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ADA 2020, la parola ai giurati: Formafantasma, Domitilla Dardi e Dimorestudio

di Rossana Vinci

Al via l’appuntamento settimanale con i giudici della nuova edizione degli Archiproducts Design Awards

Vedi Aggiornamento del 03/08/2020
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08/07/2020 – Giunti alla loro quinta edizione, anche quest’anno gli Archiproducts Design Awards sono pronti a celebrare le eccellenze del design worldwide.
Le candidature verranno esaminate da una prestigiosa giuria composta da oltre 60 giurati tra Studi di Architettura, Designer, Direttori Creativi, Editor e Fotografi tra i più influenti a livello globale. Tra questi Studio FormafantasmaDomitilla Dardi e Dimorestudio, che inaugurano l’appuntamento settimanale con i giurati degli ADA 2020.

In attesa di scoprire quali saranno i vincitori degli ADA 2020, i giudici condivideranno con la redazione di Archiproducts il loro personale punto di vista sulla cultura del progetto e le loro aspettative sulle candidature di quest'anno, contribuendo a comporre un’istantanea su quello che è lo stato attuale del mondo del design. 

Formafantasma, 'Il design contemporaneo dovrebbe non solo pensare alle necessità delle persone, ma anche a quelle del nostro pianeta'.

Diamo il via alla conversazione con Studio Formafantasma, il duo fondato nel 2009 da Simone Farresin e Andrea Trimarchi, che nel nome sintetizza la formula magica e la personale concezione del 'fare design' sposata dallo studio: un instancabile lavoro di ricerca e commistione di mondi ed influenze, dall'arte all'autoproduzione, che li rende i designer-alchimisti del terzo millennio.



Quali caratteristiche dovranno avere i prodotti che premierete?
Siamo alla ricerca di menti originali che non solo comprendano il potenziale del design ma in qualche maniera lo sfidino.

Quale ruolo dovrebbe svolgere un Premio di Design oggi?
Secondo noi il vero ruolo di un Premio di design oggi è quello di sollecitare i progettisti a lavorare su temi rilevanti di interesse comune come l'ecologia e l'ingiustizia sociale per promuovere idee che si facciano strada emergendo in un settore ipercommercializzato.

A cosa dovrebbe guardare il design contemporaneo e come dovrebbe evolversi per rispondere alle esigenze della comunità?
In questo particolare momento storico si dovrebbe non solo pensare alle necessità delle persone, ma anche e soprattutto a quelle del pianeta su cui viviamo.


Domitilla Dardi, 'Le vere innovazioni nascono quando si va alla radice delle cose'.

In questo primo appuntamento la parola va anche a Domitilla Dardi, curatrice della sezione design del museo MAXXI di Roma e storica del design. Insieme ad Emilia Petruccelli Domitilla Dardi è anche curatrice di EDIT Napoli la fiera di design editoriale che ha luogo nella città partenopea per promuovere il lavoro congiunto di designer, artigiani e aziende.



Quali caratteristiche dovranno avere i prodotti che premierai?
Spero di trovare progetti che ragionano sulle funzioni e sui perché più che sulle tipologie o la forma degli oggetti, credo  che le vere innovazioni nascano quando si va alla radice delle cose.

Quale ruolo dovrebbe svolgere un Premio di Design oggi?
Credo che un Premio di design debba oggi premiare la qualità dell’idea progettuale per aprire nuove strade e segnare con punti fermi il proprio tempo.

A cosa dovrebbe guardare il design contemporaneo e come dovrebbe evolversi per rispondere alle esigenze della comunità?
Il design oggi ha il compito di ridisegnare lo spazio dell’abitare, includendo molte delle funzioni che in origine si facevano all’esterno della casa nel suo interno. Al tempo stesso è importante offrire al pubblico prodotti con un rapporto qualità/prezzo onesto e sostenibile: questo non vuol dire cheap, ma pensare alla qualità come un bene duraturo. L’obiettivo è avere una filiera di produzione trasparente e chiara da comunicare al pubblico correttamente.


DIMORESTUDIO, 'Amiamo i riferimenti al passato. Ora più che mai si è alla ricerca di oggetti e suggestioni che faccia sentire protetti'.

Esprime le proprie aspettative sulle candidature di quest’anno anche Dimorestudio, il duo formato nel 2003 dai designer Emiliano Salci e Britt Moran.
Da sempre sostenitori di un ‘vintage contemporaneo' in costante evoluzione, Dimorestudio celebra il design storico, ma senza nostalgia. Nella loro Dimoregallery oggetti creati da storici maestri del design convivono con materiali di recupero e altri oggetti 'su misura' per creare e forgiare una percorso visivo e tattile tra l'iconico, il glam rock e il decadente. 


Ph. © Silvia Rivoltella

Quali caratteristiche dovranno avere i prodotti che premierete?
È sempre emozionante vedere altri designer avvicinarsi ai progetti, penso che saremo molto curiosi di vedere l'ispirazione che ha portato al prodotto finale. Quel mix di estetica, funzione e quella scintilla che messo in moto il processo di creazione.

Quale ruolo dovrebbe svolgere un Premio di Design oggi?
Secondo noi un Premio di design dovrebbe stimolare la creatività in primo luogo, premiare la stessa creatività e fornire una piattaforma per i giovani artisti/designer affinchè mostrino la loro creatività.

A cosa dovrebbe guardare il design contemporaneo e come dovrebbe evolversi per rispondere alle esigenze della comunità?
Noi amiamo il design contemporaneo con cenni ai riferimenti del passato. Siamo certi che ora più che mai le persone siano alla ricerca di qualcosa che le facciano sentire protette. Questo si ottiene attraverso la stratificazione di pezzi nuovi e vecchi, che sono coesivi. Siamo convinti che questo sia ciò che la maggior parte delle persone cerca per apprezzare un 'buon design'.
 

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