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AMBIENTE

Consumo di suolo, in Italia cresce più il cemento che la popolazione

di Rossella Calabrese

ISPRA: ogni neonato nasce già con la propria porzione di cemento: 135 mq

Vedi Aggiornamento del 23/08/2021
Consumo di suolo a Colle Salario, Roma (immagini del 2000, 2018 e 2020). Rapporto ISPRA SNPA “Il consumo di suolo in Italia 2020”
24/07/2020 - In Italia cresce più il cemento che la popolazione: nel 2019 sono nati 420 mila bambini mentre il suolo ormai sigillato è avanzato di 57 milioni di metri quadrati, al ritmo di 2 metri quadrati al secondo. È come se ogni nuovo nato italiano portasse nella culla ben 135 mq di cemento.
 
I dati arrivano dal Rapporto ISPRA SNPA “Il consumo di suolo in Italia 2020” presentato il 22 luglio scorso. L’edizione 2020 si arricchisce di contributi provenienti da 12 Osservatori delle Regioni e Province autonome, anche grazie al progetto Soil4Life.
 
Lo spreco di suolo - spiega Ispra - continua ad avanzare nelle aree a rischio idrogeologico e sismico e la Sicilia è la regione con la crescita percentuale più alta nelle aree a pericolosità idraulica media. Non mancano segnali positivi: la Valle d’Aosta, con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0” e si dimezza la quantità di suolo perso in un anno all’interno delle aree protette.
 

Consumo di suolo e crescita demografica

Ispra evidenzia come non ci sia un legame tra popolazione e nuovo cemento e si continui ad assistere alla crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi addirittura di decrescita, della popolazione. Nel 2019 i 57 milioni di metri quadrati di nuovi cantieri e costruzioni si registrano in un Paese che vede un calo di oltre 120mila abitanti nello stesso periodo. Ognuno di questi ha oggi a “disposizione” 355 m2 di superfici costruite (erano 351 nel 2017 e 353 nel 2018).
 

Consumo di suolo in aree a rischio idrogeologico e sismico

La copertura artificiale - spiega Ispra - avanza anche nelle zone più a rischio del Paese: nel 2019 risulta ormai sigillato il 10% delle aree a pericolosità idraulica media P2 (con tempo di ritorno tra 100 e 200 anni) e quasi il 7% di quelle classificate a pericolosità elevata P3 (con tempo di ritorno tra 20 e 50 anni). La Liguria è la regione con il valore più alto di suolo impermeabilizzato in aree a pericolosità idraulica (quasi il 30%). Il cemento ricopre anche il 4% delle zone a rischio frana, il 7% di quelle a pericolosità sismica alta e oltre il 4% di quelle a pericolosità molto alta.
 

Consumo di suolo nelle Regioni e nei Comuni

Il Veneto, con +785 ettari, è la regione che nel 2019 consuma più suolo (anche se meno del 2017 e del 2018), seguita da Lombardia (+642 ettari), Puglia (+625), Sicilia (+611) ed Emilia-Romagna (+404). A livello comunale, Roma, con un incremento di suolo artificiale di 108 ettari, si conferma il comune italiano con la maggiore quantità di territorio trasformato in un anno (arrivando a 500 ettari dal 2012 ad oggi), seguito da Cagliari (+58 ettari in un anno) e Catania (+48 ettari). Va meglio a Milano, Firenze e Napoli, con un consumo inferiore all’ettaro negli ultimi 12 mesi (+125 ettari negli ultimi 7 anni a Milano, +16 a Firenze e +24 a Napoli nello stesso periodo). Torino, dopo la decrescita del 2018, non riesce a confermare il trend positivo e nell’anno di riferimento, riprende a costruire, perdendo 5 ettari di suolo naturale.
 
Il Rapporto e le cartografie delle Regioni, Province e Comuni sono disponibili online sul sito dell’Ispra www.isprambiente.gov.it.
 

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