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Piano Casa, dibattito aperto sui limiti alle demolizioni e ricostruzioni

di Paola Mammarella

In Puglia, dopo la sentenza della Consulta, si ritiene necessario un intervento del legislatore nazionale

Vedi Aggiornamento del 25/03/2021
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Foto: Jozef Polc©123RF.com
12/05/2020 - In sede di demolizione e ricostruzione è necessario assicurare la coincidenza dell’area di sedime, dell’altezza massima e del volume dell’edificio ricostruito rispetto a quello demolito. Ad affermarlo è stata la Corte Costituzionale, che con la sentenza 70/2020, ha giudicato illegittimo parte del Piano casa della Puglia.
 
Enzo Colonna, consigliere regionale per 'Noi a Sinistra per la Puglia' e Professore aggregato di Istituzioni di Diritto Privato all'Università degli Studi di Foggia, dopo aver sottolineato che questa incertezza potrebbe bloccare i cantieri, ha chiesto nuovamente l’intervento del legislatore nazionale.
 

Piano Casa Puglia e legge Sblocca Cantieri

Il blocco dei cantieri potrebbe derivare, ironia della sorte, dal conflitto del Piano Casa pugliese (LR 59/2018) con la legge “Sblocca Cantieri” (DL 32/2019 convertito nella Legge 55/2019), cioè con la norma che dovrebbe incentivare gli interventi edilizi garantendo la rapida realizzazione dei lavori.
 
Lo Sblocca Cantieri ha reintrodotto il requisito della “coincidenza dell’area di sedime” che, invece, il Piano Casa della Puglia (come anche altri Piani Casa regionali) non ha tenuto in considerazione, basandosi sull’evoluzione normativa in materia che ha via via allentato i vincoli per la ricostruzione.
 

Demolizione e ricostruzione, chiesto chiarimento

“La sentenza - ha ribadito Colonna - ha aperto in questi giorni un ampio dibattito tra tecnici, giuristi, rappresentanti del mondo delle imprese e amministratori pubblici per chiarirne le conseguenze sui procedimenti in corso" e individuare gli interventi per 'salvare' uno strumento - il Piano Casa - che "in questi anni ha consentito un significativo sostegno ad un fondamentale comparto della nostra economia”.
 
Secondo Colonna, una interpretazione restrittiva metterebbe in dubbio la stessa esistenza del Piano Casa. A suo avviso, però, la posizione della Corte Costituzionale non è quella restrittiva e consentirebbe di continuare ad applicare le norme che non sono state abrogate.
 
Colonna ha ricordato che lo Sblocca Cantieri richiede la coincidenza dell’area di sedime, dell’altezza massima e del volume dell’edificio ricostruito rispetto a quello demolito. “Ebbene - sostiene Colonna - una interpretazione sistematica di questa disposizione, in grado di conciliarsi con l'articolo in cui è collocata e con le altre disposizioni in materia tuttora vigenti e non censurate in sede costituzionale, può portare a ritenere che la stessa si applichi solo con riferimento alle distanze tra edifici, lasciando per il resto immutata la disciplina del “Piano Casa”.
 

A parere di Colonna, “lo Sblocca Cantieri andrebbe letto nel senso di ritenere che la coincidenza dell’area di sedime, del volume e dell’altezza massima dell’edificio ricostruito rispetto a quello demolito, sia richiesta unicamente nell'ipotesi in cui si vogliano mantenere le distanze legittimamente preesistenti, ancorché inferiori alle distanze fissate dagli strumenti urbanistici vigenti e dal DM 1444/68. Diversamente, tale coincidenza (volume, sedime, altezza) non è richiesta ove l'edificio ricostruito rispetti le distanze prescritte dagli strumenti urbanistici e dal decreto ministeriale del 1968. Tale interpretazione consentirebbe di continuare a dare un senso alle norme vigenti, in tutta Italia, riguardanti il “Piano Casa”.
 
Colonna ha concluso chiedendo una “tempestiva risposta dal Parlamento con l’approvazione di una norma in grado di rivedere l’improvvido intervento legislativo dell'aprile 2019 o, almeno, di circoscrivere più chiaramente la sua portata”.
 

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