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TECNOLOGIE Edilportale Digital Forum, giro di boa per la prima fiera virtuale dell’edilizia
FOCUS

Barriera al vapore, freno al vapore, membrane traspiranti, qual è la differenza?

di Rosa di Gregorio

Condensazione interstiziale, muffe e sub-efflorescenze possono essere contrastate con i materiali resistenti al passaggio del vapore acqueo

Vedi Aggiornamento del 16/10/2020
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Foto: france68©123RF.com
20/07/2020 - La causa che origina le muffe è l'umidità di condensazione, essa può essere superficiale o interstiziale. La condensazione interstiziale è molto più insidiosa rispetto a quella superficiale perché non è visibile.

La condensazione interstiziale si forma all'interno degli elementi costitutivi l'edificio, quali pareti perimetrali, partizioni interne, solai e coperture. Così come il calore, anche il vapore acqueo attraversa gli elementi della costruzione. Se nella fase di passaggio le condizioni di temperatura e di umidità sono tali da condensare il vapore acqueo, ossia avviene il passaggio dallo stato gassoso a quello liquido, l’acqua rimane “intrappolata” all’interno della struttura.

La persistente formazione di umidità di condensazione interstiziale può dare origine alle sub – efflorescenze e in seguito alle muffe, ma anche danneggiare irreversibilmente le componenti delle strutture stesse, come per esempio l’isolamento termico nel caso delle pareti, oppure il parquet nel caso della pavimentazione, o addirittura l’orditura lignea del tetto a falde.

Dunque, nel caso di una ristrutturazione se si vuole migliorare il comfort termoigrometrico attraverso l’isolamento termico, o il rifacimento del pacchetto copertura, oppure creando un sistema radiante a pavimento, è fondamentale verificare l’assenza di umidità di condensazione superficiale e interstiziale. La verifica potrebbe essere fatta con l’analisi termografica passiva. In secondo luogo, è necessaria un’attenta progettazione termotecnica che si integri con quella architettonica.

I risultati dell’analisi termografica indicheranno se sarà necessario o meno intervenire per eliminare l’umidità di condensazione. In ogni caso, dei validi alleati contro la condensa del vapore acqueo sono i così detti “teli tecnici”, indicati generalmente tutti con il termine barriera a vapore.

In realtà, i materiali che contribuiscono a “impedire” il passaggio del vapore acqueo si distinguono in barriera al vapore, freno al vapore e membrane/teli traspiranti.

La distinzione tra questi prodotti è data dalla grandezza Sd, resistenza al passaggio del vapore acqueo di un materiale. Più il valore di Sd è basso e più il materiale risulta traspirante. La UNI 11470, fa la seguente classificazione:
- membrana altamente traspirante (Sd ≤0,1 m), materiale impermeabile all’acqua e altamente aperto alla diffusione del vapore;
- membrana traspirante (0,1 m < Sd ≤0,3 m), materiale impermeabile all’acqua e aperto alla diffusione del vapore;
- freno al vapore (2 m < Sd ≤20 m), materiale che impedisce totalmente il passaggio di acqua e parzialmente quello del vapore.
- barriera al vapore (Sd ≥ 100 m), materiale impermeabile all’acqua e alla diffusione del vapore.

Optare per una barriera al vapore o freno al vapore, al fine di contrastare la formazione di condensazione, deve essere sempre frutto di un attento studio e valutazione tecnica.

Per esempio per la protezione del pavimento dall'umidità, soprattutto se si decide di posare un parquet, bisogna evitare che questa passi attraverso il massetto di supporto. Pertanto, nel caso di massetto radiante, desolidarizzato o massetto autolivellante, si metterà una barriera a vapore nei solai controterra (cioè le abitazioni al piano terra) oppure al piano primo su pilotis o rialzato su uno scantinato/deposito; mentre per i piani dal primo in su si potrebbe optare per un freno a vapore.

Sulle pareti verticali la scelta di inserire o meno un materiale resistente al vapore acqueo è strettamente correlata alla scelta della tipologia di isolante e della sua posizione (interna, intercapedine, esterna/sistema a cappotto), e alle condizioni climatiche.

La regola da rispettare per evitare questo fastidioso fenomeno è quella di avere una muratura con permeabilità al vapore via via crescente dall’interno verso l’esterno, o più precisamente dal lato caldo a quello freddo. La posizione della barriera al vapore dipende sempre dal flusso del calore e deve esser messa a ridosso dell’isolante dalla parte da cui arriva l’aria calda dell’ambiente interno riscaldato.

Per le pareti esistono in commercio pannelli prefabbricati, abbinati già all’isolante e dunque con la corretta stratigrafia.

La copertura, piana o inclinata, è soggetta all’azione della pioggia dall’esterno e al vapore proveniente dall’interno o dall’esterno, quindi l’isolante in copertura deve essere protetto da entrambi i lati. Ecco allora che ad una guina bituminosa vengono accoppiati un freno al vapore al di sotto dell’isolamento termico ed una membrana traspirante nella parte superiore (all’estradosso) a diretto contatto dell’isolante. Oppure una barriera a vapore al di sotto dell’isolamento termico e un freno a vapore sopra l’isolante, sul lato esterno.

Il principio è quello di “bloccare totalmente o parzialmente” il vapore lì dove si forma, ovvero nell’abitazione e impedirgli di attraversare e bagnare l’isolante, ma al tempo stesso far passare dalla dall’altra parte quei residui quantitativi di vapore acqueo che possono rimanere intrappolati nell’isolante per svariati motivi. Anche per le coperture esistono dei sistemi tetto prefabbricati e certificati.

 

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