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Bonus edilizi, Ance: ‘è saltato il riferimento ai prezzari Dei’
NORMATIVA Bonus edilizi, Ance: ‘è saltato il riferimento ai prezzari Dei’
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Sconto in fattura alternativo al superbonus al 110%, funzionerà?

di Rosa di Gregorio

L'incertezza procedurale della nuova misura fiscale crea enormi dilemmi per le imprese

Vedi Aggiornamento del 13/07/2020
Foto: Barmalini© 123rf
18/05/2020 - All’edilizia è stato conferito un ruolo da protagonista nella ripartenza del Paese. Tra le misure fiscali annunciate nel Decreto Rilancio, il superbonus edilizia al 110% ha suscitato grande interesse da parte dei privati e al contempo ha sollevato enormi dubbi tra le imprese.

Il contribuente che eseguirà le lavorazioni agevolabili con il superbonus potrà optare per:
- l’utilizzo diretto della detrazione;
- lo sconto in fattura;
- la cessione del credito.

La seconda opzione, quella dello sconto in fattura, divide privati e imprese: attira tantissimo i privati che potrebbero realizzare dei lavori a costo zero ma sfiducia le imprese che maturerebbero credito di imposta anziché incassare denaro. 

Per esempio, un condominio fa lavori di isolamento termico per un importo totale di 50mila euro. La spesa da sostenere è al di sotto del tetto massimo detraibile (60mila euro). In questo caso il condominio non solo porterebbe in detrazione tutto l'importo dei lavori ma otterebbe anche una percentuale aggiuntiva per un ammontare di 55mila euro, ma decide di optare per lo sconto in fattura.
L’impresa, che ha eseguito i lavori, accetta il credito ed emette una fattura con uno sconto pari all’ammontare della detrazione. 

A questo punto l’impresa può:
- usare direttamente il credito di imposta in compensazione;
- cedere ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, il credito d'imposta.

Il condominio ha ottenuto i lavori a costo zero, l’impresa ha acquisito un credito d'imposta di 55mila euro senza incassare ancora nulla. È proprio il credito d’imposta che scoraggia le imprese che necessitano invece di liquidità.
 

Dalla community di Edilportale emerge che lo sconto in fattura potrebbe essere accettato solo se dall’altra parte ci fosse una migliore definizione delle procedure per la cessione del credito d'imposta ad altri soggetti, soprattutto nei confronti di una banca. 

Infatti, alcune delle domande più poste sono state:

Le imprese che applicano lo sconto in fattura e poi cedono alle banche cosa ottengono finanziamenti o pagamenti?

Quale percentuale tratterrà il cessionario? Massimo il 10%? 

Le banche sono obbligate all'accettazione di questo credito?

"Vendendo" la detrazione attraverso la cessione del credito, la capienza fiscale dell'impresa vale o no?
 


Le tempistiche sono una garanzia per l'impresa

Molto criticata è stata anche la scarsa chiarezza delle tempistiche. Il fattore tempo è di fondamentale importanza per un'impresa e il recupero del credito dovrebbe essere garantito in tempi brevi.
Quali sono le tempistiche di erogazione da parte della banca? I pagamenti seguiranno l'andamento dei SAL (stati di avanzamento lavori) oppure no? Quesiti cruciali per le imprese che si trovano a dover pagare dipendenti e fornitori.

Ulteriori domande sono state:
l'impresa che applica lo sconto come si comporta con IVA e ritenuta d'acconto in fattura?

Quali sono le responsabilità civili e/o penali per l’impresa nei confronti dello Stato essendo quest'ultimo garante del credito?

Se un’impresa decide di utilizzare in maniera diretta il credito d’imposta cosa potrà compensare? Solo le tasse annuali o anche i contributi e le imposte mensili?
 


I troppi punti in sospeso frenano lo slancio propositivo

In molti lamentano che l’orizzonte temporale 2020-2021 è troppo breve per l’applicazione di tali misure. Questa tipologia di maxi-interventi richiede un lasso di tempo, che va dalla pianificazione alla realizzazione, medio - lungo. Lasciare questo intervallo temporale rischierebbe di trasformare il tutto in una corsa forsennata contro il tempo.

