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Fase 2, come garantire la sicurezza negli studi professionali

di Alessandra Marra

Inarsind propone specifiche linee guida che spiegano come lavorare in sede e quali accortezze adottare quando si effettuano sopralluoghi

Vedi Aggiornamento del 22/04/2021
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Foto:Cathy Yeulet ©123RF.com
04/05/2020 – Per la ripresa delle attività in sicurezza nella Fase 2 sarà necessario rispettare le prescrizioni per il contenimento della diffusione del virus Covid19 negli ambienti di lavoro previste dal protocollo del 24 aprile. Anche gli studi professionali e, in modo specifico, le attività di ingegneria e architettura dovranno assicurare un’attività lavorativa sicura, sia all’interno del proprio studio che durante le attività di sopralluogo.  
 
Per semplificare il lavoro dei professionisti, Inarsind, partendo dalle disposizioni date dalle Autorità nazionali, ha pubblicato delle linee guida specifiche per gli studi di ingegneria e architettura a supporto delle norme in vigore. Le linee guida non prendono in considerazione tutte le procedure previste a livello delle singole Regioni, pertanto dovranno essere implementate con eventuali disposizioni più stringenti.
 

Sicurezza negli studi professionali: le linee guida Inarsind

Inarsind ricorda che gli studi professionali, pur non essendo ambienti soggetti a rischio biologico, possono essere inquinati da fattori esterni; per questo il DVR dovrà essere implementato da un’appendice delle procedure Covid_19 che si intendono adottare.
 
Oltre alle norme di carattere generale già contenute nel protocollo nazionale, Inarsind si sofferma sulle procedure di sicurezza tipiche di un ufficio professionale, come le postazioni di progettazione e le aree con presenza stampanti/plotter. 
 
Inoltre, specifica che il lavoratore o datore di lavoro che deve recarsi fuori studio per mansioni inerenti l’attività (DL, CSE, sopralluoghi, visite ai clienti, uffici pubblici ecc.) dovrà essere dotato di DPI adeguati alle situazioni nelle quali potrà venirsi a trovare (minimo una mascherina FFP2 e due paia di guanti).
 
Per gli strumenti utilizzati durante le attività in campo si consiglia di evitare l’uso promiscuo, fornendo, nei limiti del possibile, dotazioni personali per gli addetti (cartelle di rilievo o di cantiere, metri ecc.). Le ulteriori strumentazioni (disto, livelli laser, stazioni totali, ecc) dovranno preferibilmente essere utilizzate da un unico operatore, avendo cura di indossare guanti idonei e provvedendo all’igienizzazione degli attrezzi prima e dopo l’utilizzo.
 
Infine, le linee guida ricordano che dovranno essere rispettare tutte le prescrizioni del cantiere o del luogo che si deve visitare. Sarà possibile raggiungere il luogo del sopralluogo fuori ufficio con un unico mezzo, avendo cura che le persone siano sedute una per ogni fila di sedili. In genere, quindi, su un’automobile standard potranno viaggiare al massimo due persone con mascherine. La disposizione delle persone dovrà essere sfalsata su ciascuna fila (a scacchiera).
 


Fase 2, il protocollo per gli ambienti di lavoro

Ricordiamo che il protocollo nazionale prevede una serie di obblighi a carico delle aziende: comunicazione ai lavoratori e a chiunque entri di tutte le informazioni per la tutela della sicurezza anti-contagio e dell’obbligo di rimanere a casa se si ha febbre, di mantenere la distanza interpersonale e di osservare le regole di igiene.
 
Prima di entrare in azienda, al personale può essere misurata la temperatura e, nel caso in cui questa risulti superiore a 37,5°, isolato e fornito di mascherina. Il datore di lavoro deve informare che l’ingresso è precluso a chi negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti o provenga da zone a rischio.
 
L’ingresso dei lavoratori risultati positivi al virus può avvenire solo previa consegna del certificato di “avvenuta negativizzazione” del tampone. Per i fornitori esterni, devono essere individuate apposite procedure di ingresso, transito e uscita, per ridurre i contatti con il personale interno.
  
Il protocollo dedica una grande attenzione anche alle aree comuni, prescrivendo accesso contingentato e ventilazione continua. Devono essere modulati gli spazi di lavoro e scaglionati gli orari di ingresso per ridurre i contatti. 

Infine, il lavoro a distanza continua ad essere favorito anche nella fase di progressiva riattivazione del lavoro in quanto utile e modulabile strumento di prevenzione, ferma la necessità che il datore di lavoro garantisca adeguate condizioni di supporto al lavoratore e alla sua attività. 
 

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