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PROFESSIONE

Coronavirus, a rischio 800 milioni di euro di fatturato dei progettisti

di Alessandra Marra

Il Centro Studi CNI stima una flessione dell'11% nel 2020 e chiede investimenti pubblici e semplificazione delle gare

Vedi Aggiornamento del 05/05/2021
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Foto: Dmitrii Shironosov ©123RF.com
05/04/2020 – Il Coronavirus potrebbe avere un forte impatto sulle attività di progettazione nel 2020, causando una perdita di fatturato di circa 800 milioni di euro per studi professionali e società di ingegneria e architettura.
 
A lanciare l’allarme il Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI), in uno studio diffuso dal Centro Studi le cui stime sono state elaborate a partire dalle prime proiezioni disponibili relative al quadro macroeconomico.
 

L’impatto del Covid-19 sulle attività di progettazione

Secondo il rapporto del CNI, nel 2020 ci sarà una flessione quasi dell’11% rispetto al 2019, che salirebbe al 12% se si considerassero non solo gli ingegneri e gli architetti ma ulteriori figure professionali impegnate nella filiera dei servizi di ingegneria.
 
In maniera più specifica, le stime indicano che una flessione del 9% degli investimenti complessivi in costruzioni porterebbe il fatturato del comparto allargato dei servizi di ingegneria dai 9,65 miliardi di euro del 2019 ad 8,48 miliardi di euro nel 2020.  
 
Se si considera solo l’attività professionale svolta dai singoli professionisti e dalle società di ingegneria insieme, il fatturato potrebbe passare dai 7,58 miliardi stimati per il 2019 a 6,75 miliardi nel 2020 con una flessione quasi dell’11%.
 

 
Professionisti e coronavirus, gli effetti su un settore già in crisi  

Il CNI ha evidenziato che il settore, specialmente per quanto riguarda la componente costituita dai liberi professionisti operanti in studi di dimensioni contenute, si trovava già in una condizione di relativa debolezza prima della crisi dovuta al Covid-19.  
 
L’ indicatore di tale condizione è rappresentato dai livelli reddituali piuttosto contenuti di chi esercita la libera professione, specie in via esclusiva (cioè non associata ad un lavoro dipendente). Sulla base dei dati Inarcassa per il 2019 si stima un reddito professionale medio dei propri iscritti (quasi 170.000 tra contribuenti attivi e pensionati contribuenti) pari a 27.897 euro, con valori superiori per gli ingegneri (reddito professionale medio pari a 34.128 euro).
 
Armando Zambrano, Presidente del CNI ha sottolineato che si sarebbe potuto considerare meno grave l’effetto del lockdown se la crescita del fatturato negli ultimi anni fosse stata più sostenuta. Tuttavia, come dimostrano i dati Inarcassa, nel mese di aprile 2020 quasi 83.000 iscritti ad Inarcassa hanno fatto richiesta dell’indennità di 600 euro. Secondo Zambrano, “ciò testimonia in modo molto chiaro il senso di disagio crescente tra molti professionisti, ma soprattutto la loro condizione di fragilità”.
 
 

Post Coronavirus, CNI: ecco cosa serve per la professione

Per il CNI, non va assolutamente interrotto il ciclo di ripresa degli investimenti in opere pubbliche innescatosi negli ultimi tre anni. Le Amministrazioni Pubbliche non devono interrompere il programma di affidamenti della progettazione e dell’esecuzione dei lavori attraverso bandi di gara.
 
In più, sarebbe necessario semplificare i procedimenti per l’assegnazione di incarichi professionali da parte delle amministrazioni pubbliche e garantire il flusso degli affidamenti.
 
Servono, infine, una serie di misure di natura fiscale che dovranno aggiungersi ai primi provvedimenti intrapresi dal Governo e dalle Casse nelle ultime settimane in favore dei liberi professionisti.  
 

 

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