Altro punto fermo emerso dalla discussione e valido per molti è l’urgenza di delineare tutti i dettagli di questa nuova misura fiscale. Chiunque, consapevole delle maggiori detrazioni a cui potrebbe accedere, attenderà delle tempistiche certe e delle prescrizioni definitive. Questo potrebbe trasformare il rilancio in una vera e propria frenata per il comparto edile per ulteriori 2 mesi.

Non sono mancate le riluttanze dei confronti dell’affidabilità di tale operazione. Quali saranno i controlli per contrastare il cosiddetto moral hazard onde evitare truffe e comportamenti sleali?
 


Tali opinioni e pareri sono basati sul testo di una bozza del 13 maggio. Ma, oggi è stata diffusa la bozza del 19 maggio nella quale, all’articolo 121 emergono delle divergenze rispetto alla bozza di 6 giorni fa:

- il contribuente può optare per un contributo sottoforma di sconto "fino ad un importo massimo pari al corrispettivo dovuto"; precedentemente lo sconto doveva essere di pari ammontare alla detrazione. Uno sconto pari al corrispettivo dovuto fa pensare molto soprattutto nel caso in cui il corrispettivo è ben oltre il tetto massimo di spesa detraibile. Che intende il legislatore? Che si tratti un refuso?

- L’elenco dei possibili cessionari è stato sintetizzato nella generica definizione"altri soggetti"; non c'è più la dicitura “compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari”. Ci saranno ancora le banche?

- La quota di credito d’imposta non utilizzata nell'anno non può essere usufruita negli anni successivi, e non può essere richiesta a rimborso. Nella bozza precedente già prevedeva che la detrazione non usufruita non poteva essere richiesta a rimborso, ma vi era invece la possibilità di usufruire negli anni successivi della quota di credito d’imposta non utilizzata. I conti non tornavano?

Alla luce di queste novità non ci resta che attendere il testo definitivo che sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Solo a quel punto si potrà dire se il tanto auspicato effetto win win sarà stato raggiunto o meno.


Nel frattempo la discussione sullo sconto in fattura continua QUI
 

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Altri commenti
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Fabio

come sempre i decreti li sviluppa chi non è del settore, due interventi sono obbligatori e quindi cappotto e tetto con limite di 60.000 e prima casa, quindi già tagli una fetta enorme di contribuenti che vi poteva accedere, primo quale sia il senso di tagliare fuori le seconde case è un mistero (è l'edilizia che deve ripartire non la solita crociata contro chi ha la seconda casa), secondo con 60.000 fai 4 facciate ed un tetto completi di progettazione e sicurezza? se scegli di detrarre il 100% dalla dichiarazione dei redditi e cioè 60.000 in 5 anni sono 12.000E all'anno, in quanti possono raggiungere tali cifre? se il 110% viene chiesto alla Ditta ci dovrà essere una contrattazione al tavolo fra Proprietario/Banca/Ditta ma tutto questo senza una legge che metta limiti o tempistiche di rientro, ci sarà sicuramente una fidejussione e dei costi di apertura pratica, d'altro canto senza Banca quale ditta si accolla un credito di imposta di 66.000 (110%) da scontarsi l'anno dopo con un alone di mistero, ma intanto per un lavoro di 60.000 anticipa materiale, stipendi dipendenti e tutte le tasse, si può già quantificare da ora, nessuna ditta lo farà. Ma intanto lo Stato si fa "grande" promettendo lo sconto del 100% in fattura così che tutti gli italiani possano ristrutturare senza spendere, intanto però così hanno bloccato tutti i lavori edili di Maggio e Giugno e parte di Luglio in quantoi proprietari aspettano ad iniziare perchè forse potranno rifare casa gratis.

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PIERINO MARCUCCI

OK TUTTO BENE