziosi e Camilla Rubei.
 
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